la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XVI domenica tempo ordinario – anno C – 2013

DSCF3994Gen 18,1-10; Sal 141; Col 1,24-28; Lc 10,38-42

Appena li vide corse loro incontro…

L’incontro presso le querce di Mamre è un meraviglioso incontro di ospitalità data e ricevuta. Abramo non indugia nel correre incontro a tre uomini giunti presso di lui, alla sua tenda, nell’ora più calda del giorno. Il volto di quei tre inattesi ospiti, nel deserto, racchiude qualcosa di più grande e quell’incontro diviene momento di svolta nella vita di Abramo. Egli scorge infatti nella visita di tre sconosciuti la presenza nascosta di Dio stesso che si fa a lui incontro come straniero. Il Dio che lo aveva chiamato facendogli alzare lo sguardo nella notte stellata lo raggiunge ora nei volti di chi giunge da lontano, sconosciuto, inatteso.

Abramo vive una ospitalità fatta di parole e di gesti: chiede ai visitatori di fermarsi e prepara per loro tutto ciò che di meglio può offrire. La condivisione del cibo preparato con urgenza è elemento centrale in questo racconto. I cibi da approntare, la fretta nel predisporli, il coinvolgimento in prima persona di Abramo che va a prendere il capretto sono tutti tasselli di un quadro di ospitalità in cui l’attenzione a chi è giunto diviene servizio e dedizione concreta. Mangiare insieme diviene segno di un incontro in cui l’altro, sconosciuto è accolto come vicino e familiare.

Da questo incontro la vita di Abramo ne uscirà trasformata perché proprio in questo momento di ospitalità ad Abramo è annunciata la promessa del dono di un figlio a Sara sua moglie. Il Signore della chiamata e della promessa si rende vicino nella visita di ospiti sconosciuti e apre la vita di Abramo ad accogliere un dono che non è qualcosa ma è qualcuno: un figlio, segno della fedeltà di Dio alle sue promesse e segno anche di una relazione vivente. La promessa di una discendenza trova così un passo di compimento.

Gesù entrò in un villaggio e una donna di nome Marta lo accolse nella sua casa…

La vita di Gesù è segnata da momenti di ospitalità. Marta offre a Gesù una casa e vive la premura del servizio. Maria vive anche lei l’accoglienza, seppure in modo diverso. È seduta ai piedi di Gesù e ascoltava la sua parola. Se Marta vive un’accoglienza nel servire Maria offre l’accoglienza dell’ascolto, e si fa lei stessa casa per le parole di Gesù. Perché non vadano perdute.

Forse queste due figure, ricordo di un famiglia di amici nella cui casa Gesù sperimentò la bellezza dell’amicizia umana, sono presentate da Luca come esemplari di due atteggiamenti essenziali ad una vita che cerca di vivere ciò che è più importante – così come il dottore della legge aveva chiesto a Gesù poco prima. Gesù, rispondendo a quella domanda, nella parabola del samaritano aveva proposto una prassi segnata dall’attenzione, dalla cura e dalla compassione per l’altro.

Luca fa seguire alla parabola del samaritano questa scena nella casa di Marta e Maria, quasi a continuazione e completamento di quel dialogo. Nelle modalità diverse di accoglienza di Marta e Maria sono così indicati due atteggiamenti essenziali: il servizio nell’ospitalità e l’ascolto della persona di Gesù, delle sue parole. Due momenti che non possono andare disgiunti nella vita del discepolo.

Marta vive il servizio mettendo a disposizione le sue energie, attuando un servizio concreto. Luca ricorda che questo servizio va insieme, nella vita del discepolo, con un’attitudine che sta a fondamento e radice di ogni servizio: l’ascolto. Maria seduta ad ascoltare esprime quell’ospitalità radicale che è accoglienza della via e della parola, di Gesù. Marta e Maria sono così presentate da Luca come discepole sorelle. La fatica e la dedizione dell’ospitalità vissuta come servizio è nella linea dell’invito di Gesù ‘Va’ e anche tu fa’ lo stesso’. Maria nel suo ascolto dice l’importanza e la centralità dell’incontro con la persona: concentra tutta la sua accoglienza nel trattenere le parole. E vive in  tal modo l’ospitalità più disarmata e più accogliente: da ospitante si fa ospitata.

Queste pagine ci invitano a riflettere in rapporto al nostro tempo.

Siamo divenuti oggi analfabeti in fatto di ospitalità: ospitalità è lasciare spazio all’altro. E’ anche chiedergli di non passare oltre senza fermarsi. Negli incontri di ospitalità quotidiana – ci dice la Bibbia – si vive un incontro con  il Dio ospitale, che si fa nostro ospite.

Viviamo tempi tristi in cui parole del più bieco razzismo trovano possibilità di essere pronunciate senza una condanna decisa e generalizzata. Atteggiamenti razzisti, parole di esclusione sono il contrario dell’ospitalità a cui il vangelo richiama i credenti. Proprio in tale atmosfera ammorbata e pericolosa creare luoghi di ospitalità oggi, dove l’accoglienza sia una testimonianza che la vita umana stessa non può essere pensata senza l’altro è quanto mai urgente, ed è una emergenza umana ed evangelica.

Luca presenta l’importanza della casa di Marta e Maria, la casa di Betania, come casa dell’amicizia. Gesù nella sua umanità sperimenta l’importanza dei rapporti con gli amici e sa gustare la gioia dell’amicizia. I gesti di Marta e Maria incidono sulla vita di Gesù che si lascia interrogare e per primo vive l’ascolto nell’amicizia. Nei luoghi quotidiani, nella casa, in situazioni di amicizia Gesù comunica il vangelo. E’ forse questa una indicazione preziosa per scoprire la necessità di coltivare oggi luoghi di amicizia, luoghi in cui vi sia tempo e disponibilità per l’ascolto, dove le persone si sappiano accolte e ascoltate prima di tutto. Lì il vangelo come bella notizia di ospitalità può germogliare.

La pagina di Luca culmina con la sottolineatura dell’importanza dell’ascolto. Invita a riflettere sull’importanza di lasciare spazio all’attitudine ricettiva di chi sa stare di fronte all’altro, non con la pretesa subito di offrire qualcosa ma nella disponibilità ad accogliere. C’è un ascolto della storia da attuare nel lasciare spazio alle domande e ai percorsi di popoli. C’è un ascolto delle persone, che richiede tempo e pazienza mentre si pensa spesso che debba prevalere la fretta anche nei rapporti con gli altri. Ogni persona ha bisogno profondo di quell’accoglienza che si esprime nell’ascolto della sua storia, nel ritenere importante la sua vita, nel considerare l’unicità del suo volto.  C’è anche un ascolto di Gesù, delle sue parole, del suo stile di vita, da coltivare nella vita dei credenti perché anche il servizio, l’impegno e la cura  possano trovare il loro orientamento e il loro senso più profondo.

Alessandro Cortesi op

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