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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

III domenica tempo ordinario – anno A – 2014

image_previewIs 8,23-9,3; Sal 27; 1Cor 1,10-17; Mt 4,23-34

Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce… L’inizio della predicazione di Gesù è collegato da Matteo ad una pagina del Primo testamento, di Isaia. E’ un annuncio di gioia per la presenza di Dio che si fa vicino come luce a chi sperimenta il buio. E’ una condizione che rinvia alla situazione di oppressione sperimentata dalle tribù del Nord d’Israele, terra di Zabulon e di Neftali che hanno visto una liberazione.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù prende una decisione che pone una svolta alla sua vita, lascia Nazaret e va a vivere nei territori presso il mare di Galilea, a Cafarnao. E’ un passaggio che implica un ritirarsi rispetto a tutto ciò che a Nazaret poteva essere chiusura della sua vita. Matteo lo presenta con i verbi del ‘ritirarsi’ fuori dalla città (anacoreo) che dice un distacco nel lasciare Nazaret.

Gesù si ritira in una terra di confine, di passaggio, che è il simbolo della periferia. La Galilea è corridoio di vie di commercio che uniscono Egitto e Medio Oriente, di strade attraversate da popoli di diverse lingue e culture, lontana dai centri di potere e dai luoghi in cui è presente l’istituzione religiosa. Galilea è terra di confine, luogo di incrocio tra presenze straniere che di lì passano per i commerci, luogo che risente della lontananza da Gerusalemme.

Gesù va presso il mare, non entra contatto con quelle città in cui in quel tempo era forte l’influsso ellenistico. Piuttosto il suo percorrere quella regione si svolge in rapporto ad una terra che Isaia descriveva come Galilea delle genti, terra di pagani. Terra che aveva conosciuto la devastazione di eserciti e che viveva in quegli anni un tempo di crisi che gravava soprattutto sui piccoli. Luogo in cui è presente l’esperienza del buio. Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce… hai moltiplicato la gioia. Hai aumentato la letizia… Gesù è uomo della periferia e sceglie la periferia come luogo in cui passare. Matteo sintetizza in un versetto le due dimensioni della sua esistenza: parola, insegnamento e azione di cura e guarigione.

La novità del passare di Gesù sta nell’annuncio che il regno dei cieli si è fatto vicino. Riprende l’annuncio del Battista ma l’accento sta ora sul fatto che il regno si è avvicinato. In quella periferia, luogo poco importante dal punto di vista della storia dei grandi, si rende presente una luce che è dono di novità. Gesù riprende la logica dell’agire di Dio: Dio sceglie non chi è forte ma i deboli per portare avanti la sua storia di alleanza. Sceglie un popolo piccolo, povero, per manifestare la sua forza nella debolezza e perché nessuno possa vantarsi davanti a lui. Nella Galilea, terra considerata ai margini della vita religiosa di Israele annuncia con parole e gesti che il regno dei cieli si è già avvicinato.

Il ‘regno dei cieli’ indica la presenza salvifica vicina di Dio che si prende cura e rivolge il suo sguardo a chi è dimenticato. Gesù annuncia che tale realtà è in atto. I suoi gesti lo esprimono come già presente nella forma del prendersi cura, del portar e guarigione, del restituire alla vita, del far scoprire che lì, nella terra delle tenebre, dove era passata violenza e oppressione, è già presente una luce. Le sue parole lo dicono e nel comunicarlo generano gioia e fascino. E’ un annuncio di gioia quello che Gesù offre: parla di Dio in termini che offrono luce a chi vive nel buio e genera adesione e desiderio di seguirlo.

I suoi gesti dicono alle persone a cui si fa incontro che una speranza, una luce si apre nella loro vita: è una luce che fa scorgere orizzonti nuovi, apre alla felicità, a un compimento impensato della vita. Apre a scoprire che una luce è nascosta nella loro esistenza. La loro vita ha un senso profondo non è dimenticata da Dio, dal suo amore; non solo, annuncia loro che il volto di Dio non è il volto di un Dio di una religione lontana dalla vita, ma è il Dio preoccupato della vita dei suoi figli. E’ soprattutto il volto di un Dio che si china a raccogliere chi è perduto, che non guarda all’apparenza ma alle cose piccole, che si prende cura che uomini e donne siano guariti, riconosciuti, amati.

Ascoltare la parola di Gesù non è questione di ingresso in un sistema religioso o in una appartenenza che chiude ed esclude, ma è scoperta di senso profondo dell’esistenza nel prendersi cura. La sua predicazione e il suo passare non lega, ma chiama a scoprire la presenza di Dio vicino che apre ad un nuovo modo di intendere la vita nel liberare gli altri, nel cercare di dare spazio alla vita come fraternità e incontro.

‘Convertitevi’ non è tanto un invito di tipo moralistico, ma è appello ad accogliere il regno dei cieli come un nuovo modo di intendere l’esistenza, generato dalla scoperta di essere amati. Allora il dono è possibile e costruire il noi nella condivisione è più importante della ricerca di un io angustiato delle proprie sicurezze: la ragione di un cambiamento del cuore sta proprio nel fatto che il regno dei cieli si è fatto vicino, la vicinanza di Dio è realtà in gesti di Gesù, in parole contagiose, annuncio ‘poetico’ che fa quello che dice. E’ annuncio non di minaccia ma di gioia. C’è una luce, un tesoro, una perla preziosa nella vita e la sua scoperta richiede di entrare in un cammino di cambiamento, un modo nuovo di pensare Dio.

Gesù chiama lungo il mare due coppie di fratelli. E’ da cogliere questo particolare: chiama Simone e Andrea che vivono la dimensione di essere fratelli. Chiama poi Giacomo e Giovanni mentre riassettavano le reti: erano fratelli insieme al loro padre immersi nel lavoro. Li chiama con sé e questo implica un lasciare. Come lui si è distaccato da Nazaret così Andrea e Simone che per seguirlo lasciano le reti. Giacomo e Giovanni sono al lavoro con il padre, Possedevano una barca. Lasciano la loro occupazione le reti e il padre per accogliere la chiamata di Gesù ad andare dietro a lui. Dice Matteo che “Gesù vide”: il suo è uno sguardo che va al cuore e quei fratelli si sentirono guardati dentro, avvertirono che Gesù sapeva cogliere le attese più profonde del loro cuore.

In questa chiamata scoprono la possibilità di diventare ‘pescatori di uomini’. Bisogna però interrogarsi su cosa significa questa espressione: pescatori di uomini può essere un termine inteso nell’ottica di attrarre altre persone per moltiplicare il numero degli appartenenti al gruppo, un prendere nella rete come imprigionamento. Ma il senso è ben diverso. Pescare era per quei fratelli il lavoro che dava vita alla loro famiglia, che riempiva la loro vita in una relazione. Così ‘pescatori di uomini’ non è metafora che assimila le persone a dei pesci da attirare all’amo, magari con forme di propaganda e di pubblicità sotto le forme del mercato religioso. Ben diversamente essere pescatori di uomini è chiamata a seguire Gesù nel restituire vita agli altri, nel divenire persone che scorgono un orizzonte nuovo di vita in cui è possibile la gratuità, in cui si può restituire dignità e vita, curare e guarire, dire con la vita la bella notizia del regno che si è fatto vicino. Che Dio non abbandona i suoi figli, che la vita di ognuno è importante, che la gloria di Dio è la vita del povero.

L’appello ‘convertitevi’ si compie per loro in una trasformazione che li porta a cambiare per seguire strade che conducono ad essere preoccupati per la vita degli altri. Gesù chiede loro di seguire lui ed essi si troveranno spiazzati nello scoprire che seguire lui implica intendere la vita a partire dalla periferia, non attendendo ma facendosi incontro, camminando e sperimentando cambiamenti ben più radicali delle rivoluzioni che ritornano al punto da cui erano partite. A servizio di una umanità che vive le tenebre, immergendosi in rapporti di coinvolgimento e di solidarietà per condividere quella luce scoperta negli occhi di Gesù. E’ un senso nuovo scoperto per la propria vita.

Paolo lo esprime nella seconda lettura indicando il Cristo crocifisso in contrasto a parole di sapienza: predicare Cristo crocifisso non è annunciare una vicenda di sofferenza e di dolore. E’ annunciare la bella notizia che una vita spesa in quel modo come l’ha vissuta Gesù è vita che si è compiuta perché ha vissuto l’incontro pieno e la disponibilità a Dio e la solidarietà con gli altri. Questo cuore della vita credente può essere svilito e coperto da tanti elementi che portano a perderlo di vista. La storia dell’esperienza cristiana è triste vicenda di tanti svisamenti del vangelo e di perdita dell’essenziale dell’annuncio, barattato con il potere mondano, con la ricerca di carriere, con la violenza nelle sue diverse forme.

Paolo ricorda che questo riferimento conduce a rapporti diversi in una comunità chiamata non a riproporre le logiche della rivalità, dell’aggressività e della gerarchia proprie di un mondo segnato dalla paura dell’altro, dalla violenza e dalla mancanza di speranza. Proprio perché Dio si prende cura di ciascuno non c’è chi vale meno nella comunità di Corinto e non devono esserci divisioni generate da chi pensa di essere sapiente e disprezza gli altri. Perché non venga svuotata la croce di Cristo.

Quale provocazione per noi oggi sottolineerei alcuni aspetti racchiusi nell’invito: ‘convertitevi’. Convertirsi non è entrare nella linea del pentimento e del ripiegamento su di sè, ma è più radicalmente cambiare stile di vita. Penso a tre conversioni oggi che il cammino dell’umanità ci pone di fronte. Una prima conversione è la conversione all’altro: è scoprire la chiamata dell’altro nella propria vita, di ogni altro, rivolgendo lo sguardo a chi non è considerato perché non rientra nella cerchia di coloro che possiedono ricchezza e benessere,.

Una seconda conversione è il rivolgersi alle situazioni in cui è presente il buio, i luoghi di frattura e le terre di confine dell’umanità, alle periferie dove più si soffre e dove vivono le vittime dei sistemi iniqui del potere che piega, della guerra, della sopraffazione: è una conversione alla giustizia come attenzione alle vittime.

Una terza conversione è la conversione ecologica, per intendere la vita in modo diverso, non secondo la logica della competizione, ma nella linea del costruire una casa comune, in cui potersi riconoscere fratelli. Dietro a queste conversioni sta la conversione al Dio di Gesù, il Dio umanissimo che raggiunge anche noi, come i primi discepoli, con la voce umana di una parola che chiama e di uno sguardo che sa dare riconoscimento, e spinge ogni giorno a lasciare qualcosa per scoprire un cammino nuovo segnato dalla gioia di un incontro da condividere.

Alessandro Cortesi op

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