la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XXX domenica del tempo ordinario – anno B – 2012

Ger 31,7-9; Sal 125; Eb 5,1-6; Mc 10,46-52

Un racconto di miracolo: un cieco che giunge a vedere. Con la sensibilità di moderni siamo perplessi ed anche scettici di fronte ai racconti di miracoli. Tante domande si fanno strada. Certamente anche nei vangeli questi racconti chiedono di essere interpretati e di non essere lasciati nell’ambito del meraviglioso. Certamente recano una memoria ed una traccia di gesti e di incontri di Gesù. Nel suo andare Gesù era capace di cura e di restituire energie sopite, aperture di vita alle persone, ai malati, a sofferenti nel cuore e nel corpo. La guarigione di un cieco racchiude il ricordo di gesti di cura verso chi come il cieco è immerso nel buio, ma anche è fessura che lascia intravedere un itinerario di fede: fede come una modalità di vedere, di aprire gli occhi ad una luce che non cambia le cose ma le fa scorgere in modo nuovo e trasforma invece i cuori.

Marco racconta che a Betsaida, Gesù aveva guarito un cieco. E subito dopo la domanda di Gesù ai suoi:  “Voi chi dite che io sia?” (Mc 8,27-30). Sono capaci di vedere il suo volto? La strada è lunga e faticosa per questo. Al cap. 10 un altro cieco. Questa volta è chiamato per nome Bartimeo, figlio di Timeo, ripetutamente. Egli grida a Gesù come figlio di Davide: è voce che sulla strada, evoca  l’acclamazione delle folle a Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme ormai imminente. Lì Gesù è acclamato come re atteso, figlio di Davide, ma ancora si gioca una forte incomprensione che condurrà all’abbandono e all’ostilità delle folle nei momenti drammatici della passione.

A Gerico l’incontro si svolge sulla strada. Sulla strada il cieco stava seduto a mendicare; sulla strada Gesù passa; sulla strada, al termine di questo incontro, Bartimeo si mette a seguire Gesù. Al centro il grido: “Gesù, figlio di Davide abbi pietà di me!”. Al re Davide Dio aveva donato la promessa di una discendenza che avrebbe portato la benedizione di Dio stesso. E il messia avrebbe compiuto segni di liberazione come l’aprire gli occhi ai ciechi (2Sam 7,8-17; Is 11,1-9).

Nel grido di Bartimeo, c’è in qualche modo questa attesa. Si rivolge a Gesù, mentre la folla è di ostacolo. Paradossalmente è il cieco ad avvertire la presenza di Gesù come messia. Tuttavia anch’egli è cieco, incapace di vedere quale tipo di messia è Gesù. Lo invoca pensando a Davide che aveva riunito un regno con la forza. E ciononostante sta nell’attitudine del chiedere con insistenza, con caparbietà oltre la folla, come  mendicante. E la folla lo tiene lontano: c’è un ruolo sempre negativo delle folle indistinte.  Gesù lo fa chiamare. Fa sì che coloro che volevano tenerlo distante lo chiamino. Il cieco abbandona il mantello, proprietà indispensabile e propria del povero, e – dice Marco – si alzò, evocando così il movimento di una risurrezione già iniziata. Senza vista e senza il mantello, sua unica ricchezza, Bartimeo si pone davanti a Gesù. La domanda che lo raggiunge è un’eco del dialogo con i due fratelli Giacomo e Giovanni che – ciechi – non avevano compreso la via di Gesù come via di servizio. “Che cosa volete che io faccia per voi?” (Mc 10,36); “Che cosa vuoi che ti faccia?”. Essi avevano chiesto i posti nella gloria, il cieco invece si rivolge a Gesù con un termine nuovo Rabbunì, riconosce un maestro grande, intravede forse un volto diverso di messia a cui affidarsi: ‘Rabbunì che io riabbia la vista’. Gesù parla così a lui come si era rivolto alla donna malata che lo aveva toccato, in mezzo alla folla (Mc 5,34). Gli dice: ‘Va’ la tua fede ti ha salvato’. Come quella donna anche il cieco cerca di accostarsi a Gesù con un atteggiamento di abbandono e di povertà radicale. Gesù gli risponde solamente riconoscendo la sua fede. Il grande segno è questo. Qui sta l’autentico miracolo. La vista riavuta è indicazione del vedere nuovo che la fede porta nella sua esistenza. “E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo sulla sua strada”. Dal cap. 8 Gesù aveva iniziato ad insegnare ai suoi discepoli lungo la strada ciò che significava il suo percorso. Sulla strada, in cammino: non si tratta di un insegnamento da imparare ma di una relazione con lui da vivere insieme. Sulla strada Gesù si era scontrato con l’incomprensione e la durezza del cuore dei discepoli, chiusi nella ricerca dei primi posti o di un’affermazione umana. Solamente l’affidarsi pienamente a Gesù e solo un suo intervento può aprire gli occhi per seguirlo verso Gerusalemme. La strada verso Gerusalemme: la via della passione e della croce. Marco tratteggia nelle parole e nei movimenti del cieco Bartimeo un esempio del discepolo. Discepolo è colui che si lascia cambiare da Gesù, che si apre a vedere in modo nuovo. Discepolo è colui che si apre al miracolo della fede che fa vedere. La tua fede ti ha salvato. E lo seguiva infine: non un entusiasmo momentaneo ma il continuare a seguirlo sulla via di un messia che vive la sua vita come servizio fino alla fine.

Penso a quelle che possono oggi essere le cecità del nostro tempo, l’incapacità di sguardo che tiene chiusi e bloccati, incapaci di alzarsi e di mettersi a seguire quella strada del servizio che è la strada di Gesù. C’è una cecità diffusa come soddisfazione delle cose e sicurezza o paura di perdita delle sicurezze nel benessere materiale. C’è quella cecità che è incapacità di riconoscersi poveri in una società in cui il posto è assicurato solo per i primi. Incapaci di chiedere, di mendicare. C’è la cecità fatta di pretesa di onnipotenza sulla vita propria e altrui, con il fastidio per i mendicanti che passano, al punto da volerli cancellare con ordinanze comunali. C’è la cecità che diviene gelosia per quanto si ha senza guardare le fatiche di chi non ce la fa. Cecità che chiudono all’incontro con gli altri, ma anche con l’Altro che passa…

Sulla strada di Gerico Gesù incontra Bartimeo. Oggi le strade divengono sempre più invivibili, per il traffico, per l’inquinamento, per la delinquenza, per la spersonalizzazione di masse senza nome e senza volto che s’incrociano di fretta senza salutarsi. E sulla strada tanti giovani si perdono, e i più fragili divengono preda di chi sfrutta. Come riscoprire le vie, le strade, i luoghi fisici delle città dei paesi, come luoghi dove incontrare persone, in cui scoprire nomi e volti, dove superare la cecità che impedisce di vedere e dove superare l’indifferenza e l’esclusivismo della folla che emargina e allontana?

La tua fede ti ha salvato… è parola sconvolgente. Gesù parla di qualcosa che è tutto in Bartimeo. Bartimeo vive questa fede nel suo mendicare e invocare, mentre le folle lo allontanano e zittiscono. C’è una drammatica contrapposizione. Come poter scoprire la parola di Gesù che riconosce la fede al di là delle  appartenenze, fuori dalle cerchie religiose, in chi è tenuto a distanza o fatto tacere, e conduce a riavere la vista? Come ascoltare e portare questa parola rivolta a tutti coloro che nella vita sono aperti a chiedere, a cercare, si lasciano chiamare e alzare?

Alessandro Cortesi

 

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