la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

III domenica del tempo ordinario anno B – 2012

Gn 3,1-5.10; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20

La Parola di questa domenica sembra proporre una linea di fondo che indicherei nel termine: rovesciamento. E’ una Parola carica di un invito a leggere rovesciamenti e a disporsi a cambiamenti nella propria vita. Ne indico tre in particolare.

Un primo rovesciamento sottostà all’intera vicenda di Giona. Il profeta riluttante. Il profeta che quando avverte la chiamata del Signore di recarsi a Ninive la grande città, si dirige in direzione esattamente contraria. Giona appare rovesciato dall’inizio – in senso negativo -. Tutto il libro di Giona è un testo di rovesciamenti. C’è poi il rovesciamento della situazione della città, che dopo la predicazione di Giona ormai giunto dopo un viaggio complesso, si converte al suo annuncio. Ma più in profondità c’è il rovesciamento del volto di Dio che il libro di Giona presenta. Si tratta di un Dio che non è assetato di giudizio e di castigo, ma un Dio che chiama e invia per aprire cammini di vita, per liberare da una condizione che rende meno umani. Un Dio paziente. E’ un Dio soprattutto che guarda ai lontani, che si prende cura della grande città. E sta a questo proposito il grande rovesciamento che il libro di Giona presenta. E’ il rovesciamento della vita di Giona, del suo modo di pensare a Dio: è il suo cambiamento interiore ad accogliere questo volto di Dio, un cambiamento desiderato da Dio che lo guida e che alla fine rimane sospeso. Il libro si chiude con una domanda: Potrà Dio non aver misericordia della grande città? Sta qui il rovesciamento. Come essere profeti oggi ci chiediamo. Giona ci suggerisce indicazioni preziose: essere profeta è chiamata a percorrere sentieri che conducono dentro alla grande città, con le sue complessità, con le sue differenze, con i suoi mali. E’ lasciarsi convertire a un volto di Dio diverso. Ed è anche rivolgersi e prendersi cura verso chi è pensato e visto come lontano: verso quegli orizzonti c’è la premura e il pensiero del Dio di Giona che è il Dio che guarda oltre i confini.

Un secondo rovesciamento mi sembra sia possibile trarre dalla pagina di Paolo ai Corinzi: vivere come se non… E’ un rovesciamento che va bene interpretato. E’ indicazione di non lasciarsi sopraffare, di non lasciarsi assorbire e rinchiudere in tutto ciò che nella vita è il nostro quotidiano, il lavoro, gli affetti, i legami, le occupazioni…  Sono tutte realtà buone da non fuggire, da non disprezzare, anzi da considerare come cose belle. Ma allo stesso tempo ognuna di esse non può esaurire la totalità delle energie, del tempo, del cuore. Paolo non invita ad abbandonare ciò che costituisce il tessuto dell’esistenza – un abbandono peraltro impossibile – ma traccia un orizzonte, una modalità interiore di fondo, un’ispirazione del cuore che può condurre a vivere tutto in modo nuovo. E’ uno sguardo che sorge dal riferimento a Gesù morto e risorto. L’impegno del lavoro, le parole e i gesti degli affetti rimangono quelli, ma può cambiare il modo con cui si vive, può cambiare lo sguardo interiore e ciò può portare anche ad altri rovesciamenti, scoprendo nella vita le cose più importanti e non lasciandosi prendere da quanto non vale. Il procurarsi denaro che in sé è cosa buona non può assorbire tutte le energie, non può essere il tutto. Né tutto può risolversi entro i rapporti importanti della famiglia, dei legami affettivi. C’è la presenza di Colui che è Altro che ci invia ad altri, che ci rinvia oltre. E’ il lasciare spazio ad un riferimento a Gesù, all’orizzonte di vita che lui ci ha aperto… per vivere scelte, gesti, parole con una direzione che va oltre, pur rimanendo dentro, a tutto quanto si vive ogni giorno. Il quotidiano in questo modo viene aperto ad una dimensione ultima. Nulla viene tolto dello spessore delle cose penultime, ma ne viene prospettato l’orizzonte che le può riempire di senso. Da qui proviene un significato che fa scoprire in modo nuovo chi incontriamo, quello che costruiamo, i gesti di ogni giorno. E’ una spiritualità del rimanere immersi ma non sommersi immettendo in quanto si vive una tensione a ciò che sta oltre, all’altro che dà respiro di vita e di novità al presente.

Un terzo rovesciamento si può trovare nella pagina in cui Marco presenta le prime parole e i primi gesti di Gesù nella sua vita pubblica: un annuncio e una chiamata. C’è la freschezza di un dono che è presente e si è fatto vicino. E’ il regno di Dio, il rendere vicino il volto di Dio come presenza che si prende cura e sta dalla parte di chi è povero, di chi è piccolo, di chi è lasciato ai margini.

