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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Domenica di Pasqua – anno A – 2014

DSCF4933At 10,34-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9

Il discorso di Pietro nella casa di Cornelio è narrazione del primo annuncio di Cristo di fronte ad un pagano, nella casa del centurione. Pietro a Cornelio racconta di Gesù: è presentato nelle tappe della sua esistenza, nel suo rapporto con Giovanni Battista, nell’invio e consacrazione al momento del battesimo, nei suoi gesti e nelle sue parole compiute nella forza dello Spirito. ‘Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio’. Crocifisso dagli uomini ma risuscitato da Dio, il Padre, egli si è dato ad incontrare a testimoni ‘che hanno mangiato e bevuto con lui dopo la risurrezione’. Su questa affermazione: “Dio volle che si manifestasse non a tutto il popolo ma a testimoni, prescelti da Dio, a noi…” si fonda la testimonianza degli apostoli alla radice della fede. Sono questi testimoni ad annunciarlo vivente.

Nella casa del pagano Cornelio, Pietro scopre che questo annuncio è per tutti: ‘ci ha ordinato di annunciare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio’. Porta la bella notizia e la scopre già accolta e viva nel suo attuarsi nella casa di Cornelio come liberazione dal peccato e dalla morte per ognuno che si affida a Cristo crocifisso e risorto. Il riferimento al ‘terzo giorno’ della risurrezione di Gesù non è una indicazione di tempo, ma riprende il motivo biblico del tempo di liberazione e di salvezza: nel terzo giorno Abramo riceve l’indicazione del luogo in cui poi visse l’offerta di Isacco (Gen 22,4). Il terzo giorno è il momento in cui il Signore dà la vita: ‘dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare e noi vivremo alla sua presenza’ (Os 6,2).

La pagina del vangelo di Giovanni è attraversata da due serie di verbi: un primo gruppo è quello dei verbi di movimento: si recò… corse… uscì… si recarono… correvano… corse più veloce… giunse per primo al sepolcro.

Una seconda serie è data dai verbi di vedere: Maria di Magdala vide che la pietra era stata ribaltata, il discepolo che Gesù amava giunto per primo al sepolcro vide le bende… anche Simon Pietro che lo seguiva entrò nel sepolcro e vide le bende… allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo…e vide e credette.

Questi verbi narrano le vicende del giorno dopo il sabato come se fossero un paradigma del cammino di incontro con il Cristo risorto nel movimento, nella fatica e nel dubbio che ogni credente vive.

Tutto ruota attorno al tema della ricerca. Maria di Magdala innanzitutto: nel suo smarrimento si rispecchia la situazione dell’intero gruppo delle donne che secondo i sinottici avevano seguito Gesù e nel mattino dopo il sabato si erano insieme recate al sepolcro. La ricerca di Maria inizia nel primo giorno della settimana: allusione al primo giorno della creazione, in cui si sta generando una nuova creazione in un giardino che rinvia al giardino del ‘paradiso’ (giardino) dei racconti di Genesi. E’ una creazione nuova in cui al centro sta l’incontro con Gesù come vivente che chiama per nome. Maria parte ‘mentre era ancora buio’: la sua ricerca si svolge in una situazione di buio, ancora legata al passato, laddove il buio non ha accolto la luce, e non si è ancora perta alla presenza di Gesù, luce che illumina ogni uomo (Gv 1,3). E’ una triste ricerca del Gesù prima dei giorni della passione e della morte, del Gesù del ricordo, del Gesù di un passato ormai chiuso. Il suo percorso dovrà aprirsi ad un nuovo modo di incontrare Gesù: non i gesti di devozione nel buio della morte, ma l’incontro con Gesù vivo in modo nuovo esige uno sguardo diverso per incontrarlo (cfr Gv 20,11-18). Solo la voce che pronuncia il suo nome nuovamente, la chiamata che la apre il cuore ad una disponibilità nuova, le dona luce per una nuova esperienza di comunione. Il suo è il primo percorso della fatica della fede. La sua corsa è un annuncio che parla del Signore (è già annuncio di risurrezione) e nel contempo parla di un non sapere: ‘non sappiamo dove l’hanno posto’. Maria raccoglie così i discepoli e suscita un’altra corsa.

C’è poi la corsa di Simon Pietro, il primo tra gli apostoli: anche lui corre, ma viene preceduto, tuttavia è atteso e per primo entra nel sepolcro. Vede ma non sa interpretare i segni. I segni – suggerisce così il IV vangelo – non sono sufficienti per la fede. Chi è responsabile dell’autorità nella comunità non ha il dominio del credere, deve lasciarsi guidare da altre presenze vicine: c’è chi giunge prima e sa vedere oltre. C’è qui un sottile riferimento alla tensione ed all’incontro tra l’istituzione – rappresentata da Pietro – ed il ‘carisma’ di chi vive un rapporto intimo e profondo con Gesù, evocato nel profilo del discepolo che Gesù amava, capace dell’intuizione di chi vuole bene prima di tutto. Un riferimento a cammini di chiese diverse eppure accomunate da una medesima testimonianza del Signore? Un riferimento ad una comunità chiamata ad ascoltare il cammino di tutti, per poter incontrare la presenza di Gesù nei segni?

La terza ricerca che il brano presenta è quindi la ricerca stessa del discepolo che Gesù amava, il suo correre, insieme a Pietro ma anche diversamente da lui, il suo mettersi in movimento nella tensione di una ricerca che assorbe tutte le energie ed è di fretta. Di lui si dice ‘e vide e credette’: il suo sguardo si apre ad un vedere dentro e oltre i segni e si compie nel credere. Parte dai segni ma legge dentro di essi un senso profondo con lo sguardo dell’amore. Il discepolo che Gesù amava nei segni legge che quel luogo di morte ormai non è il posto di Gesù: Gesù ormai è il risorto e d’ora in poi lo si incontra nell’evento del credere. Non nel sepolcro, ma nei luoghi della vita dove egli è vivente. Egli ancora ci raggiunge attraverso i segni e la testimonianza: ‘beati coloro che pur senza aver visto crederanno’. Credere è un ‘vedere’ nell’apertura dell’amore nel lasciar coinvolgere la vita, nella consegna della propria esistenza all’altro.

Il brano si chiude con una osservazione che apre ad un percorso nuovo: ‘non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti’. Chi ascolta questa pagina è condotto a tornare alle Scritture, narrazione dell’esperienza della comunicazione di Dio con l’umanità. E’ rinviato a scoprire che in quella storia di alleanza e vicinanza del Dio fedele si inserisce la Pasqua di Gesù: è rialzamento dalla morte, liberazione e apertura ad una comunione con lui e tra di noi nuova che sin d’ora inizia.

Alessandro Cortesi op

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