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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

III domenica di Avvento – anno C – 2012

installazione a Agueda (Portogallo) di studio design IvoTaravaresSof 3,14-18; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18

“E le folle lo interrogavano dicendo: che cosa dunque faremo?” Giovanni Battista è una figura chiave per comprendere Gesù. Attraverso di lui è necessario passare perché Gesù ha scelto di passare attraverso l’incontro con Giovanni. Ma anche è importante perché Gesù va oltre Giovanni. Ed è così passaggio ineludibile nel cammino di chi intende seguire Gesù. Luca infatti vede nel Battista l’annunciatore, colui che precede Gesù che viene come ‘il più forte’: “viene colui che è più forte di me”. Gesù è presentato come il veniente, ed è additato come il forte che vince e porta liberazione e salvezza. Porta ‘vangelo’, bella notizia oltre ogni confine, in una dimensione nuova che tocca non solamente un gruppo, un popolo, ma apre tutte le chiusure. Luca poco prima in rapporto alla predicazione di Giovanni aveva infatti ripreso il testo di Isaia (40,3-5) e a differenza degli altri sinottici era giunto nella citazione sino al v.5: “ogni carne vedrà la salvezza di Dio”.  Il venire di Gesù è dono di liberazione e di vita per tutti, fuori dai recinti culturali e religiosi.

“Che cosa dunque faremo?” La domanda non riguarda tanto la richiesta di ‘cose da fare’, di comportamenti da tenere, quanto piuttosto la questione di una trasformazione interiore che segni l’esistenza nella sua interezza. Sono elencate così tre categorie di persone a cui il Battista indica cosa fare. Sono le folle, poi i pubblicani, esattori delle tasse e i soldati dell’impero romano. Ad ognuna di esse si pone un’esigenza nella direzione non della richiesta di qualcosa di eccezionale ma di vivere un’attitudine di giustizia e di attenzione all’altro.

Innanzitutto Giovanni indica la logica della condivisione: “chi ha due tuniche faccia parte con chi non ne ha”. Il primo passaggio di una vita nella linea della conversione sta nel guardare a chi ha meno, nello sguardo che tenga conto dell’altro e nella decisione di condividere. Ai pubblicani è indicato di accontentarsi di quanto è stabilito, di non esigere oltremodo e di attenersi alla regola richiesta. E’ ancora un modo di agire in cui si apre alla considerazione dell’altro a non schiacciarlo, a rispettarlo. Ai soldati Giovani richiede di non maltrattare e di non usare violenza, indica loro l’esigenza di essere onesti nel riconoscere la dignità delle persone. Sono indicazioni che non chiedono l’abbandono del proprio ruolo e compito, ma suggeriscono vie per vivere con uno stile diverso, guardando gli altri. Sono una via di umanizzazione: si tratta di vivere il proprio compito ma secondo una logica di giustizia.

Giovanni annuncia una presenza di ‘colui che viene’ visto nell’atto di compiere un giudizio: “egli ha il ventilabro nella sua mano per mondare la sua aia per raccogliere il frumento nel suo granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile”. Nel momento del venire del Signore si attuerà una rivelazione dello spessore delle cose. C’è una separazione che avrà luogo tra ciò che conta veramente e ciò che nonostante le apparenze manifesterà la sua inconsistenza, come la paglia che viene consumata presto all’avvampare del fuoco. C’è del grano che viene raccolto, ma c’è pula che rivela la sua inconsistenza e viene bruciata.

Luca in qualche modo a conclusione sottolinea anche un tratto della predicazione di Giovanni che prepara Gesù: “raccomandando dunque anche molte altre cose, annunciava al popolo la buona notizia”. Giovanni è profeta che si rivolge non ad un gruppo chiuso e separato, come era ad esempio la comunità di Qumran che pure attendeva la battaglia finale e l’avvento di due messia. La parola di Giovanni raggiunge tutti anche coloro che erano ritenuti esclusi dal mondo religioso e a tutti suggerisce la possibilità di accogliere una notizia di salvezza: ‘ogni carne vedrà la salvezza del Signore”.

In questo annuncio di una venuta imminente di un giorno di JHWH con i caratteri di un giorno di giudizio e di fuoco, sta un tratto della visione di Dio di Giovanni, secondo gli schemi della mentalità apocalittica: Dio viene per porre fine a questo mondo e per dare inizio ad un nuovo mondo diverso da quello attuale. La preparazione e la conversione richiesta da Giovanni ha i caratteri di un’attesa e di un cambiamento per rendersi disponibili ad una novità che giunge come rottura e come giudizio.

In questo si ritrova la grandezza ma anche il limite di Giovanni: è Giovanni infatti il profeta dell’attesa, ma il volto di Dio che egli attende è un Dio del fuoco. Rimarrà spaesato di fronte alla testimonianza e all’annuncio di Gesù che presenta non un Dio del giudizio ma della salvezza offerta gratuitamente e che chiede solo l’accoglienza nella fede. Luca – nel corso del vangelo – presenta l’invio dei discepoli da parte di Giovanni a chiedere a Gesù: “sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,19). Giovanni è veramente un grande profeta e tuttavia l’annuncio di Gesù si porrà in discontinuità con il suo annuncio di un giudizio, perché si connota come annuncio di gioia, di un venire di Dio che si fa vicino e cercatore dei perduti.

Sta qui il messaggio centrale di questa domenica al cuore del cammino dell’avvento: “gioisci, esulta rallegrati, fa festa, perché il Signore Dio è in mezzo a te”. L’invito sta nel trovare la radice profonda di uno sguardo alla vita nei termini della gioia perché il Signore viene. Non per altr motivi. C’è un veniente nel deserto delle nostre esistenze. Ma in questo tempo e in rapporto a questo invito alla gioia le richieste del Battista aprono una considerazione: è possibile ed è importante sperare non solo nel veniente, ma anche che questo suo venire trasformi i cuori. Avvento è tempo di attesa non solo del venire di Dio, ma del cambiamento possibile, del venire di una umanità disponibile a lasciarsi cambiare. E’ sguardo di speranza nel venire di Dio, ma anche sguardo di speranza sui volti e sui percorsi umani, per tutti, non nella confusione di una grazia a buon prezzo, ma nell’esigenza di una responsabilità che accoglie un dono immeritato di presenza: ogni uomo vedrà la salvezza di Dio…

Alessandro Cortesi op

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