E’ qui racchiusa l’indicazione del modo in cui Gesù intendeva il tempo: a differenza di tante correnti presenti a lui contemporanee che intendevano il tempo presente in modo negativo e attendevano di uscire dal tempo, in attesa della città futura, Gesù legge il tempo come un occasione di grazia che viene da un dono. Per lui il presente è tempo di liberazione: il futuro dell’intervento di Dio ha fatto irruzione già nel presente che diviene tempo di salvezza. Il presente assume così i tratti di un tempo di una grazia irradiata dal futuro. Non quindi una spiritualità dell’uscita e della fuga, ma una spiritualità dell’immersione, perché Dio si è fatto vicino e rimane vicino. E questa vicinanza si fa sperimentare non in modo eclatante nel mondo intero ma in un angolo di periferia della terra senza importanza, nella Galilea: il regno di Dio non è un impero ma un villaggio. “Il suo è un giorno nuovo, qualitativamente diverso, per nulla ripetitivo di ieri, perché carico della regalità di Dio operante tra i guariti e gli accoglienti del suo lieto annuncio” (G.Barbaglio).

Gesù fa un appello urgente: convertitevi e credete al vangelo. Marco dice che ‘vide’ e chiamò dicendo: ‘Venite dietro a me’. Possiamo pensare allo sguardo di Gesù: uno sguardo che scopre le profondità di vita racchiuse in un volto. Chiama per nome Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Uno sguardo che chiama e affascina, che raggiunge i nomi, ed entra in relazione profonda. Uno sguardo che porta a lasciarsi prendere da lui e dal suo cammino. Davanti a lui possiamo accogliere questo rovesciamento della vita: lasciarci rovesciare nelle nostre priorità e aprire ad un cammino nuovo. Gesù rovescia anche i criteri dei rapporti: non si pone come maestro di dottrina o leader spirituale, piuttosto invita ad un ‘venire’ e stare con lui: “Vi farò diventare pescatori di uomini”.

Dopo una settimana in cui abbiamo ascoltato notizie ogni giorno sul naufragio della nave Concordia questa espressione ‘pescatori di uomini’ è carica di evocazioni. Pescatori di uomini sono stati coloro che hanno raccolto persone impaurite che abbandonavano nella notte presi dal panico la nave che affondava.

Possiamo leggere quanto è accaduto come una grande metafora che riguarda la nostra vita. Un luogo di divertimento e di spensieratezza, come una nave da crociera viene investito dalla sventura e fa scontrare in modo inatteso con l’esigenza dell’essere soccorsi, con l’esperienza dell’aiuto dell’altro. E in una notte segnata da gesti di superficialità e irresponsabilità, c’è stato qualcuno che si è fatto pescatore di uomini, ha messo a disposizione tutto per salvare altri, ha pensato la sua vita in relazione a chi era in pericolo e disperato… La logica dell’accoglienza ha prevalso sulla logica dell’indifferenza. Una grande metafora da non dimenticare. Ma che ci riporta il pensiero a naufragi meno nobili e meno famosi come quelli delle migliaia e migliaia di disperati che hanno attraversato e ancora attraversano le acque del Mediterraneo cercando vita e salvezza. Ci riporta ai naufragi dei poveri vicini alle nostre case che annaspano tra le acque di una società che li respinge indietro. E’ questa una grande esperienza che segna il nostro tempo e ci ricorda oggi cosa può significare molto concretamente essere pescatori di uomini. E’ il rovesciamento concreto che Gesù chiede alle nostre esistenze. Diventare pescatori di uomini è non pensare una vita chiusa allo straniero, al povero. E’ scoprire al cuore dell’esistenza una chiamata a dare vita (è questo il verbo racchiuso nell’indicazione vi farò pescatori di uomini): essere persone che intendono la propria esistenza perché altri abbiano vita, trovino salvezza.

E’ un orizzonte di vita che rovescia tante preoccupazioni che oggi ascoltiamo di conservazione di privilegi, di difesa di sicurezze, Forse la crisi che stiamo vivendo è momento forte per diventare più pensosi e più capaci di guardare a chi vicino fa più fatica, a chi ha bisogno di essere aiutato, liberato. E’ stimolo a comprendere che oggi un sistema di pensiero centrato sul dominio del denaro, che si traduce in un sistema economico che genera iniquità e disuguaglianza, rapporti tra le persone disumanizzanti, devastazione del creato, oggi tutto questo deve essere rovesciato perché vi sia liberazione e condivisione di beni come Gesù ci ha parlato del regno, di un Dio che vuole che tutti siano salvi. Iniziando a lasciarci rovesciare dal vangelo.

Alessandro Cortesi op

 

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