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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe – anno A – 2013

Sano-Di-Pietro-Flight-to-Egypt-2-Sir 3,2-14; Col 3,12-21; Mt 2,13-23
Tre parole possono guidarci tra le letture di questa domenica, dedicata alla santa Famiglia, per riflettere sul Natale, sul significato di questa memoria di una nascita che ci parla del farsi vicino di Dio nella nostra vita e per trovare alcune indicazioni per la vita di famiglie concrete nel nostro tempo. Viviamo il rischio di una idealizzazione della vita familiare, intesa spesso secondo modelli borghesi, senza attenzione ai cambiamenti, alle tensioni, alle fatiche della vita di famiglia che come ogni esperienza umana avverte le inquietudini e gli interrogativi del proprio tempo. La vita di famiglia è luogo in cui si concentrano i legami più profondi e insieme e talvolta in contrasto con questi le tensioni e le ferite più dolorose.

‘Figlio soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita…’
La prima lettura apre uno squarcio sul rapporto con i genitori e pone uno sguardo alla vecchiaia. Apre a cogliere la vita familiare come una rete di relazioni in cui sono poste insieme e vicine generazioni diverse. Una vita di legami in età diverse. Oggi più che in altri tempi viviamo la sfida ad accogliere persone di diverse età. Vi sono categorie di esclusi: i giovani che sono tenuti ai margini da una società che non lascia loro spazi per trovare modo di esprimersi nel lavoro e nel mettere a frutto le loro competenze e le loro speranza. E d’altra parte c’è anche una emarginazione degli anziani, considerati spesso un peso per una società in cui al primo posto sta la ricerca di efficienza e l’esigenza di rimanere inseriti nel mondo della velocità, della produttività, della prestanza fisica e intellettuale. ‘Onorare’, ‘soccorrere’, ‘essere pazienti’, i tre atteggiamenti espressi dalla pagina del Siracide, sono movimenti che riportano in direzione contraria rispetto ad un individualismo oggi pervasivo che intende i rapporti solamente in funzione del proprio interesse. Sono i movimenti di chi si sofferma davanti ai volti e riconosce l’importanza di ognuno, impostando il proprio passo su quello degli altri, di chi è più lento. Sono gli atteggiamenti di chi scopre che la vita di famiglia non è solo assecondare un proprio desiderio di avere persone per sé, con cui condividere la piacevolezza e la serenità ma è cammino fatto di tempo, in cui sono presenti fatiche e dolori, in cui maturare attenzione alla reale situazione di persone nei diversi momenti della loro esistenza. Oggi tanti si trovano a vivere l’impegno di accompagnare e assistere genitori e parenti anziani: spesso si pensa quest’esperienza come qualcosa che distoglie dagli impegni, dalla vita stessa di famiglia tutta proiettata in altre direzioni. Si può leggere questa situazione come una chiamata del nostro tempo. E’ luogo che riporta al senso profondo della vita come accompagnamento, in cui accogliere il dono di ogni età, la ricchezza di chi ha bisogno di essere aiutato. E non solo all’interno della propria cerchia nell’indifferenza verso gli altri, secondo quelle forme di tribalismo presenti laddove si intende la famiglia come piccola cerchia di difesa. Stare accanto ad un anziano, pazientare di fronte a chi perde la lucidità e la prontezza è esperienza che fa crescere insieme, ed educa soprattuto chi offre aiuto: gli fa scoprire la fragilità della vita umana, apre al senso profondo dell’essere uomini e donne bisognosi degli altri, legati insieme. Fa anche scoprire la sete più autentica di ogni vita che è sete di presenza e di affetto. Imparare ad onorare i volti, nella loro fragilità è prima indicazione per una vita di famiglia che non si chiude nell’egoismo familista, ma che scopre la famiglia come legame con chi è più debole.

