la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XXIII domenica tempo ordinario – anno C – 2013

7 Gesù incontra le donne di Gerusalemme(Serena Nono, ciclo della passione)

Sap 9,13-18; Sal 89; Fm 9-17; Lc 14,25-33

Il libro della Sapienza invita a cogliere il limite del sapere umano. Pur con tutto il suo fascino, la sua grandezza, le sue fatiche e le sue conquiste, la scienza umana, che guarda alle cose della terra, si percepisce limitata, e può aprirsi a scoprire una sapienza che riguarda le ‘cose del cielo’, il senso della vita, l’orizzonte finale del vivere e dello stesso sapere: “A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo?”

E’ una domanda aperta che viene condivisa da quanto credenti e non credenti si lasciano provocare dalla vita. Questi versetti possono essere accostati ai pensieri di un anziano esperto di psichiatria e di educazione, Vittorino Andreoli che proprio in questi giorni ha scritto un pagina illuminante sulla saggezza in rapporto alla situazione che oggi viviamo: “La saggezza è sapere che l’Io senza il Noi delira e diventa carne da manicomio. La saggezza non è potere: faccio perché posso, ma semmai è un muoversi lentamente per fare qualcosa che serva a tutti. La saggezza non urla, è meditazione. Si basa sulla fragilità dell’uomo, che è una sua caratteristica strutturale, esistenziale. Il potere è la forza che sottomette, la fragilità è il bisogno dell’altro, senza è come trovarsi in un deserto dove si esperiscono soltanto illusioni. L’amore nasce dalla fragilità, dal senso del proprio limite. Ma l’amore è diventato mercato: si compra e si vende. Domina la stupidità, il credere di essere dèi mentre si è soltanto mistero, di essere grandi e si è attaccati ad ‘un filo di ragno’. Dominano la furbizia, l’inganno di chi crede di imbrogliare l’altro e sta truffando se stesso, l’invidia di chi corre per aver ciò che un altro possiede e si dimentica di quanto ha. La saggezza non è la giustizia dei tribunali, non è la verità che puzza sempre di sopraffazione, è la ricerca continua di senso, di pace, di serenità”. (da ‘Il Fatto quotidiano’ 3 settembre 2013).

In questi giorni stiamo vivendo ancora il pericolo di un nuovo inizio e di un’estensione dagli esiti imprevedibili del conflitto armato nella regione della Siria, dove migliaia di persone soffrono per una guerra civile che dura da due anni. Nella complessità di tale situazione appare sempre più chiara l’assurdità della guerra, l’insania di pensare di risolvere i conflitti e i problemi tra i popoli con lo strumento delle armi. Nel suo appello per la pace all’Angelus del 2 settembre papa Francesco ha richiamato la Pacem in terris di Giovanni XXIII che per la prima volta esprimeva una condanna della guerra come ‘follia’ ed un richiamo ad un disarmo degli strumenti bellici e dei cuori. Il disarmo come scelta di sapienza. Di fronte all’ingiustizia, all’uso di armi terribili come le armi chimiche, non si può rimanere indifferenti, deve essere espressa condanna e devono essere attuate misure per individuare i colpevoli e sottoporli al giudizio di un tribunale internazionale, ma la via per risolvere conflitti sanguinosi come quello che ha già causato in Siria più di un milione e ottocentomila rifugiati fuori del Paese, quattro milioni e mezzo di sfollati interni e più di centomila morti, non può essere quella dell’uso delle armi. Proprio perché la violenza genera solamente altra violenza in una spirale senza fine. “…vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e da conflitti, scoppi la pace; mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato. (…) Con tutta la mia forza, chiedo alle parti in conflitto di ascoltare la voce della propria coscienza, di non chiudersi nei propri interessi, ma di guardare all’altro come ad un fratello e di intraprendere con coraggio e con decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione.” (papa Francesco all’Angelus 2 settembre 2013).

La riflessione sulla sapienza oggi diviene domanda su come fare opera di pace, e può così essere accostata ad un versetto della lettera di Giacomo: “La sapienza che viene dall’alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace” (Gc 3,17-18)

La pagina del vangelo è segnata da parole di Gesù che richiamano all’esigenza del seguire lui: “se uno viene a me…”. La proposta di Gesù non si concentra nell’indicazione di una dottrina e nemmeno nella presentazione di un codice morale, ma propone la chiamata a lasciare a lui il primo posto nella vita. C’è la centralità della sua persona e dell’incontro con lui nella vita di chi desidera seguirlo. E’ una richiesta di lasciar spazio alla sua presenza ponendo tutto il resto in secondo ordine rispetto al rapporto personale con lui. I legami familiari, i progetti, i beni, la stessa vita divengono tutti elementi che non vengono tralasciati ma vanno rapportati a questo incontro fondamentale. La vita nel seguire Gesù presenta una esigenza di radicalità, esige un apprendimento mai concluso di orientare tutto in questa relazione con lui. Sarà scoperta di un modo nuovo di vivere i rapporti con gli altri, con i beni.

“Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me non può essere mio discepolo”. La domanda si apre sul significato della parola ‘portare la croce’. La croce per Gesù ha significato in primo luogo non una vicenda di dolore e sofferenza, ma è il momento conclusivo di un percorso in cui la sua fedeltà al disegno del Padre ha suscitato ostilità e rifiuto. E nonostante questo Gesù ha continuato a vivere la sua vita come abbandono di sé al Padre e servizio agli altri. Gesù è stato rifiutato e condannato per aver vissuto fino in fondo un amore preoccupato che ogni persona fosse liberata. La sua missione è l’annuncio del regno, la vicinanza di Dio che prende le parti degli oppressi. La croce indica quindi non tanto la sofferenza ma il segno di una fedeltà all’amore fino alle estreme conseguenze: Gesù vi andò incontro, non con la superficialità dell’incosciente o con la spavalderia dell’eroe, ma in fedeltà al suo rispondere al Padre e al suo essere per gli altri. Ha amato fino alla fine non nonostante la croce, ma attraverso la croce. Ha così offerto un modo di intendere la vita e di vivere la sofferenza nelle diverse forme in cui si può presentare.

Seguire Gesù si apre ad un portare a compimento il cammino iniziato. Due esempi sono indicati: costruire una torre e affrontare un esercito. Costruire una torre per proteggere i vigneti era prassi usuale ma prevedeva di avere il materiale sufficiente per portarla a compimento. Così Gesù parla di avversari da affrontare. E’ un invito contro la temerarietà e la presunzione, un richiamo all’importanza dell’impegno che sta davanti che spinge a sedersi e riflettere.

“Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. C’è una radicalità che colpisce in queste parole. E’ un invito rivolto a tutti: Gesù parla delle esigenze di una vita nel seguire lui stesso. Al cuore di questo orientamento pone un modo nuovo di rapportarsi agli averi: essi spesso possono prendere il posto delle cose più importanti nella vita. Il suo appello è tutto teso a far spazio ad una libertà interiore perché l’uso dei beni dovrà essere rapportato alle esigenze di una condivisione e di un servizio agli altri. Penso che queste parole vadano lette non solo con riferimento alla dimensione personale e dei rapporti individuali, ma in riferimento alla condivisione dei beni nel rapporto tra popoli e nella dimensione pubblica.

Alessandro Cortesi op

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: