la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Epifania del Signore

DSCF3213Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-6; Mt 2,1-12

Epifania è festa di luce. C’è un aspetto che colpisce nel messaggio di speranza che un profeta del tempo dell’esilio annuncia ad un popolo piegato dalla fatica: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te”.

La parola del profeta è invito a riconoscere che nella vita di un popolo oppresso la fedeltà del Signore non viene meno: da qui l’esortazione a non rimanere chiusi, immobili, ad alzarsi, a prepararsi, come nel vestirsi per un occasione importante. C’è nella vita una luce, la luce di un volto che viene. Se qualcuno viene la solitudine e la trsitezza dell’abbandono non sono l’ultima parola.

Ma c’è anche un altro movimento di venire che occupa questa pagina: “cammineranno le genti alla tua luce…”. La luce da accogliere permette di alzare lo sguardo e di vedere qualcosa di nuovo. La luce accolta si fa spazio di un cammino che allarga i confini: “alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te…”. I momenti della crisi e della sofferenza fanno abbassare lo sguardo, conducono a ripiegarsi, a rinchiudersi a tutto ciò che è altro. La ‘nebbia fitta’ che avvolge i popoli può essere immagine attualissima per indicare la situazione in cui vivamo oggi in una difficoltà e oscurità che avvolge e permea le dimensioni del vivere sociale ed anche di un vivere ecclesiale segnato da chiusure, irrigidimenti, incapacità di dialogo con questo tempo e di porre in atto gesti che infondono speranza. L’annuncio profetico indica un duplice alzarsi: ‘alzati e rivestiti di luce’ perché c’è una luce del Dio fedele, la sua presenza che non viene meno, che si fa accanto anche nel dolore. Ma c’è anche un venire di altri… ‘tutti verranno…’. E’ questa l’indicazione a scorgere una speranza che si compie nell’incontro. C’è questa dimensione importante del manifestarsi del Signore: si manifesta venendo incontro ed insieme generando incontro. E’ un incontro che si svolge nel cammino, si apre alle genti che vengono da lontano, in una luce che si rende presente e porta il cuore ad allargarsi – “si dilaterà il tuo cuore…” – per fare spazio a presenze nuove.

Epifania è festa di luce e festa di incontro: è andare incontro al Signore che viene, e lasciarsi incontrare dal suo venire nei volti di chi, da lontano, dai più perduti sentieri, è aperto alla ricerca, all’interrogarsi e al mettersi in viaggio verso orizzonti ignoti.

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I magi sono persone in ricerca: colpisce la loro limpidezza di attenzione – che la pagina del vangelo di Matteo sottolinea – nel confronto con le paure e con i sotterfugi di Erode. Rimase turbato lui, ed uno scotimento avvolse tutta Gerusalemme, luogo di un potere bloccato e irrigidito. Un re che ha il volto di un bambino può mettere in pericolo gli assetti del potere costituito. Lo mette in discussione anche perché smaschera un modo di gestire il potere preoccupato del proprio utile e del mantenimento dei privilegi e indifferente alla vita dei poveri. Ma anche gli scribi sono presentati nell’indisponibilità a mettersi in discussione. Per loro la lettura delle Scritture è fonte di un sapere che non trasforma la vita. Sanno tutto e rispondono ad importanti quesiti ma non vivono alcuna ricerca, sono anch’essi chiusi in un possesso in cui nulla c’è da ricevere e da donare.

Il cammino dei magi appare così nel contrasto come un cammino particolare, simbolo del percorso di ogni credente. E’ cammino al seguito di una luce. Anche il loro è un alzarsi, per inseguire una luce: può essere questa una luce interiore, oppure il simbolo della ricerca di un sapere che muove la vita e la fa andare oltre. La tensione ad una luce, percepita nell’interiorità o indagata nello studio, li conduce ad andare avanti, ad inseguire segni, anche a sognare insieme, ad interrogarsi e rimanere nella ricerca. I magi divengono così figura di tanti che da lontano, da oriente, dove la luce al mattino emette i suoi primi timidi raggi, si mettono in cammino alla ricerca di luce nella loro vita, a rintracciarne i percorsi suggeriti. Anch’essi camminano insieme e vivono nella attitudine non di qualcosa da trattenere ma di un dono da offrire. Recano con sé qualcosa che esprime la preziosità di ciò che veramente vale: il lasciarsi incontrare e lasciarsi trovare. Proprio loro che tanto hanno camminato e inseguito. Nessun tesoro può eguagliare la ricchezza dell’incontrare e del lasciarsi illuminare dall’incontro.

La pagina di Matteo al centro indica una grandissima gioia: la gioia di una luce che diviene volto. In qualche antico affresco la luce della stella racchiude un volto, il volto del bambino. Forse per i magi di ogni tempo la grande scoperta è che l’incontro con Gesù stava al cuore della luce che guidava le loro ricerche. Quel volto è meta di un incontro che non li fa rimanere lì, ma li fa tornare, tuttavia per altre strade, rispetto a quelle del potere di Erode. In tanti percorsi di persone che s’interrogano  sul senso della vita c’è già una luce: è la luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo (Gv 1,9).

Forse dovremmo avere più fiducia nel venire di Dio che guida le ricerche e apre i cuori a camminare e in questa luce che sta al fondo di ogni cuore.

Forse dovremmo essere più capaci di testimoniare un annuncio di gioia e di rinviare ai piccoli segni: un bambino in braccio a sua madre.

Forse dovremmo scoprire il senso della vita nella logica non dell’immobilità della paura di perdere privilegi e sicurezze umane, ma nella direzione della gioia per l’incontro, e del dono da offrire.

Ci sono piccole e grandi epifanie nella vita di ognuno che dicono come il venire di Dio che si fa vicino nella inermità di un bambino in braccio a sua madre si nasconde sempre tra le pieghe di un cammino e di un incontro con l’altro…

Alessandro Cortesi op

 

 

 

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