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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Presentazione del Signore – anno A – 2014

800px-Bellini_maria1Giovanni Bellini, Presentazione al tempio, 1459, Galleria Querini Stampalia – Venezia
Mal 3,1-4; Sal 23; Eb 2,14-18; Lc 2,22-40

Malachia annuncia la figura di un messaggero angelo dell’alleanza, mandato a preparare la via: ‘e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; l’angelo dell’alleanza che voi sospirate’ (Mal 3,1). Il quadro è grandioso e compito di tale messaggero sarà l’irruzione nel tempio per ristabilire che i sacrifici siano compiuti secondo una logica di fedeltà a Jahwè: ‘perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia’. E’ il quadro di un’irruzione di potenza e di gloria, forse di Dio stesso, o di una figura messianica, e la questione centrale è quella del sacrificio dell’offerta a Dio.

Molto diversa la scena che Luca propone nella presentazione di Gesù, il suo ingresso nel tempio. Ma non si tratta di tornare ai sacrifici antichi. La sua entrata apre una interruzione e una novità. Il contesto spaziale e simbolico è Gerusalemme e l’ambiente del tempio. Il tempio, luogo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, spazio dell’incontro con il Dio dell’alleanza. Luca fa iniziare l’intera vicenda di Gesù a Gerusalemme, nel tempio, con l’annuncio a Zaccaria prima e nella presentazione di Gesù. A Gerusalemme il cammino di Gesù è diretto, e proprio a Gerusalemme si concluderà drammaticamente, fuori dalle mura, sulla croce. A Gerusalemme Luca situa gli incontri con il risorto e la ascensione di Gesù al cielo, inzio di una assenza che diviene presenza nuova nello Spirito. Da lì invia gli apostoli nella forza dello Spirito ad essere testimoni della risurrezione.

Gesù è condotto al tempio per adempiere la legge di Mosè che prevedeva la purificazione della madre dopo il parto e l’offerta a Dio del figlio primogenito, una offerta di poveri. Il riscatto costituiva il rito di un’offerta a Dio: a lui appartenevano tutti i bambini in riferimento alla liberazione dall’Egitto. Ma mentre Gesù viene accompagnato per questo rito l’avvicinarsi di Simeone interrompe il rito. Simeone è presentato come uomo giusto, rivolto a Dio, e spinto dallo Spirito. Il suo gesto di prendere tra le braccia il bambino apre una manifestazione: la presenza di questo bambino è riconosciuta come luce di liberazione.

L’inno posto da Luca sulla bocca di Simeone è l’inno carico di stupore di un credente e rinvia ad alcuni passi del Primo Testamento, ad esempio al canto del servo di Jahwè di Is 49,6: ‘E’ troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza sino agli estermi confini della terra’ (cfr. Is 40,15; 62,6). Ma questo testo viene ripreso con una piccola ma importante modifica: i verbi non sono più coniugati al futuro, ma al passato. Simeone vede nel bambino che tiene tra le braccia già attuata quella promessa che aveva tenuto sveglia la sua attesa e che aveva guidato la sua speranza: ‘i miei occhi han visto la tua salvezza’. Non solo una presenza di salvezza per il popolo d’Israele ma per tutti i popoli. C’è un rapporto nuovo che inizia: i pagani , gli altri diversi, sono soggetti di una benedizione di Dio.

Il suo gesto, il prendere tra le braccia che è il gesto dell’accoglienza, è così visto da Luca come l’aprirsi di una nuova storia, un nuovo inizio: accogliere Dio è aprirsi all’accoglienza della sua tenerezza d’amore per ogni uomo e donna. La presenza di Gesù è per tutti i popoli. E’ questo il fine della lunga attesa. I due anziani Simeone e Anna scoprono che la loro attesa era tutta orientata ad una conversione di amore, di sguardo diverso all’altro. Due persone nel cuore del tempio aprono lo sguardo ad un disegno di Dio il cui tempio è l’umanità. La salvezza che Gesù testimonia è per gli estremi confini della terra.

Simeone indica in quel bambino un segno di contraddizione, pietra di inciampo: qualcuno lo accoglierà, altri lo rifiuteranno. E’ l’annuncio dello scontro che si apre di fronte al volto di un Dio che sceglie la via della debolezza e dell’inermità per comunicarsi a noi. E’ una accoglienza e rifiuto che si gioca in ogni tempo e in ogni tradizione religiosa nel contrasto tra l’apertura all’amore che si fa vicino e apre vie di pace e la chiusura dell’esclusivismo e della violenza contro l’altro.

