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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Marocco è…

“Questo libro non è un romanzo come gli altri. E’ un viaggio, il cui fine ultimo è raggiungere l’anima del paese. E’ una grande pretesa, ma ho cercato di restituire diversi volti, diversi aspetti del Marocco, attraverso ricordi personali, attraverso storie accadute a persone che conoscevo o ad altre che mi hanno fatto conoscere. Ho proceduto per tappe, per tentativi, a volte a caso. Il Marocco non è per me un oggetto di studio, è un’entità viva, in alcuni casi anche urlante” Tahar Ben Jalloun, Marocco, romanzo, Einaudi 2010, 11)

Come un romanzo anche un viaggio può essere un tentativo di raggiungere l’anima di un paese, di delineare i fili che insieme formano un tessuto non omogeneo, discontinuo, contraddittorio. Un tentativo di raccogliere emozioni, immagini, impressioni, dati, parole lasciate e raccolte, nella frammentarietà e nell’incertezza di aver compreso bene.

Cerco quindi di inseguire e raccogliere qualche impressione di un viaggio prendendo come traccia il romanzo di Tahar Ben Jalloun… alternando citazioni del libro e riflessioni personali, nel tentativo di comunicare qualcosa di una terra e di un popolo così lontani e pur così vicini a e a stretto contatto con noi.

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Marocco è … il momento in cui dopo la frenesia del rientro a casa le città si fermano, il silenzio invade le strade, il tempo sembra sospeso. Fino al richiamo del muezzin, l’interruzione del digiuno in una torrida serata di agosto e il dattero ingoiato, e la zuppa di ceci che prelude al poter bere e mangiare nuovamente dopo le ore e la fatica al tramontare del sole.

 

 

“Abbiamo così la fortuna di fare conoscenza con l’anima di un paese, non quello delle città, bensì quello delle campagne in cui niente  è scritto  e tutto riposa  nel cuore e nelle memorie. E’ il paese della parola data” (Marocco, romanzo, 103)

 

 

 

Marocco è… scalpitio di zoccoli d’asini e cavalli, che accompagnano spostamenti senza fretta. Volti velati di bambine, già donne sotto il peso di lavoro…

“Non ci sono leggi scritte, le leggi esistono e sono rispettate all’interno delle famiglie. I problemi si risolvono in famiglia, mai al di fuori della tribù, ci si chiude all’interno e si parla. Dalla casa non trapela mai una parola. Nè un pettegolezzo né una voce. anche il segreto è sacro. Non si torna mai sulle decisioni prese dalla famiglia, indipendentemente dalla gravità del fatto. La donna può dire la sua purché sia la madre o la nonna, colei che si rispetta e a cui si baciano la testa e le mani mentre le altre, la moglie, la figlia o la sorella sono sottomesse e abbassano gli occhi. le donne obbediscono e sono garanti dell’onore” ((Marocco, romanzo, 84)

Marocco è… la meraviglia di oasi che crescono là dove l’acqua trova il suo spazio e porta vita, e pane e aggregarsi di costruzioni e villaggi…

 

“Qui non ci vuole fretta né impazienza, due difetti della vita cittadina. Occorre imparare a non aspettarsi niente, imparare a non fare niente, tornare a sé e isolarsi nel proprio guscio qualunque sia la sua consistenza. Bisogna prendere il tempo come viene, secondo il suo ritmo e il suo umore. Così impariamo il dono della gratuità, entriamo nella bella lentezza dove l’umiltà è l’unica regola” (Marocco, romanzo, 170).

 

 

“Il Marocco è una nazione ben radicata nella storia… un paese dall’identità solida e priva di incertezze, anche e soprattutto perché la sua popolazione è composta in proporzioni quasi uguali da arabi e berberi. E’ una fortuna non subire le lacerazioni dell’identità, quello sconvolgimento che talvolta si traduce nella violenza più efferata, Paese culturalmente trilingue (arabo, berbero e francese), separato dall’Europa solo da quattordici piccoli chilometri, è anche la porta dell’Africa” (Marocco, romanzo, 22)

Marocco è la calura, e l’aridità e le presenze lontane del deserto… ricordo di quello spostarsi di nomadi da cui tutti proveniamo, e memoria di quel cammino che nonostante ogni assicurazione e certezza è la vita nella sua fragilità di cammino e di ricerca…

 

Marocco è.. deserto che si copre di nubi, vento che trascina sabbia e disegna vortici di nebbia. Sono le lacrime dell’estate, pesanti goccioloni di pioggia che scendono a distanza di anni dall’alto come primizia…

Marocco è.. il té alla menta, versato dopo essere stato mescolato con rito antico e lento. Sorbito nei piccoli bicchieri dove il profumo si mescola agli aromi…

 

Marocco è… i villaggi sperduti, che appaiono confusi con il colore delle rocce e della terra. Abbarbicati sui pendii, squadrati nelle mura e nei terrazzi delle piccole case…

“Mustafa non c’era più tornato dopo l’infanzia. si era dimenticato che gli abitanti del villaggio si accontentavano di vivere senza sapere ciò che succedeva a mezz’ora da loro. alcuni non erano mai stati a Tangeri né a Tetouan. Coltivavano la terra e allevavano il bestiame. La città li spaventava, oppure la credevano in capo al mondo. Il tempo era il loro alleato, li,lasciava in pace, ma di tanto in tanto la città con i suoi oggetti invadeva il loro spazio” ((Marocco, romanzo, 56)

 


Marocco è la meraviglia di luoghi sfarzosi e scintillanti, di decori di una antica kasbah che appaiono improvvisamente, celati tra mura all’apparenza diroccate… splendore  e fascino di racconti dell’oriente magico…

 

 

E ancora il deserto…

“Spesso il deserto è l’idea che ce ne facciamo. Lo sogniamo, lo pensiamo, lo desideriamo, lo abbelliamo e un giorno finalmente lo scopriamo e non sappiamo più cosa pensare né dire. Ci intimidisce, obbligandoci al silenzio, a una grande umiltà. A fine giornata osserviamo il tramonto, stupiti dalla delicatezza dei colori, e poi torniamo a noi e ai nostri pensieri. Il deserto non si concede al visitatore. Non dà nulla. E’ lì, potente, calmo e pronto ad alzarsi e buttare tutto all’aria” (Marocco romanzo, 177)

 

 

Marocco è… deserto ma anche mare, e montagne che s’intrecciano e si mescolano. E’ siccità e abbondanza d’acque, è colore uniforme color terra e germogliare di erbe verdi e fiori…

“In Marocco il mare e il deserto si sono intrecciati in un vortice di domande, e nessuno è in grado di svelarne il significato molteplice, devastante, impossibile… Ma i pittori marocchini sanno che il mare che hanno scelto non è quello dei marinai e dei pirati. E’ il mare che esce dal blu, dal colore blu lavorato dall’artista. E’ il mare interiore, quello che ogni artista porta dentro, quello che immagina che vuole liberare, rendere visibile…” ((Marocco, romanzo, 81)

 

 

(a.c.)

(1 – continua)

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