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Essere cristiani

E’ stata da poco ripubblicata dalla casa editrice Rizzoli, a distanza di quarant’anni dalla sua prima edizione, l’opera di Hans Küng ‘Essere cristiani’. Un’opera che ha aiutato molti cristiani a riscoprire la propria fede e a viverla nonostante la prassi e la predicazione di qualche chiesa. Così lo stesso Küng ne parla: “Essere cristiani non intendeva «sedurre» le persone con la retorica o aggredirle con un tono da predica. Non voleva neppure fare semplicemente dei proclami, delle declamazioni o dichiarazioni in senso teologico. Intendeva motivare, spiegando che, perché e come anche una persona critica di oggi può essere responsabilmente cristiana di fronte alla sua ragione e al suo ambiente sociale” (Perché dobbiamo tornare a Gesù, in Corriere della sera 20 gennaio 2012). Tornare a Gesù è il messaggio centrale di questa opera ricchissima e così il teologo svizzero ne sintetizza l’orientamento di fondo: “La cosa più urgente e più liberante per la nostra spiritualità cristiana… è orientarci per il nostro essere cristiani, a livello sia teologico sia pratico, non tanto secondo le formulazioni dogmatiche tradizionali e i regolamenti ecclesiastici, bensì di nuovo e di più secondo la singolare figura che ha dato nome al cristianesimo”. E così continua sottolineando gli elementi essenziali che dovrebbero caratterizzare una esistenza cristiana:

“Da Essere cristiani in poi so di che cosa parlo quando, in modo del tutto elementare, dico: il modello di vita cristiano è semplicemente questo Gesù di Nazaret in quanto messia, christós, unto e inviato. Gesù Cristo è il fondamento dell’autentica spiritualità cristiana. Un esigente modello di vita per il nostro rapporto nei confronti del prossimo come pure con Dio stesso, che per milioni di esseri umani in tutto il mondo è diventato criterio di orientamento e di vita. Chi è, dunque, un cristiano? Non chi dice soltanto «Signore, Signore » e asseconda un «fondamentalismo »— sia esso di tipo biblico-protestante, o autoritario-romano-cattolico oppure tradizionalista-oriental- ortodosso. Cristiano è piuttosto colui che in tutto il suo personale cammino di vita si sforza di orientarsi praticamente a questo Gesù Cristo. Di più non è richiesto”.

Enzo Bianchi ha offerto una presentazione di questo libro – che ha mantenuto la sua freschezza e il suo valore attraverso gli anni – su ‘La Stampa’  dell’11 marzo in uno scritto dal titolo: ‘L’occasione sprecata dalla Chiesa’. Perché occasione sprecata? Perchè il testo di Küng si pone decisamente nell’orizzonte di un ripensamento della fede a partire dall’orizzonte prospettato dal Concilio Vaticano II, nella linea di una ricerca di incontro e dialogo tra vangelo e situazione culturale, con i linguaggi degli uomini e donne del mondo contemporaneo, con le loro attese e domande, cogliendo anche i motivi di ripensamento nel cammino delle chiese e nuove vie da percorrere in fedeltà al vangelo. Nell’opera ‘Essere cristiani’ “Küng non solo espone «una» possibile introduzione al cristianesimo – per quanto ricca e documentata – ma, attraverso di essa, lascia trasparire la passione di una ricerca assidua del radicalismo evangelico, comunica a un largo pubblico il clima spirituale e la volontà di dialogo che hanno segnato la feconda stagione della Chiesa nel postconcilio, getta squarci di luce su orizzonti di speranza”.

L’occasione sprecata è aver visto nella posizione problematica e critica di Küng a molti aspetti della vita ecclesiale un attacco alla chiesa, e così averlo allontanato dall’insegnamento di teologia nella facoltà cattoliche. Küng rimane in ogni caso uno dei più grandi teologi che hanno segnato il ‘900. Da ricordare il suo approfondimento decisivo sulla questione della giustificazione nella ricerca di un dialogo ecumenico sul piano teologico , i suoi studi sulla chiesa, e più recentemente la sua attenzione alle grandi religioni e al dialogo tra le religioni come elemento decisivo per una convivenza mondiale nella pace. Enzo Bianchi acutamente osserva:  “le posizioni di Hans Küng, così stimolanti per i cristiani di oggi e per l’uomo contemporaneo, non hanno più avuto come luogo di confronto e di risonanza la comunità cattolica in quanto tale. Eppure i problemi sollevati nell’opera – il ruolo della parola di Dio, il significato del Gesù storico, la funzione dell’autorità, le modalità dell’esercizio del ministero presbiterale, il dialogo ecumenico e con le altre religioni, l’apertura al mondo… restano ineludibili ancora oggi e la riflessione teologica ha tuttora da guadagnare a tener conto dell’analisi acuta e tagliente di Küng”.

Certamente si possono contestare e discutere tesi e orientamenti diversi, ma non affrontare i problemi è motivo di chiusura e impedisce di camminare insieme e di ricercare proprio nel confronto quali vie oggi il vangelo chiede ai cristiani di percorrere nel contesto sociale e storico di questo tempo, di questa umanità. I problemi che Küng ha indicato nella sua appassionata ricerca rimangono da affrontare e forse avrebbero bisogno oggi di quella lucidità critica e di quel coraggio di cui Küng è stato testimone nel corso del suo lungo servizio di teologo in ricerca, fedele alla chiesa e capace di critica e di sofferenza proprio alla luce del riferimento fondamentale a Gesù Cristo.

(a.c.)

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