la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XIX domenica – tempo ordinario – anno C – 2013

DSCF4031Sap 18,3-9; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12,32-48

“Cercate piuttosto il suo regno e queste cose vi saranno date in aggiunta. Non temete piccolo gregge, perché al Padre è piaciuto dare a voi il regno…”
La parola chiave che apre questa pagina di Luca può essere colta in due verbi: ‘cercare’ e ‘non temere’. Talvolta a questo proposito si usa un linguaggio improprio ed erroneo: si parla infatti di ‘costruire’ il regno di Dio. Questo versetto di Luca aiuta invece a cogliere che il ‘regno di Dio’ – questo elemento che sta al cuore della predicazione di Gesù – è innanzitutto un dono, da cercare e da accogliere, non da ‘costruire’ ma da ‘cercare’. Non da realizzare ma da scoprire e ricevere come il grande tesoro che apre ad orientare tutto in questa nuova direzione. Solo per questo Gesù chiede ai suoi di ritenere ogni altra dimensione della vita meno importante della ricerca del regno, fino al punto di ‘vendere tutto’ per farsi un tesoro sicuro nei cieli “perché dov’è il vostro tesoro là sarà anche il vostro cuore”.

Il regno di Dio è un dono di vicinanza. Nel linguaggio di Gesù il regno indica che Dio interviene e prende le parti dei poveri e degli indifesi perché la sua attitudine fondamentale è la misericordia e la compassione. Dio è buono e desidera una vita buona per tutti: per questo si pone dalla parte di chi nessuno difende ed apre una storia nuova.

“Non temere piccolo gregge”: questa indicazione alla piccolezza non fa riferimento ad una esiguità di numero, ma indica che solo chi rimane nella condizione di chi è piccolo, di chi è disposto a cercare e ricevere può accogliere il regno.

“Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese, siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che quando arriva e bussa gli aprano subito…”
La condizione della comunità che Gesù desidera è espressa nell’attitudine di chi sta partendo per un cammino: con le vesti strette ai fianchi, con le lampade accese. E’ una allusione al cammino dell’esodo, nella notte, guidati da quella nube luminosa che indicava il cammino. Nella notte l’atteggiamento richiesto è la vigilanza, il restare svegli. Si tratta di una viaggio nell’attesa di colui che viene. In questo ‘frattempo’ che è tempo dell’attesa la chiamata fondamentale è quella di rimanere svegli, capaci di fedeltà nel quotidiano.

L’esodo per Israele era stato cammino di uscita dalla condizione della schiavitù, uscita dall’impero del faraone. Anche la vita di ogni credente e della comunità di Gesù è chiamata ad uscire dal regno dei nuovi faraoni per entrare nel regno di Dio, accogliendo la compassione del Padre che ha cura dei suoi figli e che chiede di attuare rapporti nuovi.

Nela parabola del padrone che si assenta per andare alle nozze viene indicata così una rivoluzione nel modo di pensare a Dio stesso. Dio non è un faraone, non è padrone che costringe e controlla. E’ invece qualcuno che si assenta, che lascia la sua casa nelle mani di altri. Ha la libertà e la grandezza di chi sa affidare una responsabilità, per custodire, per farsi carico delle cose e degli altri, per condurre le cose non da schiavi ma da liberi.

Così coloro che hanno incontrato Gesù sono chiamati a vivere quello che Gesù ha vissuto, la vita intesa come un servizio in cui l’essere grandi si realizza nell’aver cura: quando il padrone tornerà, trovando i servi svegli “si stringerà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Luca nel suo vangelo pone queste parole sulla bocca di Gesù proprio nel contesto dell’ultima cena quando Gesù indica il significato profondo della sua vita: «Chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse chi sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,27).

La parabola del servo che dice ‘il padrone tarda a venire’ e comincia a percuotere gli altri servi è indice di una radicale incomprensione del volto di Dio: egli non è padrone che sottomette e si impone con la forza, ma Signore che affida gli uni agli altri, perché ciascuno impari a rispondere davanti agli altri non spadroneggiando ma prendendosi cura. Non padroncini sottomessi ma amministratori responsabili.

Possiamo cogliere da questa pagina alcune indicazioni per noi oggi.

La parola ‘piccolo gregge’ è invito a mantenere uno stile di piccolezza. E’ una indicazione a non seguire ideali di grandezza e di affermazione in termini di preoccupazione per se stessi, senza mantenere al primo posto la logica del servizio. Porre in primo pano la ricerca del regno di Dio significa scoprire che nella vita alla radice dell’esistenza umana stessa sta un dono. Un dono da custodire e da cui trarre motivi di servizio nella cura e nella responsabilità per altri. L’invito di Gesù è di non perdere mai di vista tale orizzonte, anche nella vita della comunità, della chiesa. In questo senso il cammino da compiere è molto perché è facile venir meno a questa libertà così esigente.

‘Siate pronti’. E’ un invito alla vigilanza, al non addormentarsi e venir meno ad uno sguardo capace di prontezza nel cammino e di mantenere le lampade accese. Il cammino è un esodo che si rinnova nella vita ed implica il coraggio della libertà contro le continue tentazioni di inseguire i nuovi faraoni o di costruire idoli a portata deli desideri di potere umano. C’è una vigilanza oggi da attuare nella vita sociale e politica, laddove si attuano manovre da parte di chi vuole imporre logiche di imposizione e di asservimento. C’è anche una vigilanza nella vita della comunità per mantenersi piccolo gregge. C’è una vigilanza nella vita personale per saper mantenere una attitudine di ricerca del regno con le lampade accese. La lampada da mantenere accesa è la luce che viene dalla Parola (lampada ai miei passi è la tua Parola…è la preghiera del salmo 109,105) per saper cogliere negli avvenimenti, nella storia e nella vita i segni delle chiamate del Signore, le tracce della sua presenza che ci chiede di rispondere con la cura e e il servizio, i segni del suo ritorno. Mantenere le lampade accese è stare nell’attesa, atteggiamento fondamentale del credente che invoca ‘Vieni Signore Gesù’ e attende con speranza la sua venuta.

Alessandro Cortesi op

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