‘sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto…’
Questa espressione può essere pensata in riferimento innanzitutto alla vita quotidiana delle famiglie in cui ogni giorno è da riscoprire il senso del perdonare, del superare malintesi e freddezze, il ‘rivestirsi di tenerezza e di bontà’. Non è sempre facile soprattutto quando si vive il senso di una ferita, o un momento di stanchezza o quando è difficile comprendere gli altri nel momento che stanno vivendo. Ma è anche espressione che provoca le comunità cristiane, la chiesa ad essere testimone di quello sguardo di tenerezza e perdono che è stato lo sguardo di Gesù su ogni persona e situazione. Penso a cosa può significare oggi ‘rivestirsi di carità’ cioè ‘amore accogliente e gratuito’ verso tutte le forme nuove di famiglia che sono presenti nell’attuale contesto. Come poter dare oggi speranza e guardare con benevolenza i percorsi diversi del nostro tempo? Penso in particolare ai giovani che andrebbero aiutati e sorretti nella loro ricerca. Le esperienze delle convivenze oggi sempre più diffuse, se talvolta sono scorciatoie facili vissute nel disimpegno, spesso sono passaggi vissuti con fatica che dovrebbero trovare accompagnamento e incoraggiamento per aprirsi, secondo i tempi di ogni coppia, a maturazioni nuove e per essere accolti come provocazione all’autenticità dei rapporti. Penso poi a chi vive situazioni di matrimoni che hanno incontrato l’interruzione, la rottura e a chi ha ricostruito talvolta con fatica e non senza difficoltà nuovi legami. ‘Rivestirsi di carità’ significa innanzitutto non giudicare, non cadere in atteggiamenti di chi si ritiene giusto davanti agli altri, ma imparare a farsi prossimi di ogni cammino e solidali con le domande e le sofferenze. Nella chiesa si dovrebbero trovare modi per generare una accoglienza di tutti, la possibilità della riconciliazione ed ammissione ai sacramenti invitando alla responsabilità di coscienza di fronte al Signore. In questo periodo è possibile rispondere da parte di comunità al questionario inviato dal Papa sulla famiglia in vista di un prossimo Sinodo. Penso sia da auspicare che si trovino modi di riconoscimento e di benedizione di nuovi percorsi di famiglia anche dopo il venir meno di un primo matrimonio, laddove questi sono segnati da responsabilità e sincerità, riconoscendo in essi una chiamata del Signore. Vivere questa attenzione conduce a scoprirsi sempre più comunità di persone bisognose di salvezza, in cammino nel cercare di vivere un amore sincero, ma anche consapevoli del limite e della fragilità a cui siamo tutti esposti. Al cuore dell’atteggiamento di Gesù sta la tenerezza e la magnanimità, quella capacità di larghezza, di spazio del cuore capace di accoglienza: sta qui una sfida di testimonianza evangelica nel nostro tempo.

‘Alzati prendi con te il bambino e sua madre…’
La vicenda di Gesù è segnata da un ‘prendere con’. Gesù nasce in una famiglia che vive la condizione di chi deve fuggire, la condizione di esule. Certamente Matteo rilegge il percorso della famiglia di Nazaret come un ritornare sui passi del cammino di Israele, individuando così in Gesù l’Emmanuele, presenza di ‘Dio con noi’. Dio ha accompagnato il cammino di liberazione dall’Egitto: Gesù si fa solidale con il popolo dell’alleanza. Vive in prima persona il percorso dall’Egitto, subisce la minaccia e la violenza del grande re del suo tempo Erode prima poi Archelao. Gesù è il figlio come Israele: ‘Dall’Egitto ho chiamato mio figlio…’. Gesù nasce in una famiglia costretta a lasciare la propria casa. Il suo cammino è quello dei migranti di tutti i tempi, vittime di poteri che incutono paura e minacciano morte. Il volto di Dio che Gesù ci rivela è un Dio solidale con le vittime. E’ una provocazione per noi oggi a cogliere nel cammino di tante famiglie oggi esposte alla precarietà della lontananza e del vivere in paesi stranieri, una chiamata di Dio per noi che proviene dalla loro vita, dalla loro domande dalle loro attese. Infine un’ultima osservazione: la famiglia che Gesù desidera si allarga oltre i confini delle appartenenze di sangue e i vincoli familistici, è famiglia di discepole e discepoli che cercano il regno di Dio, è prospettiva di condivisione e ospitalità che si apre a legami nuovi e si fa solidale con chi famiglia non ce l’ha.

Alessandro Cortesi op

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