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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

III domenica di Quaresima – anno A – 2014

ges_e_la_samaritana (affresco XI sec., scuola bizantino-campana, Basilica di s.Angelo in Formis, Capua)

Es 17,3-7; Sal 94; Rom 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42

Gesù incontra una donna, straniera. L’incontro è un incrocio di seti diverse: è Gesù che per primo presenta la richiesta ‘dammi da bere’. Questo suo primo passo che suscita la meraviglia della donna perchè i rapporti tra giudei e samaritani erano di ostilità ed anche perchè non dovevano esserci contatti in pubblico tra un uomo e una donna, diviene occasione per l’emergere della sete presente nel cuore della samaritana.

Si tratta così di un incontro che conduce ad entrare in un dialogo e in un lento percorso di conoscenza e di rivelazione: è un darsi ad incontrare di Gesù a questa donna, è scoperta per lei del senso della sua vita, è apertura ad una fede vissuta in spirito e verità. Un incontro che non rinchiude in una religione del monte ma che apre.

Nel IV vangelo le persone che Gesù incontra divengono esempi e paradigmi di percorsi umani con i quali chi legge può identificarsi. E il percorso è scoperta del volto di Gesù: nel conoscere lui si apre un itinerario di scoperta del proprio volto e di apertura ad una comunicazione nuova come la donna sperimentò alla fine con i suoi compaesani (Gv 4,39: “molti samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che testimoniava…”).

L’incontro con la donna di Samaria è innanzitutto memoria degli incontri di Gesù, e della sua accoglienza verso le donne, del suo sconfinare andando oltre le barriere che relegavano le donne in ambiti marginali. Gesù rompe con schemi culturali e religiosi che creavano esclusione e distanza. Ma la donna di Samaria diviene anche simbolo di chi è lontano e straniero. Nel suo profilo si può infatti cogliere la vicenda di ogni lontano e straniero che viene accolto nello spazio di ospitalità di cui Gesù era capace non perché possessore di beni, ma perché aperto nel cuore. Non solo: la donna è qualificata come samaritana, appartiene ad un popolo, i samaritani, ritenuto eretico, lontano dal punto di vista religioso. Nel dialogo l’allusione ai cinque mariti è rinvio alle divinità dei cinque popoli di origini non ebraiche che stavano all’origine del gruppo dei Samaritani (2Re 17,24-41) e che adoravano divinità pagane. Infine la donna può essere vista come figura di tutti coloro che hanno nel cuore una sete, una ricerca profonda senza sapere nemmeno dare ad essa un nome.

Gli incontri di Gesù nel IV vangelo sono letti come itinerari di un credere che apre a percorsi di scoperta di un dono racchiuso nella propria vita, della dignità della propria storia, di accoglienza in un rapporto nuovo.

samaritana-al-pozzo ipogeo via Dino Compagni cubicolo F IVsec.

(affresco IV sec., Ipogeo di via Dino Compagni Roma, cubicolo F)

Il dialogo si svolge attorno all’acqua, in una serie continua di equivoci: la donna cerca un’acqua materiale, Gesù le propone un’altra acqua, un’acqua viva, che non viene meno come quella del pozzo. Poco alla volta apre lo sguardo della donna a conoscere nella sua vita un dono di Dio e a riconoscere nella sua presenza una risposta alla sua sete. Gesù chiede ‘dammi da bere’, ma la sua sete è altra rispetto al bisogno di acqua del pozzo, è passione per donare salvezza, per far scoprire il dono della vita di Dio nel cuore (cfr. Gv 19,28: ‘ho sete’). Proprio lì vicino al pozzo che nella Bibbia è luogo dell’incontro, di inizio di storie d’amore.

Nel dialogo Gesù apre la donna a due grandi orizzonti: il primo è la scoperta che la sua vita non è giudicata, non è tenuta lontana, ma è amata. Il dono di Dio è dono di una vita in cui scoprirsi amati e accolti. L’esistenza di Gesù è il farsi vicino di questo dono.

Ogni persona reca in sè stessa una sete che non può essere placata dall’acqua del pozzo. Gesù accompagna la donna a scoprire la ricerca di amore e di vita che sta nel profondo del suo cuore. La accompagna a scavare nel pozzo della sua vita, a vivere la sua ricerca di un amore che giunge sino alla fine: è quell’amore che Gesù vive nell’amare i suoi fino al segno supremo. Per questo conduce la donna a scoprire il suo volto come quello di profeta, di messia atteso, di salvatore. Lei stessa alla fine diventa testimone presso i suoi compaesani: abbandona l’anfora e va (Gv 4,28).

Il secondo orizzonte che il dialogo sottolinea è che Dio stesso è alla ricerca. La ricerca umana, la sete umana di senso e di amore, è apertura che proviene da un dono e s’incontra con la ricerca di Dio. L’intero dialogo inizia da una richiesta di Gesù che chiede da bere. Così Dio cerca adoratori, persone capaci di riconoscerlo oltre ogni monte. Il monte è luogo in cui si pensa sia racchiusa la presenza di Dio in sistemi religiosi costruzione di uomini. Dio cerca adoratori che accolgano la sfida di un incontro personale, interiore, in Spirito e verità. Spirito è rinvio al dono dell’amore e verità è riferimento all’incontro con Gesù stesso come verità vivente mai esaurita.

