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I Diari di Schillebeeckx al Concilio Vaticano II

A completamento del post sul contributo di E. Schillebeeckx al Concilio Vaticano II riporto questo articolo di Riccardo Burigana, tratto da L’Osservatore Romano del 30 maggio 2012 che presenta l’edizione delle Note al Concilio del domenicano olandese con il titolo La versione di Schillebeeckx, Il Vaticano II nel diario del domenicano olandese. Come i tanti Diari dei protagonisti del Concilio anche questo apre interessanti finestre per la comprensione dell’ingente lavoro e impegno non solo dei padri conciliari ma accanto a loro di tanti teologi e collaboratori dell’assemblea conciliare e per la considerazione del Vaticano II che ha posto la chiesa in stato conciliare nel coinvolgimento di tanti percorsi intellettuali ed esistenziali. (a.c.)

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“Cosa ci dicono della storia del concilio Vaticano II le pagine del diario di Edward Schillebeeckx (The Council Notes of Edward Schillebeeckx 1962-1963, a cura di Karim Schelkens, Leuven, Peeters, 2011, pagine XXx + 77, euro 28)? Offrono un contributo nuovo alla ricostruzione del dibattito teologico del concilio? E della partecipazione dei vescovi olandesi?

Del Vaticano II il domenicano olandese Schillebeeckx è considerato uno dei protagonisti, fin dalla Fase preparatoria quanto l’episcopato olandese è ricorso a lui per la redazione di contributi che hanno favorito la formulazione di proposte per il rinnovamento della Chiesa. Schillebeeckx ha giocato un ruolo fondamentale soprattutto nella lunga estate del 1962 che ha preceduto la solenne apertura del concilio l’11 ottobre. In quella estate Schillebeeckx, sollecitato da alcuni vescovi olandesi, redige una serie di osservazioni ai primi schemi inviati ai padri proprio in vista dell’inizio del Vaticano II; in queste osservazioni, che sono il risultato di un lavoro a più mani, Schillebeeckx mette in evidenza la distanza tra gli schemi della Fase preparatoria e alcune posizioni della riflessione teologica contemporanea.

Con queste osservazioni Schillebeeckx non formula quindi semplicemente delle critiche agli schemi della Fase preparatoria ma presenta delle istanze teologiche delle quali egli stesso si era fatto promotore a partire da una rilettura di Tommaso d’Aquino. Queste osservazioni hanno avuto una straordinaria circolazione nella prima sessione del Vaticano II grazie all’opera dei vescovi olandesi, la maggioranza dei quali viveva “in terra di missione” che hanno influenzato un gran numero di padri e di periti, anche grazie alle diverse traduzioni che sono state preparate dai vescovi olandesi.

Proprio per il rilievo del contributo di Schillebeeckx ai lavori conciliari alle prime fasi del Vaticano II appare particolarmente meritoria l’edizione degli “appunti” del domenicano olandese relativi alla sua partecipazione alle prime due sessioni (1962-1963). Si tratta di appunti più che di un vero diario, che raccolgono osservazioni su più giorni, scritti in olandese, con maggiore ampiezza nella prima sessione e in modo assai più riassuntivo e parziale nella seconda. Infatti le pagine della seconda sessione riguardano essenzialmente il dibattito sullo schema sulla Chiesa, in particolare sulla votazione dei cinque quesiti orientativi. Le note di Schillebeeckx contengono giudizi talvolta lapidari come quando commenta la fine della prima sessione con la sola parola “gregoriano”, mentre altre volte si hanno delle vere e proprie riflessioni su cosa è accaduto.

Da questo punto di vista particolarmente interessanti sono le sue annotazioni del 20 novembre 1962, prima e dopo la votazione sulla prosecuzione del dibattito sullo schema sulle fonti della rivelazione in aula conciliare: la maggioranza dei padri ha votato per rimuovere lo schema dall’agenda conciliare, ma non si sono raggiunti i due terzi dei voti previsti dal Regolamento per far approvare qualunque decisione.   In quel giorno, in cui in tanti si pongono interrogativi sul futuro del concilio, Schillebeeckx cerca di capire la composizione degli schieramenti, facendosi ipotesi su maggioranze e minoranze in concilio. Lo stesso giorno riceve la richiesta da parte del cardinale Bernard Alfrink, arcivescovo di Utrecht, per la redazione di un nuovo schema, segno che, nonostante l’esito della votazione, ormai la sorte dello schema sulle fonti della rivelazione è segnato. Nella serata del 20 novembre, secondo gli appunti di Schillebeeckx, è chiaro che solo un intervento del Papa può liberare il concilio da uno schema che «è stato redatto direttamente contro il testo progressista della Divino afflante Spiritu di Pio XII». Nel commentare, il giorno dopo, la decisione di Giovanni XXIII di ritirare lo schema dalla discussione in concilio Schillebeeckx annota con orgoglio di aver previsto, in un articolo del 7 ottobre, una maggiore attenzione alla teologia “nord-occidentale europea” che si sta realizzando in concilio proprio con questa decisione di Papa Roncalli.

Le note sono arricchite dalla pubblicazione, in appendice, di un testo di Schillebeeckx su una riunione di padri e periti il 19 ottobre 1962; a questa riunione prendono parte, tra gli altri, monsignor Hermann Volk, vescovo di Magonza, monsignor Leon-Arthur Elchinger, vescovo ausiliare di Strasburgo, e i gesuiti Henri de Lubac e Karl Rahner e il belga Gerard Philips. Si tratta di uno degli incontri tra vescovi e teologi francesi, tedeschi, belgi e olandesi che cercano una soluzione condivisa per proporre dei testi alternativi a quelli redatti nella Fase preparatoria e quindi è particolarmente utile avere un’ulteriore fonte su questa fase della storia del Vaticano II.

Questa edizione delle note di Schillebeeckx comprende il testo originale e una traduzione inglese, a cura di Karim Schelkens, al quale si devono le note che arricchiscono queste pagine, aiutando così il lettore a orientarsi tra i molti nomi e i molti fatti ai quali Schillebeeckx fa riferimento spesso con brevi accenni. Il testo è preceduto da una prefazione di Mathijs Lamberigts, autore di numerosi e documentati studi sul Vaticano II, e da un’introduzione di Erik Borgman; si tratta di due testi che affrontano il tema dell’importanza dei diari per la storia del Vaticano II e propongono una prima riflessione sul ruolo di Schillebeeckx al concilio, mostrando come sia più che opportuno proseguire nelle ricerche per il recupero delle fonti su coloro che hanno preso parte al Vaticano II, non solo i padri conciliari, per una migliore comprensione del contributo offerto dai tanti che hanno contribuito alla redazione dei documenti conciliari e alla loro prima recezione.

Il diario di Schillebeeckx, pur nella sua brevità, rappresenta una fonte interessante per cogliere la complessità del dibattito teologico in concilio e del rapporto tra questo dibattito e la bimillenaria tradizione della Chiesa”.

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