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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Battesimo del Signore – anno B 2012

Is 55,1-11; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11

All’inizio, al primo apparire di Gesù, Marco, autore del primo vangelo, pone il suo gesto del seguire coloro che si mettevano in fila per andare a ricevere il battesimo da Giovanni, il profeta della conversione, dell’annuncio di un imminente passaggio a cui prepararsi.

Inizia in Galilea il cammino di Gesù e viene nel deserto da Giovanni. Sta qui una prima provocazione di questa pagina. L’inizio sta in un gesto di condivisione, di solidarietà. Gesù fa propria la scelta di Giovanni, che portava un messaggio accogliendo tutti superando le separazioni. Non i puri si recavano dal Battista ma anche coloro che erano considerati impuri, esclusi dalla salvezza. E Giovanni predica come voce nel deserto e attende: è rivolto a qualcuno che viene dopo.

Gesù si mette insieme ai peccatori: è un gesto scandaloso, che faceva difficoltà anche alle prime comunità cristiane che riconosceva in Gesù il messia. Marco invece proprio in questa scelta vede un tratto proprio del cammino e della scelta di Gesù. E’ un gesto che rivela il suo volto di messia. Non un messia religioso delle separazioni, ma un messia che fa propria la condizione di un popolo segnato dalle ferite, dalla fatica, dal peccato. Gesù è messia che si immerge in una condivisione di vita e di cammino: il suo battesimo prima di immersione nelle acque è immersione nella vita, nella condivisione.

Ma Marco evidenzia anche qualcos’altro: Gesù fu battezzato, fu immerso da Giovanni nel Giordano, nel fiume dei passaggi di libertà, di arrivo alla terra promessa. Dopo questa immersione ‘vide aprirsi i cieli’. Marco sottolinea un’esperienza propria di Gesù in quel momento. E’ lui che vide aprirsi i cieli, discendere una colomba. E’ lui che udì la voce. Marco sta qui ponendo in luce un momento del cammino umano di Gesù. Nel suo farsi discepolo del Battista, e nel suo condividere la tensione di tutti coloro che ascoltavano Giovanni c’è un momento decisivo nel cammino del profeta di Nazareth. Gesù si apre ad un’esperienza del Padre nella sua vita e ad un invio che lo apre a nuovi percorsi. Lo conduce ad una immersione che sarà a sua vita nel servizio: la sua morte sarà il battesimo che dice la sua condivisione fino alla fine in solidarietà con le moltitudini, con tutti.

Marco attua alla luce della Pasqua una lettura del percorso di Gesù nella sua vicenda storica e vi coglie un’esperienza particolare: è esperienza di comunione, con il Padre – la voce – con lo Spirito – la colomba -. Gesù si sperimenta riconosciuto come il Figlio amato. Ed emerge allora qualcosa dell’identità profonda di Gesù: il suo essere messia non ha i tratti della potenza e della affermazione, ma quella del profeta rifiutato. Per esprimerla Marco rinvia alla figura del servo oppresso che offre la sua vita in solidarietà con il suo popolo, a favore degli altri. Gesù vivrà l’immersione nella morte, il battesimo che apre al riemergere nella risurrezione. La voce riconosce che in questo immergersi Gesù rivela il volto di figlio in rapporto al Padre: è il Figlio amato che mostra con la sua vita la profondità del volto di Dio.

Marco così costruisce il suo vangelo entro un grande parallelismo: come nel momento del battesimo i cieli si squarciano e discende lo Spirito, così al momento della morte di Gesù – il battesimo ultimo – il velo del tempio si squarcia. E’ un lacerarsi che dice la rottura di barriere che separano il cielo dalla terra, l’umanità da Dio. Il volto che Gesù annuncia e presenta è il volto del Dio che si fa vicino, che apre possibilità di incontro e di comunione con Lui. In Gesù, uomo che viene da un paese sconosciuto della Galilea si rende presente il volto amante di Dio Padre, la forza tenera dello Spirito: Gesù dice che verso ogni uomo e donna c’è uno sguardo di tenerezza del Padre che in Lui ci ha pensati, amati e voluti come figli.

Prima ed ultima pagina del vangelo di Marco si corrispondono nel racconto della ‘via di Gesù di Nazareth’. Gesù è presentato come Messia con il titolo ‘Figlio di Dio’ che era il titolo del re (Sal 2). Il suo cammino è seguito nel suo inizio in Galilea – preparato dal Battista – e si conclude in Galilea (1,14; 15,41; 16,7). Si colloca tra una voce dal cielo che dichiara Gesù ‘Figlio diletto’ (1,11) e altre voci alla fine: quella del centurione pagano, che lo riconosce come Figlio di Dio (15,39) e quella di un messaggero dal cielo che ne annuncia la risurrezione (16,6).

Tra l’inizio in Galilea e il ritorno in Galilea e tra le due voci del cielo è raccontato il suo cammino umano, sono narrati i suoi gesti, le sue scelte. Marco così suggerisce che per giungere a scorgere il volto di Gesù nella sua profondità è importante seguirlo nel suo cammino di figlio, di servo che dà la sua vita.

Cosa può voler dire oggi per noi immergerci come Gesù nella solidarietà con le persone che vivono contraddizioni e fatica? Come vivere l’immersione come condivisione?

Cosa può significare vivere il battesimo non come ritualità, ma come chiamata nel quotidiano a seguire il cammino del figlio che si fa servo e fa della sua vita un dono?

Come comunicare la novità e la speranza che in Cristo le barriere sono abbattute e Dio si lascia incontrare nei poveri e nelle vittime?

Alessandro Cortesi op

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