la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

II domenica del tempo ordinario anno B

1Sam 3,3-10.19; 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42

E’ inizio del tempo ordinario della liturgia. E’ il tempo della quotidianità, quel tempo che talvolta sfugge o non è guardato con attenzione perché è il tempo delle cose ordinarie. Il tempo della vita di tutti i giorni, quello che scorre spesso nel vivere le cose che non hanno nulla di eccezionale, ma sono appunto, ordinarie. Ma è proprio questo quotidiano il luogo in cui operiamo scelte, compiamo gesti, ascoltiamo e pronunciamo parole che costruiscono, giorno dopo giorno, lentamente, la nostra vita e quella di chi sta accanto a noi: nella quotidianità viviamo un modo di stare nel mondo, di vivere con altri, di guardare le cose, le persone, le situazioni. Nella quotidianità di svolgono gli incontri che ci pongono in relazione con altri e ci conducono a divenire chi noi siamo. Nella quotidianità si rende visibile la direzione del nostro cammino: sono le ricerche più immediate e sono le ricerche e le attese più profonde.

Forse il primo messaggio di questa liturgia sta qui: guardare la quotidianità in modo nuovo profondo, anche e soprattutto quando la quotidianità non è brillante, non è fatta di cose eccezionali, ma ci appare silenziosa o banale. In una notte come tante altre Samuele ascolta una parola che si fa chiamata di Dio per lui. Dio si fa vicino nelle ore del silenzio e  del riposo e chiede un ascolto a lui nel quotidiano (prima lettura). Così la pagina del vangelo di oggi dice che l’incontro stesso con Gesù si pone nel tessuto di incontri ordinari, tra fratelli, tra persone che si conoscono e raccontano della loro esperienza vangelo. La seconda lettura ci ricorda poi che quotidianità è segnata ancora dalla concretezza dal nostro vivere la corporeità, non come un oggetto o strumento ma quale corpo che ciascuno e ciascuna è.

La pagina del IV vangelo in particolare ci parla di sguardi, di ricerca, di gesti che appartengono alla quotidianità e in cui si rende presente l’incontro con Gesù, e l’inizio di un percorso che conduce a cogliere il quotidiano come trasfigurato, luogo di incontri che hanno uno spessore impensato, che cambiano la vita e la mettono in movimento. Innanzitutto gli sguardi: Giovanni fissando lo sguardo su Gesù che passava… Gesù, osservando che lo seguivano, disse loro… venite e vedrete… andarono dunque e videro… Fissando lo sguardo su di lui Gesù disse…

C’è un gioco continuo di sguardi che costituisce il tessuto silenzioso su cui è costruita questa pagina. Sguardi di altri su Gesù e sguardi di Gesù sulle persone. Il nostro guardare è spesso superficiale, incapace di andare oltre. C’è uno sguardo diverso possibile, un fissare, uno sguardo che conduce a riconoscere, a scoprire profondità inedite delle situazioni e delle persone. Questa pagina in particolare parla dello sguardo del Battista verso Gesù e già all’inizio del vangelo indica come ‘agnello di Dio’: sarà Gesù che compie la Pasqua e diverrà lui l’agnello della Pasqua, il segno di una alleanza, di un incontro donato nella sua vita.

Ma c’è anche uno sguardo di Gesù che genera incontro, che apre ad una rete di relazioni che si svolgono nel quotidiano. Gesù – ci dice il IV vangelo – ha uno sguardo che chiama per nome e apre a seguirlo in modi diversi. Non s’impone: propone di condividere un tratto di cammino e conduce a scoprire dove è il suo dimorare. E sono così suggeriti diversi livelli di lettura: Gesù non aveva una sua casa, eppure ha condotto chi lo seguiva a ‘vedere’ dove dimorava, dove, nonostante tutto, offriva ospitalità. Il suo sguardo accompagna allo stare con lui, al rimanere. Si potrebbe pensare ad un rimanere nel suo cuore, nello spazio che il suo sguardo apre. Poi il IV vangelo ci dirà che la dimora di Gesù è la comunione: è comunione con il Padre… è la casa del Padre: ‘nella casa del Padre mio ci sono molti posti’ – dirà a i suoi -. La dimora di Gesù è il suo cuore, uno spazio ospitale che non si chiude ma si apre ad un’accoglienza che si allarga. Il suo è sguardo che apre all’accoglienza e alla comunione e genera cammini di comunione.

