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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

IV domenica di Quaresima – anno B – 2012

2Cr 36,14-23; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21

Un Dio che non si stanca. Un Dio paziente. Protagonista instancabile di una pazienza attiva, creativa. Sta qui il messaggio al cuore della prima lettura. “Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora”. In due avverbi ‘premurosamente’ e ‘incessantemente’ è racchiuso uno stile: la cura, la preoccupazione fatta di piccole attenzioni, e la continuità. Senza posa Dio ripropone la sua alleanza nonostante l’indifferenza, i rifiuti, la dimenticanza. Motivato solo dalla compassione, dalla vicinanza. Un Dio vicino e premuroso. Capace di creare occasioni nuove e di aprire nuove vie di libertà. Così dopo la dura esperienza dell’esilio chiama Ciro, l’imperatore pagano, e lo muove per aprire nuove vie ad Israele perché scopra la gioia del ritorno a Lui.

Alla sorgente di un percorso di fede non sta una costruzione umana, ci dice questa pagina, ma la gratuità e il farsi vicino di un Dio alla ricerca dell’uomo. C’è soprattutto la sua presenza amorevole e vicina. E il credere non è questione di altro se non di scoprire i segni della sua premura, le chiamate della sua compassione, e accogliere la sua presenza nella vita. Un’esperienza che si presta continuamente ad incomprensioni e al non riconoscere la gratuità del suo venire.

L’esperienza di Paolo che sta sullo sfondo della seconda lettura  è segnata da questa scoperta, a lui donata da Gesù Risorto. Il messaggio paolino passa alle comunità e ai suoi discepoli delle generazioni successive: “per grazia siete stati salvati mediante la fede”. Chi si apre a questa esperienza di gratuità viene trasformato e può iniziare a leggere e vivere la propria esistenza in modo nuovo. Un’esperienza che si rinnova ogni volta che un gesto, una parola, un tempo dedicato fanno risuonare l’eco della gratuità dell’amore di Gesù che si fa servizio concreto, e lascia spazio alla parola più alta dell’amore: ‘tu sei più importante di me’. Questa parola è stata la vita di Gesù. Ma allora ciò che conta è affidarsi, lasciarsi incontrare e cambiare da questo dono. L’autore della lettera agli Efesini parla di ‘opere buone ‘ non come fonte di vanto. Esse stesse sono dono di Dio. Dio le ha preparate perché in esse camminassimo. E’ una prospettiva nuova e su cui riflettere quest’orizzonte di opere buone come via su cui camminare. Non per fermarsi ad esse ma per scoprire l’orizzonte a cui questo cammino conduce: la grazia dell’incontro con Gesù che è dono. La fede come riferimento alla figura di Gesù di Nazaret prima e oltre ogni appartenenza ad un sistema religioso, di pensiero di cultura o di gruppo.

E’ questa anche l’esperienza a cui è chiamato Nicodemo. Nicodemo come tutti i personaggi nel IV vangelo è una sorta di paradigma. E’ l’esempio del maestro, di chi sa ed è preparato, del sapiente, che pure si lascia inquietare dalla parola e dalla libertà di Gesù. E va da lui di notte, avvolto in quel buio che è simbolo della sua chiusura e della sua incapacità nonostante il suo sapere, ma anche desideroso di parole che Gesù gli offre. A lui Gesù dice che è necessario rinascere, non come sforzo nostro, ma nell’accoglienza di un dono che viene dall’alto. Dall’alto e di nuovo. Non è opera nostra. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio: la sua premura è che nulla vada perduto. C’è una passione di Dio che è premura di salvezza, di vita per tutti. La vita eterna non quale dimensione futura, ma esperienza che inizia sin d’ora. Il riferimento è Gesù innalzato: un paradosso. L’innalzato sulla croce vive l’abbassamento più grande che si possa immaginare. Eppure nel suo essere innalzato può radunare attorno a sé, diviene luogo a cui guardare fisso, è centro di un radunarsi che coinvolge vicini e lontani, e si raccoglie attorno al volto di Dio mostrato come amore. Non per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato.

In che misura ci lasciamo toccare da queste parole: perché il mondo sia salvato? E’ questa la premura del Padre. E’ questo il dono di Gesù.

Credere in Gesù come adesione a lui che sulla croce ha mostrato il volto di Dio come amore che si dona fino alla fine è la grande questione della nostra vita.

Alessandro Cortesi op

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