la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XXII domenica del tempo ordinario – anno B – 2012

Dt 4,1-8; Sal 14; Gc 1,17-27; Mc 7,1-23

La questione al centro della discussione tra Gesù e i farisei e scribi verte sulla tradizione degli antichi. L’osservanza di molte pratiche ‘per tradizione’. La polemica è diretta e Marco presenta parole particolarmente dure di Gesù di fronte ad un modo di vivere la fede indicato come ipocrita. Anziché vivere l’ascolto del precetto di Dio si osservano tradizioni degli uomini: “Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate le tradizioni degli uomini”.

“Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla”. E’ l’indicazione di Deuteronomio circa la legge data da Dio come segno della vicinanza di Dio e di un rapporto con lui che va vissuto nell’esistenza. Ma ciò implica non aggiungere né togliere: non appesantire, ma rimanere fedeli all’essenziale. La tendenza presente nella tradizione ebraica era stata invece quella di articolare una serie innumerevole di precetti per proteggere la stessa legge, come una siepe attorno a qualcosa di prezioso da custodire. Ma è questa anche la tendenza in ogni tradizione religiosa: aggiungere e appesantire quanto è essenziale, e venir meno in tal modo ed eliminare ciò che sta al cuore. Precetti e tradizioni rischiano così di soffocare e sostituire quanto è consegnato da Dio come tesoro da custodire: la legge parola viva da ascoltare, come segno della sua vicinanza, della sua opera di liberazione e come legge di libertà, da vivere nel tempo.

Le parole di Gesù si concentrano sul richiamo all’essenziale, delineato come il comandamento di Dio. E’ importante evitare un rischio sempre presente nell’accostare testi come questo: leggervi cioè una contrapposizione di Gesù alla spiritualità ebraica, un rifiuto della fede dei padri e la proposta di una alternativa in senso di opposizione. Gesù vive la sua fede in piena fedeltà al cuore della legge,e  proprio per questo ne richiama il cuore e la radice profonda: il suo richiamo è indicazione di fondo su come intendere e vivere il rapporto stesso con Dio. Qui sta la carica di sovversione della sua parola di fronte al sistema religioso che pretende di possedere la legge stessa di Dio, la sua parola.

Ciò che è irrinunciabile va ricercato al di là di tante prescrizioni che possono essere tradizioni solamente degli uomini e che offuscano e fanno perdere di vista il centro. Ma non vi è solo la critica ad un modo di vivere una religiosità tutta concentrata sull’esecuzione di norme che fanno perdere di vista il senso profondo del rapporto con Dio. C’è un richiamo profondo al cuore dell’uomo. Non ha senso una osservanza di tradizioni che portano a considerare le cose in se stesse pure o impure.

La polemica si concentra sul modo di intendere la vita nell’opposizione di puro e impuro. Essa genera la mentalità di preservarsi dall’impurità e poter così giudicare gli altri, ritenendosi preservati e garantiti. Essa genera anche tutte le forme di discriminazione, di disprezzo dell’altro, di esclusivismo e di superiorità. Gesù richiama all’interiorità, alla coscienza. Richiama al primato di una fede vissuta come incontro e relazione e non come esecuzione di norme: il ‘cuore’, nel linguaggio biblico, è la sede delle decisioni, il luogo delle scelte e degli orientamenti di vita, il luogo in cui si unifica pensiero e vita, orientamento e azione. Non c’è nulla che può rendere impuro l’uomo dal di fuori, ma ciò che reca impurità proviene dal di dentro, dal cuore. Viene messa in questione la responsabilità personale e Gesù presenta una critica a quella tendenza di ogni tempo di delegare la responsabilità del male ad altro non assumendosi il peso di scelte e decisioni.

Il problema della tradizione degli antichi viene quindi spostato: ciò che si deve considerare non è tanto l’adempimento di prescrizioni ma l’orientamento del cuore: è una esigenza profonda che interroga sulla direzione di fondo dell’esistenza. E’ provocazione a vivere un rapporto con Dio che non si esaurisce nel compimento di prescrizioni ma esige un cuore nuovo, disponibile sempre a cambiare e a camminare nell’ascolto. Ciò che Gesù chiede è una fedeltà da scoprire e vivere in modo sempre nuovo. Certamente essa implica anche una traduzione concreta nell’ambito della vita e dei comportamenti ma non può esaurirsi in una serie di indicazioni, in un elenco di comportamenti. E’ un rapporto vivente con Dio, l’apertura ad un cammino nella ricerca di colui che cambia il cuore e lo rende capace di amare. Non un ripiegamento su di sé ma l’ascolto di quanto Dio chiede nell’interiorità del cuore e che esige di farsi vita. Ascolto in una relazione in cui ci si scopre toccati dallo sguardo di Dio che fa camminare nella libertà.

La lettera di Giacomo parla a questo proposito di legge di libertà: “Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, … questi troverà la sua felicità nel praticarla”.

Alessandro Cortesi op

 

 

 

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