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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

IV domenica di Avvento – anno A – 2013


20 Giotto - La Natività e l'annuncio ai pastoriIs 7,10-14; Sal 23; Rom 1,1-7 Mt 1,18-24

Tre caratteristiche della figura di Giuseppe possono essere guida per una riflessione su come vivere nella fede la festa di Natale ormai alle porte anche quest’anno.

Giuseppe è presentato da Matteo innanzitutto come un uomo giusto: “Giuseppe, suo sposo, poiché era uomo giusto…” . Nella Bibbia l’uomo giusto è l’uomo fedele, e la giustizia si esprime nel vivere la fedeltà alla legge come chiamata di Dio che si rende presente nella vita. Giuseppe è giusto perché fedele, uomo che sta in ascolto. Tuttavia la situazione in cui si trova lo conduce ad andare oltre l’osservanza della stessa legge. Giuseppe è giusto perché per lui Maria diviene più importante di se stesso: giusto quindi perché pensa alle persone davanti e prima della legge. La sua decisione di ‘ripudiare in segreto’ Maria va allora letta come attenzione profonda, anche nella sofferenza e nell’incomprensione, al volto dell’altro e come sincerità dell’amore che si fa concretezza di scelta. Giuseppe non intende esporre la vita di Maria al dispregio e alla condanna che poteva avvenire in tanti modi verso di lei. Il suo profilo ha i tratti della delicatezza del mite, che pensa all’altro come più importante di se stesso, che opera nel silenzio, non ripiegato nel rivendicare il proprio diritto e nel lamento per ciò che lo fa soffrire. E’ invece proteso a preservare l’altro nella fatica di comprendere cosa Dio chiedeva a lui in quella precisa situazione. E’ giusto, cioè attento a Maria, capace di rapporti di fedeltà. Per lui Maria è importante, più della legge, più dell’amore di se stesso, più della sua reputazione. Giusto è Giuseppe perché si fida, ed è capace di amore come uscita da sé, come sguardo a chi gli sta di fronte senza sospetto. Giuseppe è giusto perché capace di umanità autentica.

Giuseppe, ed è una seconda caratteristica, è uomo capace di sognare: “mentre però stava considerando queste cose ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse…” Il sonno è il momento unico e particolare del venir meno della lucidità razionale, dell’assopirsi del controllo sui propri sensi. E’ quindi metafora di una situazione in cui si è aperti al venire di qualcosa non proveniente da noi e che non sappiamo da dove giunge. Nella Bibbia è il momento in cui Dio interviene senza che sia possibile vederlo o renderci conto di ciò che compie senza di noi. Così il sogno nella Bibbia è luogo delle chiamate e i grandi sognatori sono colori che hanno saputo ascoltare le chiamate di un Dio inafferrabile e vicino e hanno saputo riconoscere i suoi messaggeri nelle presenze portatrici di orientamenti per la vita. Come nel sonno Adamo sperimentò il venire di Dio che gli pose davanti Eva, così Giuseppe nel sonno vive l’intervento di un messaggero che lo conduce ad accogliere Maria. Il sonno e la capacità di sognare sono segni di un ascolto che conduce a scoprire qualcun altro davanti a sé… Nel sogno gli si fa incontro una chiamata. Il sogno è spazio creativo della chiamata di Dio, come nel sogno dei magi si attua la guida di un Dio vicino. Giuseppe è così presentato come esempio del credente, che s’interroga ed è pensoso, ma aperto ad una storia che lo supera e in cui è chiamato ad essere coinvolto e a mettere tutta la sua generosità. Sperimenta la fatica del dubbio ma vive l’abbandono della fede. Trova nell’invito a ‘non temere’ la ragione per rendersi disponibile nuovamente ad una duplice fedeltà che lo coinvolge, di fronte a Dio per chi Dio gli affida. “Quando si destò dal sonno Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore…”

