la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Natività di san Giovanni Battista – 2012

Is 49,1-6; At 13,22-26; Lc 1,57.66-80

Giovanni, il profeta

Giovanni è una figura chiave per accostare Gesù. Gesù fu certamente affascinato da Giovanni, dalla sua testimonianza e ad un certo punto si recò da lui presso il Giordano dove predicava e battezzava. Troviamo nei vangeli alcune parole di Gesù su Giovanni cariche di ammirazione: “tra i nati di donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui” (Lc 7,28). Gesù indica Giovanni come un profeta: “cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì io vi dico, anzi più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco dinanzi a te mando il mio messaggero davanti a te egli preparerà la tua via (Es 23,20)” (Lc 7,26-27). Giovanni è profeta perché intende la sua vita nel rispondere ad una esigenza che viene dalla chiamata di Dio, nell’annunciare la sua Parola, oltre ogni considerazione di tranquillità e di sicurezza della sua stessa vita. Giovanni è profeta. In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo ascoltare la voce dei profeti, ricercare la loro testimonianza, farsi eco delle loro indicazioni è quanto mai importante. Giovanni è figura di profeta che contesta ogni genere di potere che sottomette l’uomo. In che modo viviamo questa attenzione alla parola di Dio e alle voci dei profeti che ci richiamano con la loro coerenza alla fedeltà alla Parola?

Il nome Giovanni: Dio fa grazia

Il nome di Giovanni reca in sé l’orizzonte in cui si pone la sua vita: ‘Dio ha fatto grazia’. Giovanni annuncia un tempo che sta per finire, un tempo in cui prepararsi ad un intervento di Dio nella storia. Un tempo in cui non valgono i diritti acquisiti di tipo religioso. Nessuno può nutrire pretese davanti a Dio ma tutti sono chiamati a cambiare nel cuore per accogliere la grazia di Dio. E per tutti, al di là delle separazioni di tipo religioso, vi è possibilità di cambiamento per accogliere la presenza di Dio. Giovanni è profeta della conversione. E’ annunciatore esigente di un cambiamento in vista di prepararsi al giorno di Jahwè. Gesù condividerà con Giovanni la distanza rispetto al tempio, al culto, ed il superamento delle separazioni tra puro e impuro, come pure la critica ad ogni potere, politico o religioso, che si impone sulle esistenze. In modi analoghi anche se diversi, sia Giovanni sia Gesù subiscono il rifiuto: “È venuto infatti Giovanni Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori” (Lc 7,33-34). Il nome Giovanni indica l’agire di misericordia di cui Giovanni è testimone. E’ nome che fa vincere il silenzio di Zaccaria, che apre alla benedizione, è nome che apre allo stupore: ‘Che sarà mai questo bambino?’. Luca in tal modo rilegge a partire dagli eventi della Pasqua le due vicende di Giovanni e di Gesù in parallelo e presenta Giovanni come colui che prepara la via di Gesù. Giovanni è segno della presenza di Dio che fa grandi cose e  dice che nella vita c’è una chiamata a corrispondere al ‘nome’ ricevuto. Ognuno e ognuna ha ricevuto un ‘nome’ che possiamo accogliere come promessa e come apertura agli altri nel percorso della vita.

Una nascita segno di benedizione e gioia

La nascita di Giovanni è presentata da Luca in un contesto di meraviglia, di gioia e di benedizione di Dio. Giovanni è segno della azione di Dio che porta vita là dove tutto sembra declino e morte. La vecchiaia simbolo di decadimento diviene luogo di vita e di gioia condivisa. Elisabetta, detta la sterile (Lc 1,36), nella sua vecchiaia ha potuto partorire questo bambino. E’ segno che Dio compie ciò che è impossibile all’uomo. La misericordia di Dio apre a scoprire  speranza e apertura ad una vita inattesa. E’ parola di bene che fa germogliare l’insperato. Giovanni nasce nell’esperienza di Elisabetta e Zaccaria, due figure che Luca presenta come ‘giusti’: cioè fedeli di fronte al Dio fedele. Il loro cammino non va senza prove, dubbi, senza momenti di venir meno. Zaccaria è presentato nel suo cedere all’incredulità. Tuttavia in questo cammino vissuto con fatica Dio agisce nonostante le fragilità e i cedimenti. La nascita di Giovanni è segno che Dio fa grazia, ha una parola di bene anche laddove sembra che non ci vi sia possibilità di vita e di futuro. L’esperienza della grazia fa rallegrare insieme: “I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei” (Lc 1,57). La parola di benedizione di Dio trova eco nelle parole di gioia, di bene, del rallegrarsi insieme. Sono feconde di parole condivise di bene. Abbiamo bisogno oggi di profeti che ci indichino la parola di bene di Dio nella nostra storia. Abbiamo anche bisogno di scambiarci parole di bene che sappiano riconoscere i segni di grazia nonostante incapacità, dubbi, cedimenti. E abbiamo bisogno di luoghi e  momenti per scambiare insieme ascolto e possibilità di gioire insieme.

Alessandro Cortesi op

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