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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

V domenica del tempo ordinario – anno B – 2012

Gb 7,1-4.6-7; Sal 146; 1Cor 9,16-19.22-23; Mc 1,29-39

Una giornata di Gesù è presentata da Marco all’inizio del suo vangelo. Indicazione preziosa per entrare nel cammino che l’evangelista vuol far compiere al lettore. Chi è Gesù? Marco non offre una definizione, ma narra un racconto che prende per mano e accompagna a ritrovare i gesti e il modo di vivere di Gesù. Gesù è presenza viva, che entra, si immerge nel tempo dei nostri giorni. Lo attraversa vivendo incontri ed entrando in luoghi diversi, i luoghi della quotidianità, del lavoro, della vita sociale, dell’amare e del soffrire. Gesù è presentato come attraversatore di soglie. E in questo attraversare traghetta alla fede come apertura alla vita e alla speranza. Entra nella sinagoga, si reca presso il lago, si ferma davanti alla casa, entra nella casa di Pietro, si ritira in luoghi deserti.

Si può cogliere, in questo quadro che ripercorre una giornata di Gesù, un sottile rinvio alle nostre giornate, fatte di tante cose diverse, di luoghi, di percorsi, di incontri. Gesù non sta ai margini della vita ma vi entra e si immerge, la prende con i suoi diversi aspetti, anche quelli segnati dal male e dalla sofferenza. Possiamo trarre allora un primo invito di Marco nel suo vangelo: Gesù non ha paura di immergersi nella vita, anzi, il suo attraversare luoghi e lasciarsi provocare dagli incontri è una costante del suo stile. Lo si potrebbe definire un immergersi solidale.

Immerso, quindi, Gesù, ma non trascinato dalla corrente, non travolto dalle cose. Marco sottolinea come Gesù si ritagliasse spazi di distanza, per vivere tutto quello che riempiva le sue giornate nella luce di quell’ascolto fondamentale della sua vita: l’ascolto del Padre. Erano spazi e tempi per l’interiorità di un rapporto con l’Abba incontrato nel silenzio e nella solitudine interiore. Ma era una solitudine piena abitata e subito si faceva spazio di ospitalità. Gesù si recava là dove non prevale la confusione e là dove solo è possibile trovare le giuste proporzioni del proprio impegno. Perché immersione non significhi restare sommersi, svuotati e incapaci di lasciare il primato nella propria vita al Padre. Marco ci suggerisce un agire di Gesù che si distacca da forme di attivismo e dalla ricerca di successo e di visibilità. Quando lo cercano egli dice che deve ‘andare oltre’ perché l’annuncio del regno di Dio è motivo del suo andare. E prende così le distanze da chi lo cerca per altre ragioni senza entrare nel suo cammino. Gesù appare così con il volto del profeta e del messia che passa facendo del bene, testimone del Padre buono che ha cura di tutti i suoi figli. Il suo farsi vicino, il suo venire non è solo per qualcuno ma per tutti – Marco parla delle folle -. Gesù non può essere racchiuso o trattenuto.

Si immerge soprattutto accogliendo la fatica dell’umanità che soffre. Non è indifferente di fronte alla malattia e al dolore. E non ha paura di accostarsi in modo concreto, si lascia prendere dalle richieste di coloro che gli portano i malati. I familiari gli parlano della suocera di Simone che è letto con la febbre. Tre verbi indicano l’azione di Gesù: “si avvicinò, la fece alzare prendendola per mano”. Marco evoca anzitutto un primo movimento, il farsi vicino. Di fronte alla malattia Gesù non presenta lunghi discorsi, né offre soluzioni per una esperienza che segna la vita di tutti in modo pesante. Nel suo silenzio innanzitutto si fa vicino. E la sua è una vicinanza soprattutto ai malati, ai piccoli, a chi era tenuto lontano. Marco presenta Gesù come colui che va incontro ed offre innanzitutto la sua vicinanza nella concretezza dei suoi gesti, nello stare vicino.

Se il primo carattere delle sue giornate è lo stile dell’immersione, il secondo aspetto che Marco pone in evidenza è il tratto della sua vicinanza. Una vicinanza di com-passione e di attenzione. Gesù ascolta chi gli si accosta. Non rimane indifferente, anzi se c’è qualcosa che suscita la sua reazione forte è proprio il male così come l’ingiustizia, l’ipocrisia religiosa e l’oppressione del debole. L’identità di Gesù è delineata in questo tratto: il suo dono di relazione, il suo entrare in rapporto con malati e sofferenti: “gli portavano tutti i malati e gli indemoniati”. E’ poi utilizzato un verbo particolare: la alzò. E’ un verbo che indica la risurrezione (alzarsi): nell’alzarsi della suocera di Pietro si sta già attuando quanto si compie nella risurrezione di Gesù. E si compie mentre Gesù la prende per mano. I gesti di Gesù sono espressione concreta che è giunto quel regno di Dio annunciato con la sua parola: ‘Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino…’. Il suo farsi vicino a chi è malato è segno della vicinanza del regno come liberazione dal male che opprime e toglie le forze all’uomo. ‘La fece alzare’ significa allora ‘la fece risorgere’. C’è una risurrezione che già inizia nel farsi vicini e nell’alzare chi è piegato dal peso di malattie o di sofferenze.

Una riflessione connessa al nostro quotidiano può allora farsi strada. Oggi – ce lo ricordano i recenti dati di analisi della situazione nella società italiana – la presenza di anziani e malati è sempre più crescente. Spesso l’assistenza a chi è  anziano e malato viene delegata a persone indicate con il nome – talvolta carico di deprezzamento – di ‘badanti’ e considerata spesso un’esperienza che distoglie dalle più importanti occupazioni della vita. Così la condizione di chi ha bisogno e ha perduto le proprie forze  viene per il possibile emarginata e al più considerata un peso che allontana dalla vita autentica. Questa pagina di Marco ci richiama come Gesù abbia vissuto la vicinanza  e la cura come luoghi di vita piena, di vita bella. Nessun  momento della vita può essere pensato come luogo in cui non sia possibile una vita autentica. Gesù non ha tenuto lontano da sè la sofferenza, ma l’ha vissuta con l’atteggiamento di cura per liberare dal male. Nella sua vita ha posto al centro e ha considerato importanti le persone più fragili e segnate dalla malattia. Questa pagina di Marco – la giornata di Gesù – soprattutto ci parla della vicinanza di Gesù. Gesù non ha mai esaltato il male e la malattia, di fronte ad esse ha cercato di liberare dal male e di guarire. Ha vissuto il suo approccio alla malattia scorgendo nel malato innanzitutto una persona, un ‘tu’ da accogliere nella originalità della sua vita e da prendere per mano. E nel farsi vicino ha attuato il senso profondo del suo cammino in mezzo a noi. Lasciandosi colpire dalla fatica e dalla sofferenza dei più deboli, andando incontro e facendo occasione di vita che si apre alla risurrezione. Ai suoi discepoli Gesù chiede ancora di fare di ogni momento di incontro con la malattia una occasione per farsi vicini, per prendere per mano, per vivere insieme il senso profondo in una vita che scorge già la risurrezione in ogni gesto di cura e di vicinanza.

Alessandro Cortesi op

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