la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

II domenica di Avvento – anno C – 2012

DSCF2666Bar 5,1-9; Fil 1,4-6.8-11; Lc 3,1-6

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare… Luca è attento ad indicare date e nomi, luoghi e indicazioni geografiche. Ricostruisce così un quadro di tempo e di spazio in cui la vicenda di Gesù si inserisce. E la sua attenzione si concentra su Giovanni il Battista e il messaggio al centro della sua vita.

Si potrebbero cogliere alcuni aspetti propri di questa pagina che divengono motivo di riflessione per il nostro cammino di fede oggi.

Luca colloca Gesù in una storia: non è preoccupato di costruire una biografia di Gesù – i vangeli non sorgono come opera di cronaca e con intenti biografici – ma è molto attento nell’indicare che la vicenda di Gesù è quella di un uomo, membro del popolo d’Israele che s’inserisce in una storia ed in un tempo. Parlare di Gesù, per Luca, implica riferirsi ad una vicenda storica, concreta di un uomo che ha incrociato altre persone: in particolare per lui è stato importante un incontro che ha segnato una svolta nella sua vita, con Giovanni Battista.

In questa storia Luca evidenzia il peso dei grandi imperi e delle vicende politiche e di spartizione di territori e di aree di potere. Legge anche la presenza di una autorità religiosa indicata nei capi del sinedrio, punto di riferimento del sistema religioso del tempo.

Ma in questa storia, segnata da capi e da autorità che rappresentano i sistemi del potere, politico e religioso, Luca improvvisamente fa scorgere uno squarcio che apre questa storia ad un’altra dimensione. Non solo apre a considerare che in questa storia è da ricercare la presenza dell’agire di Dio, ma l’attenzione alla parola di Dio smaschera una storia fatta dai dominatori come storia di grandezze fatue e instabili. La presenza di ciò che rimane, della Parola va cercata altrove.

Dopo aver parlato dei poteri politici e religiosi infatti Luca improvvisamente conclude: “la parola di Dio venne su Giovanni”. Giovanni il Battista si fa accogliente della parola di Dio che scende. In questa storia, in cui sembra che gli attori principali e unici siano i potentati umani, v’è una dimensione presente e nascosta: è l’agire della parola che non segue le logiche del potere umano, ma segue altre vie ed emerge altrove. Non nel dominio dell’imperatore o nel potere dei sacerdoti nel tempio, ma nella vicenda di un profeta che si allontana da Gerusalemme, che lascia la sua famiglia di origine sacerdotale per dedicarsi totalmente ad un annuncio di preparazione ad un intervento imminente di Dio nella storia. La parola di Dio scende nel deserto. E il deserto si contrappone alle sedi delle coorti imperiali presiedute dal prefetto, dai palazzi ellenistici costruiti da Erode, vassallo dei romani, e dal Tempio di Gerusalemme, sede dei sommi sacerdoti e della classe sacerdotale.

Mi sembra che Luca suggerisca così due atteggiamenti da coltivare: il primo è l’attenzione alla vicenda di Gesù stesso radicata in una storia. E’ stato veramente uomo e va ascoltata  e letta la storia in cui egli ha vissuto. Ma la storia va letta non lasciandosi prendere dalla visibilità dei dominatori, ma alla ricerca dello scendere della Parola di Dio. Questa storia va letta anche per comprendere quale via Gesù ha seguito, che tipo di umanità ha indicato con il suo cammino umano. In particolare il fatto che Gesù sia stato affascinato dalla presenza del Battista – un dato indiscusso del suo percorso storico – costituisce una domanda che Luca apre. Come mai Gesù vide in Giovanni qualcuno di importante per  il suo cammino? Perché proprio il Battista, questo profeta che lasciò la sua famiglia di stirpe sacerdotale – figlio di Zaccaria – per recarsi nel deserto, lontano da Geruslaemme, dal sistema religioso e lontano dai centri del potere politico? E poi in quale modo Gesù si distaccò anche da Giovanni presentando un annuncio ed un volto di Dio diverso da quello del Battista?

In secondo luogo Luca suggerisce di sostare sulla dimensione del deserto, dove Giovanni si reca e dove la Parola si rende presente. E’ il percorso scelto da Gesù quando si recò dal Battista nel deserto. E’ anche il passaggio richiesto ad ognuno che desideri seguire Gesù. Il deserto è luogo che  rinvia all’esodo e all’esilio, luogo in cui scoprire una dimensione di pellegrinaggio e di cammino come aspetto costitutivo dela fede stessa: il deserto è luogo di conversione alla parola, al modo di agire di Dio, luogo di incontro con Dio senza appoggi umani. Una fede in cammino, sciolta, libera, capace di cambiamento e di mettersi in discussione. Spoglia di certezze che derivano da costruzioni culturali, di potere e racchiuse in sistemi religiosi, ma alla ricerca del soffio della Parola. Un invito ad un fede povera, ma per questo più autentica, nel seguire il cammino di Gesù e nel riscoprire il suo cammino umano…

Alessandro Cortesi op

 

 

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