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Rischiare per ciò che ancora non c’è…

Certe voci provenienti dal mondo di chi vive con fatica situazioni di impegno e di lotta quotidiana per attuare onestà e servizio dicono tante cose che rendono più forte il contrasto con la situazione di corruzione diffusa e pervasiva che emerge e sommerge. E genera rabbia, indignazione, ma anche delusione e rassegnazione. Certe voci aiutano a scoprire le ragioni per continuare ad impegnarsi nonostante tutto… Ho trovato questa testimonianza tra le lettere al direttore pubblicate il 28.09.2012 su La Stampa. L’autrice ha 29 anni, si chiama Annalisa Lenti. E’ la voce di una persona sconosciuta, eppure racchiude una forza incredibile per questi giorni così bui. Fa pensare…  (a.c.)

“Sono una cittadina italiana di 29 anni volontariamente residente all’estero da 5 anni. Dico volontariamente perché non sono un cervello che ha dovuto cercare rifugio all’estero. Vivo all’estero perché ho scelto di impegnarmi nella cooperazione internazionale attraverso il difficile lavoro che quotidianamente svolgono le ong. Seguo quello che sta succedendo in Europa e in Italia attraverso i siti internet e la tv via cavo che mi permette di vedere un unico telegiornale italiano e alcuni talk show di approfondimento.

Nel pieno della bufera della politica italiana esplosa con il «Caso Lazio», io mi trovo ad affrontare un audit di un progetto finanziato da un donor istituzionale che vuole sapere per filo e per segno come si stanno spendendo le risorse economiche che, con fatica, ci sono state concesse per contribuire al miglioramento della situazione dell’infanzia locale.

Le difficoltà sono tante. E’ difficile poter ottenere una fattura fiscale eleggibile dalla contabilità locale e, quindi, dal donor, in una piccola comunità dove difficilmente si trova una strada asfaltata. E’ difficile poter rendicontare una corsa in taxi per arrivare all’istituto non raggiungibile con i mezzi pubblici quando i taxisti non rilasciano fattura.

E’ difficile, ma questa è la legge. Se non presento al donor la fattura, i soldi non me li rimborsa. Non è un discorso difficile da capire, semplicemente è un dato di fatto: a rimborso corrisponde fattura. Allo stesso modo, a un ladro corrisponde la galera. E’ troppo poco dire che ad un ladro corrisponde la non rappresentanza del cittadino. Se io non riesco a giustificare le spese che sostengo, molto semplicemente vengo licenziata. Perché questa conseguenza non vale anche per la classe dirigente del mio Paese?

Il sistema è marcio, è sbagliato. E’ tutto da rifare, non c’è più niente che funziona. Classe politica, come pensi di essere credibile quando il popolo che più o meno ti ha votato non riesce a mangiarsi una pizza mentre tu, senza dire niente a nessuno, sponsorizzi una cena da 30.000 euro? Classe politica, come pensi di essere un esempio quando i giovani italiani hanno smesso di perdere tempo a sognare il futuro che vogliono e tu, nel frattempo, te ne vai in vacanza e spendi 40.000 euro?

Ma poi, cos’è questa politica? Chi è che vuole questa politica? Politica, tu sei al mio servizio, tu sei una mia dipendente e io ti licenzio. E con me, tutta la parte onesta dell’Italia che c’è, che è forte, che resiste e che non ne può più di sentire tutte le schifezze che stai combinando.

Alla soglia dei trent’anni, avrei tanta voglia di tornare in Italia perché il mio Paese mi piace ed è dove vorrei vivere il mio futuro. Ma ho paura. Ho paura che tutte le esperienze e le competenze che ho acquisito in questi anni all’estero, in Italia non trovino sfogo. Non è giusto perché in un momento di vecchiaia mentale come quella che stanno vivendo i dirigenti italiani in questo momento, probabilmente la freschezza e l’entusiasmo che ho potuto conservare potrebbero essere utili. Il problema è che freschezza e entusiasmo non sono indicatori che vengono valorizzati. E allora che fare? Rimanere all’estero e vedere affondare da lontano e senza troppe ripercussioni personali l’Italia che fu? L’Italia della musica, dell’arte, della scienza, della poesia, del cinema? O rischiare insieme all’Italia che ancora è, che ancora c’è, che ancora resiste?

Sapete che vi dico? Io rischio.

Ci vediamo in Italia!”

Annalisa Lenti

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