Infine Giusepe è presentato da Matteo come uomo invitato a non temere e a prendere con sé: “non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito santo”. Il messaggero gli indica una paura da superare, ed una responsabilità da assumere. C’è una paura da vincere perché l’ascolto delle chiamate di Dio apre ad un coinvolgimento personale, che non fa dipendere la vita da giudizi o dalle gratificazioni ma la pone nello stare davanti a Lui. E c’è una resposnabilità che è prendere con sé. Chi ‘prende con’ si fa carico, assume nella sua vita la vita dell’altro, si espone ad un peso di fronte al quale ci si sente inadeguati. A Giuseppe è affidato il compito di dare il nome a Gesù: ‘Tu lo chiamerai Gesù’, un nome che racchiude un’indicazione: ‘il Signore salva’. A Giuseppe è affidato di pronunciare quel nome rendendosi così presenza disponibile al disegno di Dio.

Alcune osservazioni per noi oggi.
Giuseppe, quela figura che nelle raffigurazioni artistiche della natività è spesso rappresentato in disparte, pensieroso, talvolta con sguardo trasognato e sognante, con la mano a reggere il capo appesantito o appoggiato ad un bastone, esposto al non capire e alla tentazione che gli si fa presso – nelle icone orientali – nei panni di una figura mostruosa, quel Giuseppe è la figura di ogni credente colto nella fatica deldell’accolgiere una chiamata che giunge atraverso le voci umane di messaggeri, che si fa incontro nelle intuizioni dei sogni e delle passioni, che apre a legami e incontri.

Ascoltiamo questa prola in un tempo in cui scopriamo sempre più la differenza tra le persone che ricercano una religiosità come appagamento a desideri individualistici e coloro che vivono da giusti davanti agli altri, giusti perché seguono quella spinta interiore e profonda della coscienza verso il bene e che pongono così la responsabilità verso l’altro prima di ogni prescrizione e legge: è Antigone la donna giusta, così come Tommaso Moro, e come tutti i giusti che nella storia, animati da una ispirazione di fede o seguendo la luce della propria coscienza dove si fa incontro la chiamata di Dio, hanno superato i limiti di una legge che garantiva tranquillità a scapito degli altri, o che impediva di riconoscere dignità e libertà, e si sono opposti ai regimi a scapito della propria sicurezza e della loro stessa vita.

In un tempo di assenza di sogni Giuseppe parla della vicenda di un sognatore. E i grandi sogni sono quelli che hanno fatto crescere la storia e hanno suscitato impegni personali e movimenti collettivi nella ricerca di libertà, di giustizia, di dedizione, di gratuità. Il sogno di Martin Luther King, il sogno di Nelson Mandela coltivato per ventisette anni nel carcere, ma anche i sogni che hanno guidato le scelte personali di cura, di dedizione, di impegno, di costruzione di comunità vive. E’ invito ad essere ancora capaci di sognare e lasciare quello spazio al venire di Dio che con il suo Spirito suggerisce strade sempre nuove e dà forza per camminare.

Vincere le paure e prendere con sé: sono due movimenti che hanno una particolare urgenza oggi, tempo della paura verso l’altro e tempo in cui si presenta sempre più chiaro che solo tesendo nuovi legami, solamente accogliendo la provocazione che viene dall’altro, potremo vivere un futuro in cui vi sia spazio per una umanità plurale che impara a vivere insieme. Le quotidiane vicende di discriminazione e disprezzo verso i poveri che lasciano le loro terre in cerca di accoglienza e trovano respingimento e rifiuto, sono espressione di una società che non fa i conti con le proprie paure, che cerca di fuggire la paura con la violenza, con il rifiuto, che ha paura in fondo di se stessa. Siamo chiamati a guardare in faccia le paure con il coraggio di scoprire il legame che ci unisce all’altro, a superarle nel ‘prendere con’, nel farsi capci di risposta e capaci di condividere il peso del vivere insieme. Viviamo oggi il tentativo di fuga da questa responsabilità di ‘prendere con’ la vicenda di persone e popoli. Il cammino di Giuseppe sta a ricordarci che la via della fede è la via di una autentica umanità che si attua nel prendere con sé l’altro.

Alessandro Cortesi op

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