Aprirsi a questo bambino come ‘luce per tutti i popoli’, è entrare nella logica della fede e guardare il suo volto e tutta la vita con la luce che viene da lui stesso: ogni rifiuto ha alla sua radice un modo diverso di pensare a Dio. Il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei padri è il Dio che si comunica nella storia e si fa incontrare nel piccolo segno del bambino così come alla nascita e nei segni apparentemente insignificanti di volti indifesi. Il volto del bambino Gesù indica già la povertà della sua vita e il suo cammino fino alla croce. E’ il Figlio che condivide le debolezze e i fallimenti del nostro vivere e presenta un volto di Dio difficile da accettare, perché si fa piccolo e povero.

Simeone e Anna sono persone anziane, segnate dagli anni, ma la loro vita è percorsa dall’attesa. Si sono affidati alla promessa del Signore durante la loro esistenza: sono tra i ‘poveri’ che si affidano solo a Jahwè. Simeone è giusto perché fedele nel tempo. La sua attesa di incontro con Dio lo ha fatto rimanere aperto. Attendeva la liberazione di Israele: al centro della sua attesa sta la memoria dell’esodo, l’incontro con il Dio dell’alleanza. E quella liberazione lo apre ora ad orizzonti più ampi di quelli che aveva sperimentato.

Dietro al riferimento all’attesa della liberazione d’Israele soggiace un riferimento alla legge del riscatto di Es 13,13 34,20 e Num 18,15. Con l’offerta rituale nel tempio Gesù sta già attuando il riscatto e la liberazione per tutto Israele e si vede già in tale gesto il senso profondo della croce quale evento di solidarietà e di amore: una esistenza offerta in fedeltà a Dio e in soldarietà ai poveri. Gesù compie l’offerta totale di sè al Padre a Dio per tutto Israele e per tutti i popoli: è lui il primogenito di una moltitudine di fratelli.

C’è una vicenda nuova che si sta facendo strada attorno a Gesù: Simeone è presentato come un uomo che si lascia condurre nella creatività e nella gioia dello Spirito. Anna serve Dio notte e giorno nella preghiera ed è presentata come profetessa, donna che vive la parola di Dio nella sua vita e sa leggere i segni del presente come luogo della presenza di Dio che chiama. In lei Luca vede realizzarsi l’attitudine di ogni credente che si lascia illuminare da Gesù: ‘si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la liberazione di Gerusalemme’. Il credente per Luca è capace di lode e di un parlare che si apre oltre ogni confine come parola che libera ed accoglie attese di liberazione.

La narrazione delle due infanzie, del Battista e di Gesù, presentate da Luca come un dittico nei primi capitoli del suo vangelo, è popolata di anziani: Zaccaria, Elisabetta, Simeone, Anna… In questo mondo, carico di anni, c’è la vita che nasce. Ma questi anziani sono anche il simbolo di una storia che attende. Simeone è un anziano con un cuore aperto e attento: come Abramo si lascia muovere dallo Spirito e accoglie la novità della benedizione di Dio che lo raggiunge non nella grandiosità del tempio, ma nella debolezza di un bambino. Recandosi nel cuore del tempio riconosce nel bambino, che accoglie tra le sue braccia, la luce delle genti.

Da questa pagina potremmo accogliere alcuni percorsi per noi:
Simeone è spinto dallo Spirito: lo Spirito si rende presente nella nostra vita in molti modi soprattutto nelle intuizioni che ci fanno uscire, andare verso, per accogliere. Dovremmo scoprire la fedeltà allo Spirito che apre cammini nuovi.

Simeone prende tra le braccia il bambino: prendere in braccio è gesto di accoglienza e gesto di chi sa scorgere la presenza di Dio nei piccoli segni. E’ gesto di custodia, di attenzione e di coinvolgimento. Il volto di quel bambino rinvia al volto di tutti gli indifesi in cui si rende vicino il volto di Dio per chiamarci a riconoscerlo e a scoprire in loro luce nuova nella nostra vita.

Luce per illuminare le genti: il passaggio ai pagani è il grande passaggio che la comunità di Luca vive e che Luca presenta in questa scena posta nell’infanzia di Gesù. Oggi ci sono passaggi nuovi che siamo chiamati a compiere: il passaggio a leggere e accogliere il vangelo in situazioni nuove dal punto di vista umano e storico, con linguaggi nuovi, in un mondo non più dominato dalla cultura greca e latina. Un mondo sempre più interrelato e in cui l’incontro tra i popoli è luogo di una chiamata di Dio. C’è una promessa per tutti i popoli e le genti da saper ascoltare, da accogliere come benedizione e su cui rispondere con la nostra benedizione. Le parole ‘Ora lascia Signore che il tuo servo vada…’ indicano la scoperta che apre un nuovo cammino. Luca dice che questo si realizza in chi come Simeone e Anna è vecchio, carico di anni. C’è una freschezza del vangelo da accogliere non solo ad ogni età, ma da chi nel tempo ha saputo coltivare e continua a rimanere nell’attesa.

Alessandro Cortesi op

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