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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

I domenica Quaresima anno B – 2012

Gen 9,8-15; Sal 24; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15

Quaresima inizia con il segno dell’arcobaleno: un arco in cielo. Meglio, un arco tra cielo e terra. Un segno di alleanza, un raccordo tra due mondi che possono essere pensati distanti, il mondo di Dio – il cielo – e il mondo dell’uomo – la terra -. Mantenere questi mondi separati ha generato e continua a suscitare modi di vivere e spiritualità della separazione, dell’opposizione, e ad alimentare così esistenze che non gustano le vie di un incontro possibile. L’arcobaleno invece è ponte che unisce diverse sponde, tutt’altro dall’essere muro che divide: è segno di alleanza, di incontro, di relazione che non viene meno. E’ segno di un impegno irrevocabile e offerto con libertà e gratuità da Dio, senza condizioni previe, all’umanità. “Pongo il mio arco sulle nubi perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra”: l’arco, strumento di offesa e di guerra, espressione della potenza di Dio, è appeso. E diviene così segno di incontro: è alleanza con l’umanità uscita dal diluvio, ma non solo. E’ alleanza che comprende animali, e tutti gli esseri viventi. E’ indicazione di qualcosa che sta all’inizio, un disegno di Dio, ma anche di qualcosa che sarà alla fine: una chiamata a costruire un mondo di relazioni nella pace: un sogno, un’utopia? Certamente una traccia del disegno di Dio.

Questa alleanza (parola ripetuta più volte in questa pagina) viene prima dell’alleanza con Abramo, è prima dell’alleanza con Mosè nell’esodo. Qui sottesa sta una intuizione ancora da scoprire fino in fondo. Dio ha stretto alleanza con l’umanità nell’atto stesso di creare e poi con l’umanità segnata dalle diversità. C’è un legame e c’è possibilità di incontro, di comunione tra questa umanità e Dio. E tutta la creazione, animali, piante terre e acque… è coinvolta in questa corrente di pace. Prima ancora dell’esperienza storica della liberazione dell’esodo, prima della legge. E forse i tanti cammini religiosi dell’umanità, quelli che cercano una armonia con la natura non hanno forse al loro cuore questa intuizione di un incontro con Dio che si apre in ogni ricerca di armonia che investe interiorità e corporeità, umanità, tutti gli esseri animati e inanimati? In tutto una medesima vita, una medesimo incontro, un medesimo amore (forza di Dio) che ha eliminato la violenza ed unisce?

C’è poi la grande immagine di una discesa  che apre la Quaresima. è quella discesa di cui parla la lettera di Pietro, la seconda lettura: “e nello spirito (Cristo) andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere…”. E’ un’immagine che porta dritto alla Pasqua. All’inizio di Quaresima uno sguardo al punto finale. C’è un modo di pensare alla Pasqua, per certi aspetti proprio della tradizione occidentale la Pasqua è pensata come una salita: Gesù nella risurrezione (come ‘rialzamento’) sale ed è innalzato come signore alla destra del Padre. E’ una ascesa che è anche glorificazione. Ma c’è un altro modo di pensare alla Pasqua, questo sì proprio della tradizione dell’Oriente. Negli absidi delle chiese orientali e nelle icone la grande immagine per raccontare la Pasqua è una discesa: Gesù risorto che scende agli inferi per prendere per mano una umanità simboleggiata da Adamo ed Eva che lo attendeva da un tempo non calcolabile. Così la Pasqua assume i caratteri di una discesa fin negli abissi più profondi, fin nelle prigioni più nascoste, fin nelle oscurità più impenetrabili, per liberare. E’ liberazione e discesa per far risalire chi stava prigioniero, e per liberare tutti, con un abbraccio universale. Pasqua come autentica liberazione da schiavitù e da pesi insopportabili che tengono le persone in prigione.

