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Centrafrica, un dramma dimenticato: un appello a sapere

195350489-3e828864-f317-4e30-b129-a205e7dd98f9Le notizie che giungono dalla Repubblica Centrafricana sono allarmanti e tragiche. Un rapporto di Amnesty International di fine dicembre 2013, dopo l’invio di una delegazione per una indagine di due settimane, ha parlato di crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati da tutte le parti in conflitto. Il 10 gennaio u.s. il presidente Djotodia ha consegnato le dimissioni:

“È forse giunta a una svolta la drammatica situazione che da oltre un anno stanno vivendo le popolazioni della Repubblica Centrafricana. Il Paese è nella morsa feroce dei guerriglieri che si contendono il controllo delle immense ricchezze del sottosuolo. Oggi il presidente Djotodia, accusato dalla comunità internazionale di estrema passività nella gestione della crisi militare, si è dimesso, insieme al primo ministro Tiangaye.

Ma, nelle stesse ore in cui migliaia di abitanti scendevano per le strade della capitale Bangui per festeggiare, continua senza soluzione di continuità nel Paese la devastazione e, soprattutto, l’emergenza umanitaria. (…) Secondo i dati delle agenzie internazionali, i profughi della guerra in Repubblica Centrafricana sono ormai quasi un milione su una popolazione totale di 4 milioni e seicentomila persone. Molti hanno trovato rifugio nei campi sorti intorno a Bangui; alcuni, soprattutto gli stranieri, stanno invece cercando di lasciare il Paese”.
(da ‘La Repubblica’ 10 gennaio 2014)

“Nella Repubblica Centrafricana, dove dal marzo scorso è in corso un conflitto settario, “senza dubbio ci sono tutti gli elementi” per parlare di “un genocidio”, così com’è stato fatto per “il Ruanda e la Bosnia”. Lo ha detto il capo delle operazioni umanitarie delle Nazioni unite, John Ging, chiedendo che nel paese venga ripristinata la stabilità politica.
Sono stati almeno sette i morti negli scontri della scorsa notte nella capitale Bangui, teatro di un’ondata di violenze senza precedenti dopo le dimissioni del presidente Michel Djotodia. Tre persone, incluso un bambino, sono state raggiunte da proiettili in una moschea, mentre altre 4 sono state uccise a colpi di machete” (da ‘La Repubblica’ 16 gennaio 2014).

——
Riprendo e rilancio un appello dal Centrafrica di due missionari che vivono in loco, don Sandro Canton e don Mauro Milani, canonici Lateranensi, in missione a Safa in Centrafrica da circa dieci anni.

Appello dal Centrafrica
Amici, dopodomani, lunedì 20 gennaio, a Bruxelles si deciderà se dare aiuti militari e altro alla repubblica centrafricana. Bisogna a mio parere, per chi ne ha le capacità e le possibilità, infiammare l’Italia con questa notizia se non vogliamo ritrovarci immersi in un altro genocidio, o guerra dimenticata. Due anni di violenze, stupri, saccheggi, devastazioni, soprusi, uno stato inesistente, un milione di rifugiati interni ed esterni, su 4,5 mill di abitanti, tutto è stato distrutto, armi a tonnellate che girano dappertutto, sonnolenza internazionale, ONU incapace di richiamare gli stati alla responsabilità di difendere la dignità umana….Bisogna cominciare a far sapere…FAR SAPERE…. L’Italia è uno degli stati che ora profitta dell’instabilità per il contrabbando di diamanti. Siamo in un certo modo responsabili di tutto ciò. E cosa sarà poi se il conflitto interreligioso scoppierà? Un altro Mali, un altro Egitto, un’altra Siria…Terrorismo? Infiltrazioni di gruppi fondamentalisti? Tutto ciò non toccherà anche l’Europa? NO? altre immigrazioni verso l’Italia? e poi discuteremo se ne hanno diritto o non? E noi abbiamo il diritto di piangere se l’euro va in crisi? Quale diritto?
Bisogna far conoscere, diffondere con tutti i mezzi disponibili. Cosa faranno l’Italia e l’Europa lunedì? Orecchie da mercanti? Come d’abitudine? Poi la Rai, o Canale 5 etc. ci metteranno gli annunzi di adozioni a distanza? Questo ci rende buoni e ci scusa?
Dobbiamo agire, far conoscere, diffondere, chiamare all’appello tutti e mettere gli occhi sui bambini che non sono i nostri.
Conoscere e dire significa molto. Le Chiese devono aprire i loro finestroni colorati, che impediscono di vedere al di fuori, perché fissare il SS Sacramento senza percepire il dolore dell’umanità è da bigotti. Gridiamo che tutto ciò deve smettere e deve interessarci!!
GRAZIE don Mauro e don Sandro
Safa, 18 gennaio 2013
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Riporto di seguito una analisi di Mario Menin, saveriano di Brescia direttore di ‘Missione oggi’ che presenta la situazione drammatica nella regione.

