la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

II domenica di Avvento anno B – 2011

Is 40,1-5.9-11; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8

Una voce grida: ‘nel deserto preparate la via al Signore’. E’ voce di apertura e speranza, invito a preparare una strada. E’ voce che invita ad uscire, a tracciare percorsi che conducano fuori da schiavitù, da umiliazioni, per camminare verso orizzonti nuovi. I deportati a Babilonia dovevano costruire nel deserto strade diritte verso i templi degli dèi dei babilonesi. Lo sguardo del profeta sa leggere in profondità, e vede lontano. Per lui il deserto è via che condurrà fuori verso la libertà. E si fa eco del grido di Dio: ‘Consolate, consolate il mio popolo’.

Il deserto è il luogo in cui Marco, nella prima pagina del suo vangelo, introduce la figura di Giovanni Battista. Qui il deserto indica una condizione di aridità, lo spazio in cui la voce del profeta si disperde: “voce che grida nel deserto: preparate la via del Signore”. C’è una ripresa ma anche un cambiamento del versetto del secondo Isaia che conduce a cogliere due dimensioni del deserto.

C’è un deserto dentro e fuori di noi in cui spesso ci troviamo a vivere, bloccati, incapaci di sogno e di uscita verso orizzonti aperti e di speranza. Quale sono i deserti della nostra esistenza? Quali i luoghi in cui Dio appare assente? In questo deserto spesso ci lasciamo prendere dallo sconforto, e ci ritroviamo sconsolati vicino ad altri sconsolati come e più noi. In questi giorni ha suscitato scalpore e reazioni diverse la notizia della scelta di suicidio assistito compiuta da Lucio Magri, dirigente del PCI e primo direttore del Manifesto. Davanti all’insondabile abisso del cuore umano non credo si debba pronunciare un giudizio sulle persone ma sia da osservare un silenzio di riflessione e di compassione. E ci si può chiedere quanti silenzi di solitudine e quante richieste di ‘farla finita’ siano in profondità grida lanciate per trovare un po’ di consolazione nella propria desolazione e nella depressione. Paradossalmente sono grido di attaccamento alla vita – pur nella sua negazione – ed insieme invocazione a rintracciare un senso all’esistenza che pur non si riesce a scorgere. E in tutto questo scoprire le chiamate all’ascolto di tante richieste di consolazione presenti anche vicino a noi.

Nel deserto la voce di Dio è parola di consolazione: ‘Consolate il mio popolo’. Consolazione è bella notizia  per la nostra esistenza, non atteggiamento che distoglie e rende indifferenti a trasformare quanto è ingiusto e malvagio. Nel deserto e nelle aridità del presente siamo spinti a portar quanto non è grandezza nostra, ma viene da Dio: “ Dio…ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio” (2 Cor 1,3-5).

Se il deserto è luogo della aridità, il deserto è anche spazio di cammini di liberazione. Sono tanti gli esodi, sempre da ricominciare, uscite attraverso il deserto sempre da compiere. Come quello degli israeliti, accompagnati dalla presenza di un Dio vicino a scoprire di esser popolo chiamato a passare dalla schiavitù al servizio.

E nel deserto una strada… Deserto e strada sono forse le coordinate in cui intendere in modi nuovi la nostra esistenza credente oggi. La strada nel deserto è il cammino dell’esodo. Ma proprio sulla strada Gesù incontra le persone: Gesù è stato uomo che ha conosciuto la bellezza e la fatica del camminare, del percorrere strade di umanità. Sulla via indica come il rapporto con lui non può esaurirsi in una dottrina da conoscere o in alcune pratiche di comportamento. E’ piuttosto un mettersi in cammino che investe tutta la vita e si fa incontro. E i primi cristiani vennero indicati come quelli della Via. La strada è luogo diverso dai templi, e sulla strada si vive l’imprevisto e la precarietà.

La crisi economica di questo tempo sempre più segna la nostra esistenza e la caratterizza nell’orizzonte della precarietà, soprattutto per i giovani. Sulle strade delle periferie, possiamo incontrare i volti di chi sperimenta in modo doloroso la precarietà e la povertà. Come leggere nella fede questo momento, come metterci sulla strada? Possiamo scoprire come spesso andiamo alla ricerca di sicurezze che si rivelano esse stesse precarie. Possiamo aprirci a scoprire quanto è veramente essenziale. Possiamo aprirci a vivere la stessa fede come cammino, che cresce nell’incontro, che non si appoggia su criteri di potere, che si lascia incontrare da Gesù che passa per le nostre strade come sulla strada guidò i suoi discepoli.

Alessandro Cortesi op

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