All’inizio del vangelo la spinta dello Spirito: quasi un cacciare Gesù nel deserto. Le poche righe del brano di questa liturgia sono da leggere in continuità con quelle che immediatamente precedono, il momento del battesimo di Gesù. Marco è stringatissimo nel suo scrivere. Due rapidi colpi di penna, ma con pochi cenni offre un aprirsi di riferimenti di richiami, di evocazioni.  il deserto

Il deserto è il luogo che segna questo episodio scandaloso della vita di Gesù: le tentazioni. Deserto è il luogo del cammino dell’esodo. Deserto è più che un luogo fisico, è luogo interiore, di solitudine, di mancanza di sicurezze e di appoggi. Di Gesù si dice che  è sospinto con forza dallo Spirito nel deserto. Si delinea così la sua esperienza – che lo segue non solo in un momento ma in tutto il suo percorso umano – della fatica. La prova per lui si delinea come questione della fedeltà alla consapevolezza maturata del momento del suo battesimo: è il figlio con la missione di ‘servo di Jahwè’ in rapporto al Padre che lo ama ed è inviato a vivere il suo cammino di messia.

La grande prova riguarda per lui il modo di essere figlio e messia. C’è una prova che viene dall’esterno: le attese di un messia che stabilisce un regno di potere e di gloria con la forza, usando le armi della prevaricazione, del successo, dell’esibizione. Ci sono anche le prove che proverranno dai suoi: Pietro, che è della cerchia dei dodici, sarà chiamato Satana proprio da Gesù nel corso del vangelo (Mc 8,33) quando reagisce all’annuncio di Gesù che parla della sua via come via del figlio dell’uomo, una via di sofferenza e di servizio.

Marco delinea Gesù nel deserto: stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Non solo compie il cammino di Israele nell’esodo in modo nuovo. Diviene figura singola che riassume il cammino di tutto un popolo. Vive quella fede che Israele nel deserto non aveva vissuto. Ripercorre il deserto in modo diverso rispetto a Israele. Ma egli ha anche il profilo di Adamo, che stava con le fiere, e che aveva dato un nome alle fiere. Gesù è colto nei tratti dell’uomo, nuovo Adamo, che compie il disegno di Dio, quell’immagine pensata sin dall’inizio. E compie il cammino di Adamo. Una vita in una sintonia tra fiere e angeli, terra e cielo. Marco la descrive quasi come una liturgia indicando l’azione degli angeli che lo servivano (con utilizzo di un verbo del servizio liturgico nel tempio). Il tempio è il mondo; Gesù compie i passi di un Adamo che realizza l’immagine autentica, la chiamata di Adamo. Sta in ascolto del Padre della voce di amore che lo aveva inviato nel battesimo. Vive il suo cammino di messia rifiutando la tentazione del potere e della violenza e vive invece l’obbedienza/ascolto del Figlio amato.

Queste letture ci aprono ad una comprensione profonda nuova della Quaresima. Non tanto il tempo della penitenza, della centratura su di sé nella ricerca di perfezione, ma il tempo in cui lasciarsi liberare. La Quaresima tutta orientata alla Pasqua prende senso da lì. Apre a scoprire la chiamata di una alleanza che investe umanità plurale e realtà create; apre ad uno sguardo nuovo sulla natura come creazione da custodire, da ascoltare, da coltivare e dei vari percorsi umani e religiosi dell’umanità in cui scorgere una parola efficace di Dio. Apre al dialogo, all’incontro, al domandarsi come essere fedeli all’alleanza di pace di Noè. Molteplici sono i luoghi, segnati dalla contraddizione, in cui costruire e lottare per il superamento dei conflitti, per rapporti di dialogo e di incontro, per scorgere il dono dell’arcobaleno della pace, alleanza di Dio che chiede di divenire alleanza di popoli, cammino di giustizia, custodia del creato. La Quaresima ci conduce a seguire Gesù nel suo cammino di uomo. Gesù propone un modo di vivere una umanità piena. Un modo di intendere la vita alternativo: segnato dal deserto, dall’essenzialità, dalla condivisione, segnato dall’essere ‘figlio’ in ascolto, teso a testimoniare il volto di Dio come Padre che dà e si offre e ama questa umanità, segnato dalla scelta del servire e dare la sua vita per gli altri.

Alessandro Cortesi op

 

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