Centrafrica trafitto
I vescovi del continente africano, riuniti per l’assemblea plenaria del Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e Madagascar (Secam), a Kinshasa dal 9 al 14 luglio, hanno lanciato un accorato appello per la pace in Repubblica Centrafricana. Sono ormai migliaia le vittime e decine di migliaia le persone in fuga a seguito del colpo di Stato da parte dei guerriglieri Seleka del marzo 2013. Anche i vescovi del Centrafrica hanno denunciato, nella loro lettera ‘Mai più così’, la spaventosa situazione del paese: “Dovunque sono arrivate le milizie Seleka regnano terrore, torture, stupri, ruberie. Le popolazioni fuggono, sono prive di tutto, di cibo e medicinali. Il Centrafrica è diventato uno Stato fantasma e le grida e le lacrime della nostra popolazione ci trafiggono il cuore”.

Le Caritas africane, dal canto loro, si sono appellate a tutte le persone di buona volontà, ai governi europei e alla comunità internazionale, affinché non rimangano indifferenti a questa tragedia e intervengano rapidamente con ogni mezzo diplomatico, politico e di aiuto alla popolazione. Molti missionari e missionarie si chiedono il perché di tanta degenerazione, che li ha colpiti anche personalmente, in un paese dove i fedeli di credo diverso – su circa 4,6 milioni di abitanti, il 50% sono cristiani, il 15% musulmani, il resto segue le religioni tradizionali africane – coesistevano senza conflitti ed avevano avviato da tempo incontri interreligiosi per garantire una pacifica convivenza civile.

Come mai continuano a sussistere le milizie Seleka, se il presidente Michel Djotodia le ha sciolte? Perché la Missione internazionale per la stabilizzazione del Centrafrica (Misca) dell’Unione Africana (Ua) non è intervenuta a dovere? Come si spiega il salto di qualità dei gruppi di autodifesa? Chi c’è dietro? Chi li arma? Insomma l’impressione è che in Centrafrica si stia giocando una partita che va ben oltre le forze in campo. Una partita che vede coinvolte sia potenze come la Francia, che aveva scaricato il presidente Francois Bozizé, al potere dal 2003, e dato via libera a Seleka per prendere il potere, sia forze dell’integralismo islamico – per la prima volta c’è un presidente, Djotodia, musulmano -, ma anche gli interessi delle potenze regionali come il Sudan e il Ciad che hanno fornito miliziani a Seleka.

Ma non c’entrano forse anche gli interessi delle potenze emergenti asiatiche e di quella continentale, cioè il Sudafrica che conta su un paese ricco di materie prime come il Centrafrica? Niente di nuovo sotto il sole per l’Africa dove le guerre di solito si fanno per procura e le forze locali sono solo comparse. I vescovi, seppure preoccupati degli effetti che questa terribile situazione ha sui rapporti interreligiosi, sottolineano che la crisi è politica e non religiosa e occorre evitare che il conflitto si connoti in questo senso. Per questo hanno fatto pressione sull’Onu e sull’Ua affinché procedano al disarmo degli uomini di Seleka e dei civili sia cristiani sia musulmani. Il lavoro più importante e delicato è quello di riconciliare gli animi, promuovere il perdono e la tolleranza.

Nel frattempo le Chiese cattolica e protestante del paese hanno firmato L’Appello di Bangui, con il quale si invitano i fedeli cristiani alla pace e alla riconciliazione con i musulmani e si chiede alla comunità internazionale di intervenire per far uscire il paese dalla crisi. Quanto tempo dovrà passare prima che si prenda qualche misura concreta a livello internazionale per favorire la fine di quest’ennesima carneficina dimenticata?” (tratto da “Missione oggi” – novembre 2013)

(a.c.)

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