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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

I domenica di avvento – anno C – 2012

DSCF3173Ger 33,14-16; Sal 24; 1Tess 3,12-4,2; Lc 21,25-36

Ognuno attende qualcosa nella vita anche se spesso non riesce ad esplicitare i desideri del cuore. Spesso l’attesa è soffocata dall’abbondanza di cose, di rumore, che soffoca lo spazio dell’apertura ad altro. Ci sono le attese superficiali, le molte vacue attese di un mercato che genera continuamente bisogni, e cose da attendere con ansia.  E ci sono attese profonde, quelle che non possono essere appagate solamente dall’abbondanza delle cose e degli strumenti tecnologici. Quelle che non sono tacitate da tutte le forme del divertimento seminato a piene mani e che inducono ad essere solamente consumatori di cose o di esperienze. Vi sono attese nelle profondità del cuore che fanno rimanere inquieti e in ricerca, e poi le attese quotidiane che emergono con forza nel tempo della crisi. Anche le più piccole attese sono grembo di una attesa che sta al fondo della vita umana. Si attende qualcosa o qualcuno mentre tutto attorno si fa più buio e impaurisce. Ci chiediamo oggi come vivere un’attesa nella fede nel tempo della crisi.

Dai testi di questa domenica si possono cogliere alcune vie per vivere l’invito che segna il tempo dell’avvento, l’invito a stare svegli, a vigilare coltivando una speranza in cui è presente il profumo della gioia:  “Padre santo, che mantieni nei secoli le tue promesse, rialza il capo dell’umanità oppressa da tanti mali e apri i cuori alla speranza, perché sappiamo attendere…il ritorno glorioso del Cristo… ”

Il Dio della promessa non viene meno. “Verranno giorni in cui io realizzerò le promesse… farò germogliare per Davide un germoglio giusto”. Di fronte a tutto ciò che contraddice le attese, Dio rimane fedele. La sua fedeltà si manifesta in piccoli segni di vita che vincono il gelo della morte, così come un germoglio si affaccia come promessa di vita da un ramo che sembra ormai secco e senza futuro. Un germoglio è indicazione che una nuova vita sta emergendo già, mentre tutto attorno sembra soffocare e smentire ciò che solo uno sguardo capace di attenzione riesce ad individuare. Il germoglio è anche appello e invocazione: questa vita va protetta, custodita con meraviglia, coltivata. Solamente chi conosce la pazienza dell’attesa e la fatica del maturare di cose nuove e di tempi nuovi, può coltivare germogli. Un tempo nuovo è annunciato da quel germoglio: sono i piccoli segni che ricordano che Dio è fedele alle sue promesse e che questa storia è una storia visitata. Avvento è tempo di maturazione di uno sguardo capace di fermarsi ai piccoli segni di vita attorno a noi e dentro di noi: sono segni di un tempo nuovo. C’è un mondo che sta venendo meno, ma questa storia è essa stessa grembo di un venire che si sta affacciando. Non è speranza vana ma fondata sulla fedeltà di Dio alle sue promesse.

“Quando cominceranno ad accadere queste cose risollevatevi e levate il capo perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi che i vostri cuori non si appesantiscano…”. L’invito di Luca alla sua comunità è ancora nella linea di saper leggere i segni: la vostra liberazione è vicina. Nel tempo della prova è facile lasciarsi vincere dal pensiero che non c’è futuro e che siamo nella fine. La parola del vangelo è invito a non assecondare i sentimenti di desolazione e catastrofismo. E d’altra parte è invito a guardare in faccia il presente, a rimanere in questo tempo, ma con uno sguardo che si leva alto: senza fuggire dalla responsabilità nella storia, ma accogliendo la chiamata a stare in questo tempo, nella speranza. Può essere la scoperta che in un tempo in cui per molti la crisi fa venir meno ogni speranza, si può scoprire il senso profondo di una promessa che riguarda tutti i popoli e l’intera storia come una storia che lega insieme, che apre ad una solidarietà e a dun senso della vita da affrontare non contro l’altro, ma insieme.

“Vegliate in ogni momento pregando”. Il senso profondo del vegliare sta nelle parole di Paolo ai tessalonicesi: “Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi …”. Il tempo della crisi è opportunità per cambiare direzione di vita, per aprirsi ad orizzonti nuovi , per scoprire l’importanza dell’ascolto. E’ occasione per ospitare le attese di cose essenziali che provengono da altri vicini e lontani, per scoprire il legame che unisce e suscita un impegno per ‘sortire insieme’ dalle prove.   Vegliare è non farsi rendere insensibili e scoprire le chiamate alla compassione. Tempo dell’essenziale e della semplicità. E’ un tempo in cui non lasciare che il cuore divenga pesante, incapace di aprirsi al senso del cammino. In un mondo che finisce scorgere i segni di vita nuova che aprono ad una speranza nutrita di gioia.

Avvento è tempo di attesa, è anche tempo di nascita. L’avvento ci ricorda che l’uomo è essere di attesa ed essere di nascita. E nell’umanità sono le donne le custodi dell’attesa e della nascita: a loro è data in modo particolare quella conoscenza esistenziale che non si pone sulla linea del possesso e della conquista ma si fonda sulla percezione fondamentale di mancanza, sulla ricerca, sulla accoglienza. Un modo di custodire l’attesa e la nascita indicazione di una conversione per tutti ad uno stile di vita diverso.

Alessandro Cortesi op

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