DSCF0352Propongo alcuni suggerimenti per una lettura di questa pagina nel nostro presente.

Viviamo un tempo in cui sembra che non vi siano più le grandi domande. E’ il tempo dell’indifferenza, o dell’assopimento di una vita che si accontenta di piccoli cabotaggi, di soddisfare bisogni immediati, senza aperture ad orizzonti di senso globale. L’incontro di Gesù con la donna di Samaria, ripiegata in una ricerca di un’acqua accettata come indispensabile per andare avanti giorno per giorno senza guardare oltre, apre a considerare come quella sete è spazio di una ricerca e di un’attesa più profonda. Gesù apre ad una ricerca di un’acqua – fonte di vita – che possa soddisfare ricerche interiori, nascoste e spesso lasciate agli angoli dell’esistenza. Gesù non disprezza i percorsi e le seti di ogni persona. Vi si inserisce con una domanda. Non impone ma accompagna lentamente ad un conoscenza che è incontro, per scoprire la gratuità dell’amore: se tu conoscessi il dono di Dio…. Anche nelle piccole seti che popolano la vita di ogni persona sta racchiusa una sete più grande e profonda, la sete del senso stesso della vita.

Gesù si fa incontro ad una donna, straniera. In questo incontro c’è una sorta di approfondimento di quanto è espesso nel Prologo: “veniva tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto, a quanti però l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio…” (Gv 1,11-12). Il IV vangelo presenta la contraddizione di una accoglienza della luce non dei vicini, ma dei lontani, di quanti sono in ricerca e non hanno la pretesa di possedere la verità. Possiamo chiederci in quale modo manteniamo aperta la nostra vita alla ricerca e non ad una fissità che impedisce di ascoltare la richiesta di Gesù che ci fa uscire dalle nostre chiusure e ci fa entrare in una relazione in cui accogliere l’acqua dello Spirito.

L’incontro di Gesù con la donna di Samaria conduce a riflettere sulla apertura di Gesù all’altro, sulla sua attitudine ad accogliere la domanda al cuore di ogni esistenza, sulla sua scelta di accoglienza delle donne. Viviamo un tempo di violenza a livello globale, che si rende presente in particolare nel rapporto tra uomini e donne. E’ questo un sintomo di una difficoltà a vivere la relazione, ad accogliere chi è diverso: è il frutto malato di una impostazione culturale regolata dalla mentalità maschile del dominio e della competizione in cui non c’è spazio per la gratuità e per l’ascolto. Anche la chiesa ha pesanti responsabilità per questo. Oggi spazi nuovi di presenza delle donne e di crescita di consapevolezza maturate anche indipendentemente dai percorsi ecclesiali sono occasione per scoprire un nuovo modo di intendere la stessa identità, che si costruisce nella relazione, nella capacità di accogliere la diversità, nella fatica e nella gradualità dell’incontro. E’ sfida a superare ogni mentalità di prevaricazione, di pretesa di assimilazione dell’altro, di vivere la pazienza della scoperta mai conclusa dell’altro. L’incontro con la donna di Samaria ci riporta a tornare allo stile di Gesù, alla questione di uscire da mentalità di potere di tipo maschilista che vige nella società e nella chiesa. Si apre l’interrogativo su quali vie percorrere per aprire ad un riconoscimento del contributo delle donne nella vita della società e della chiesa, un riconoscimento che non sia solo retorico in vuote forme di idealizzazione o di elogio che non prevedono percorsi concreti di cambiamento, ma che rechi effettive scelte di attenzione, di ascolto, di spazi riconosciuti, di affidamento di ruoli e responsabilità sinora esclusiva maschile.

Al cuore del dialogo tra Gesù e la donna di Samaria sta la ricerca dell’acqua. L’acqua è elemento che dà vita: l’acqua è realtà che risponde alla sete e poter accedere all’acqua è possibilità di sopravvivenza per persone e popoli. Dovremmo maturare consapevolezza dell’importanza basilare dell’acqua per la vita. Gli sprechi dell’acqua, un modello di vita economica che prevede consumi di acqua che privano popolazioni della possibilità di avere accesso all’acqua potabile pone la questione della attenzione alla vita, non solo dei vicini, ma dei lontani. L’acqua come elemento materiale è connessa anche all’attenzione dello Spirito nella creazione: un rinnovato rapporto con le cose, con i beni comuni apre a vivere l’accoglienza di un dono di Dio per tutti, un dono che va oltre il consumo di beni, ma che implica un modo nuovo di rapportarsi alle cose, di intendere i rapporti con gli altri, nella condivisione.

Gesù infine libera da una religiosità fatta di esteriorità che non genera cambiamento: è la religiosità che chiude la presenza di Dio sui monti contrapposti, a Gerusalemme o nel Garizim. E’ giunto il tempo in cui Dio non deve essere incontrato nei templi, ma in quel tempio che è la vita stessa di Gesù che rinvia al tempio di ogni volto, soprattutto di chi è escluso.

Alessandro Cortesi op DSCF0107

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