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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XIII domenica del tempo ordinario anno B – 2012

Sap 1, 13-15; 2,23-24;
Sal 29,2.4-6.11-13;
2Cor 8, 7.9.13-15;
Mc 5, 21-43

Nel cap. 5 del vangelo di Marco sono intrecciate due narrazioni di liberazione, una liberazione di una donna malata adulta, una liberazione di un’altra donna bambina. Gesù libera due donne. La prima è la figlia di uno dei capi della sinagoga, di cui è indicato il nome, Giairo. Una bambina di cui alla fine della narrazione viene indicata l’età, dodici anni. Intrecciato con questo è presentato l’incontro di Gesù con una donna che subiva perdite di sangue da dodici anni e non aveva trovato soluzioni per questa sua malattia.

C’è un tratto che ritorna in questi due racconti: la donna che aveva emorragie dice “se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti sarò salvata”. E dice Marco – “da dietro toccò il suo mantello”. Gesù si accorge che qualcuno, mentre tutti premevano intorno, lo aveva toccato e chiede “Chi ha toccato le mie vesti?”. C’è un messaggio dietro a questa descrizione: Gesù toccato e premuto da ogni parte si accorge che qualcuno lo ha toccato in modo particolare. E ‘la cercò’. C’è un’insistenza sull’azione di toccare: è il toccare della donna che spera di essere guarita e che compie un gesto pieno di coraggio ed anche di trasgressione della legge. Dal punto di vista religioso era impura per la sua malattia (Lev 15,25-27), eppure ha il coraggio di toccare la veste di Gesù. E’ un toccare particolare, diverso da quello di tutti coloro che premono intorno. La fola, sembra dire Marco, con la sua ricerca delle cose meravigliose e nell’impersonalità dei rapporti  è impedimento all’incontro con Gesù. Nella folla spingono e premono ma non entrano in contatto con Gesù, non lo toccano. Nella mano della donna che tocca le sue vesti sta invece un desiderio, una sete di vita, una speranza e una fiducia. Gesù cerca e riconosce questa attesa, le dà spazio, si fa attento e in ascolto. Accoglie senza condizioni e scorge come questa sua apertura è già fonte di liberazione e salvezza: ‘Figlia la tua fede ti ha salvata’. La tua fede: la fede della donna è riconosciuta da Gesù come forza di salvezza, quella fede che si esprimeva attraverso un gesto che trasgrediva le regole religiose di un Dio separato dall’uomo e che vive della fiducia di un contatto personale. Quel movimento che aveva condotto la donna a venire a lui e di toccarlo è già liberazione e indica come la donna abbia compreso l’importanza di un rapporto personale e unico.

Marco presenta un secondo toccare: questa volta è il toccare di Gesù. Gesù prese la mano della bambina, la figlia di Giairo e le dice ‘Fanciulla io ti dico: Alzati’. In questa parola sta racchiuso l’annuncio della risurrezione come un alzarsi. Dietro a Gesù ci sono solamente a Pietro Giacomo e Giovanni, i discepoli che lo seguono nella trasfigurazione e nel giardino del Getsemani. E’ un momento particolare in cui si manifesta qualcosa di importante della sua vita e della sua persona. Gesù indica che la bambina non è morta ma dorme. A Giairo, ormai sconfitto dall’annuncio della morte della figlia, Gesù aveva detto: ‘Non temere soltanto abbi fede’. Gesù prende la mano della bambina non tra la confusione dei curiosi, ma nella casa, preso con sé solo il padre con lei. Accompagna a leggere nella fede la presenza di Dio che dà vita: la fanciulla non è morta ma dorme – e Marco sottolinea che lo deridevano -. Il suo annuncio è incredibile. Gesù è così presentato nel suo gesto profondamente umano del toccare, del prendere per mano. Prende per mano, riconsegna alla vita e alla relazione. E annuncia già in questo il suo prendere per mano l’umanità in attesa di liberazione. Tutto Israele (il riferimento di dodici è allusione alle dodici tribù di Israele) ma anche tutta l’umanità nella condizione degli impuri è presa per mano, è invitata alla fede. La morte non è l’ultima parola, nella fede va letta come un dormire. Gesù prende per mano, rialza e accompagna ad un incontro con Lui.

Alessandro Cortesi op

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