‘Venite’: è invito a far propria questa logica di accoglienza, a maturare un cambiamento che non proviene da una dottrina imparata ma da una condivisione di vita: venite e vedrete. Non tutto e subito, ma sarà un lungo cammino – sembra dirci Giovanni – un cammino che può durare tutta l’esistenza, un cammino in cui aprirsi ad un vedere nuovo. Un cammino per vedere in modo nuovo: sarà la grande preoccupazione del IV vangelo nel parlare dello sguardo capace di leggere i segni e di aprirsi al credere. Tutto sta nel vedere: ci può essere un vedere che non va in profondità e ci può essere un vedere nuovo, un vedere interiore che si accompagna al credere, all’affidarsi.

I due discepoli del Battista seguono Gesù, rimangono con lui: rimangono come Gesù chiederà ai suoi di rimanere, di fissarsi in lui, come i tralci attaccati alla vite. E incontrano i loro fratelli, Andrea era fratello di Simon Pietro. L’incontro con Gesù segue le vie degli incontri quotidiani: i legami, la parola che passa e racconta le cose belle vissute, l’invito che si pone nel contesto di relazioni amiche… Non ci sono atmosfere religiose e rarefatte in questa pagina, ma i tratti dei legami di amicizia che segnano le esistenze.Il IV vangelo ci invita a fuggire grandi e altisonanti progetti di ‘rievangelizzazione’ – che hanno spesso il sapore di progetti di organizzazione e di preoccupazioni di controllo e di potere – e di pensare all’incontro di Gesù come tesoro prezioso custodito nella trama di incontri dove i volti si riconoscono, dove l’altro ha un nome. E’ il tessuto della testimonianza personale di parole amiche, cariche di vita, che passano senza clamore tra le pieghe silenziose di esistenze ordinarie, che non si impongono per arroganza o per la potenza dei numeri.

Oggi sono molteplici le possibilità di incontri: le nostre vite sono collegate spesso in social network, ma sempre più spesso si sperimenta la solitudine di cittadini globali che non sanno vivere incontri in cui dare tempo, in cui sedersi attorno ad un tavolo per condividere, in cui dare un ascolto di parole e silenzi.

Lo sguardo di Gesù, l’incontro con lui è esperienza che apre la vita a scoprire in modo nuovo il proprio nome: fissando lo sguardo su di lui Gesù disse: ‘sarai chiamato Cefa’. Dietro a queste parole si nasconde un messaggio importante: c’è un disegno del Padre che per ognuna e ognuno è invio a scoprire la chiamata nascosta al cuore del proprio nome, al cuore della propria esistenza. Ed è chiamata di novità, che cambia interiormente ed apre oltre ogni chiusura a cammini nuovi. E’ apertura ad un modo nuovo di guardare, a seguire il cammino di Gesù come ‘agnello’. Il suo volto di messia non si impone con la forza ma racconta nel suo cammino umano la presenza di Dio che manifesta la sua gloria nell’amore come dono e servizio.

Ci possiamo chiedere: come accogliere lo sguardo di Gesù su di noi? E’ un sguardo di benevolenza e uno sguardo che ci affida se stesso. Negli incontri quotidiani siamo chiamati a riconoscere il passaggio della testimonianza dell’incontro di Gesù che ci raggiunge attraverso la testimonianza di altri, e noi stessi possiamo offrire quanto ‘abbiamo visto’ ad altri nel clima dell’amicizia e della condivisione.

Gesù chiede che cosa cercate? Quali sono le nostre ricerche, le nostre attese? Siamo attenti e lasciamo spazio alle ricerche di chi è vicino a noi, aprendo cammini senza offrire subito soluzioni?

Alessandro Cortesi op

 

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