la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XXXI domenica tempo ordinario anno B – 2012

(Corinne Vonaesch, Les pélérins d’Emmaüs)

Deut. 6,2-6; Eb 7,23-28; Mc 12,28-34

Ci si avvia alla conclusione del percorso di Gesù che Marco presenta nel suo vangelo. E proprio a questo punto, alla fine, prima dei giorni di Gerusalemme, Marco pone, sulla bocca di uno scriba, la domanda che quasi si impone come esigenza di fare luce sul senso profondo del cammino di Gesù. Perché, sulla base di come si risponde a questa domanda, si gioca anche il senso del cammino del discepolo. E la domanda è questa: alla fine che cosa è veramente importante, essenziale? Qual è il primo comandamento, la prima parola che può guidare un’esistenza ricca di senso?

E’ la domanda che può essere disputa di scuola, dibattito teologico, ma è anche l’interrogativo che può stare al cuore dei giorni e delle scelte, del modo di concepire l’esistenza non solo nei suoi grandi passaggi, ma nelle sue nascoste pieghe quotidiane e alla radice dei piccoli gesti e dello svolgimento dei propri compiti.

Gesù nell’accogliere questa domanda si distanzia dai dibattiti di scuola. Riprende la Scrittura, indica un ascolto da mantenere verso la Parola di Dio e la legge offrendo anche la novità del suo sguardo. Risponde richiamando al suo cammino e offre una chiave per leggere il senso della sua passione e morte.

Prende due testi e li cuce insieme: un primo testo dal Deuteronomio: “Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore…”. E poi un testo da un altro libro della Legge, il Levitico, che parla dell’accogliere ciò che è proprio di Dio, la sua alterità e distanza, il suo essere amore capace di dono e fonte di libertà, la sua santità: “Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo” (Lev 19,2; cfr. Lev 20,8). “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore” (Lev 19,18).

Tutto questo vale molto più di offerte di culto e sacrifici: “poiché io voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti” (Os 6,6). I profeti avevano presentato il rapporto tra Dio e il suo popolo non nei termini di una sottomissione, ma nella logica dell’amore a Dio che si fa vicino nel volto degli altri. Così Gesù non rinvia ad una serie di norme cultuali. Richiama al centro della legge secondo l’esperienza dell’Esodo. Parla così di un senso dell’esistenza che sgorga da un incontro con Dio come Tu, presenza vivente, che libera e ama, dal rapporto a Dio come un Tu da ascoltare, innanzitutto, da conoscere e amare.

Ma la presenza di Dio e l’accoglienza del suo amore e la risposta nostra ha una strada di attuazione che sta nel rapporto con gli altri. Amore di Dio e amore dell’altro, quell’altro a cui tu scopri di essere prossimo e sei chiamato a farti prossimo, non sono due direzioni diverse. Essi non sono l’amore verticale e l’amore orizzontale, spesso contrapposti in modi di intendere la spiritualità che fanno evadere dal mondo e da se stessi e rendono incapaci di effettivo amore. Ma amore di Dio e amore dell’altro divengono il medesimo percorso, il medesimo cammino. Perché l’altro ti porta ad uscire e ad andare verso l’Altro che è dentro di te e fuori di te. Perché Dio nessuno l’ha mai visto ma si fa incontro nel volto del povero con cui Gesù stesso si è identificato.

Gesù parla così un linguaggio di fede che richiama a quella fondamentale attitudine umana che è l’ascolto: l’ascolto che diviene ascolto di una Parola al cuore della vita, una chiamata di Dio ad amare. E ascolto che apre all’altro come luogo dell’incontro stesso con Dio. E’ un modo di parlare che non separa e non esclude ma annuncia il volto di Dio dei Padri e fa cogliere come questo incontro è via di umanizzazione: la sua parola è vangelo. Che cosa è veramente importante nella vita? Un percorrere il cammino nel senso dell’amore, di un amore che coinvolge cuore interiorità, scelte.  Ciò che essenziale nella vita per Gesù si colloca nello spazio del dono, da ricevere e da condividere. E si colloca nello spazio dell’incontro concreto, fatto di cuore, di anima, di forze.

Ci possiamo interrogare su alcune provocazioni per noi oggi:

Viviamo una stagione di grandi opportunità di comunicazione ma in cui è difficile star davanti all’altro ascoltandolo, il saper ascoltare. Gesù richiama quell’invito ‘ascolta’ come primo passo per un incontro con Dio che passa attraverso l’ascolto. C’è un ascolto della Parola di Dio e c’è un ascolto delle parole, della vita degli altri nella nostra esistenza, a cui lasciare spazio in modo più profondo, in cui scoprire la via per aprirsi a Dio come ‘tu’ da ascoltare.
Il dominio del mercato e di una mentalità di tipo utilitaristica comporta oggi la mancanza di considerazione per tutto ciò che non è quantificabile in prezzo, che non può essere commercializzato. In un tempo in cui tutto ha un prezzo vale la pena scorgere ciò che si sottrae al calcolo e allo scambio. L’amore si sottrae alla logica dell’utile per aprire altri orizzonti della vita. Sono questi gli orizzonti della relazione e del dono, gli orizzonti non di ciò che è utile nell’immediato ma di quanto rimane per sempre, la prospettiva di un incontro con Dio stesso nel farsi prosssimo dell’altro.

Spesso si è diviso amore di Dio e amore del prossimo come due grandezze opposte o contraddittorie: Gesù pone insiemequesti due amori e ne parla come di un medesimo movimento. Tutto quello che è relazione che umanizza la persona e la apre all’incontro diviene luogo di esperienza di Dio e l’amore steso di Dio si fa vicino e si lascia nella concretezza di un dono all’altro. Siamo chiamati a scoprire i segni di amore presenti, vicini a noi, di chi riconosce nel volto dell’altro una chiamata e un appello ad amare; ed anche testimoniare che in questo sta veramente il vangelo, ciò che è essenziale nella vita.

Al termine del percorso di Gesù Marco fa emergere una domanda su ‘ciò che è più importante’. E’ una indicazione di essenzialità. Spesso la nostra vita è occupata da tante domande e preoccupazioni che ci fanno rimanere alla periferia e non al centro della vita e si ha quasi paura di porre le domande sulle cose più importanti. Far emergere questi interrogativi è opportunità per cercare l’essenziale, forse per divenire più semplici, più capaci di autentica umanità e di apertura al vangelo.

Alessandro Cortesi op

 

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