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Per una nuova Europa: appello

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Per una nuova Europa: oltre il deficit democratico e sociale dell’Unione Europea

Il dibattito in Italia stenta a decollare, ma la posta in gioco con le elezioni del 25 maggio è davvero alta e riguarda politiche, istituzioni, ma anche il deficit democratico e sociale dell’Unione Europea.

In altre parole, il futuro nostro e quello dell’Europa. Oggi, al settimo anno di crisi globale, ci sentiamo storditi da anni di scelte basate su un modello intergovernativo che ha visto il prevalere degli interessi di singoli Governi e delle scelte neoliberiste imposte dalla Troika europea. Un modello che ha condotto molti paesi, in particolare dell’area mediterranea, verso processi di diseguaglianza diffusa e deregolamentazione dei mercati, con ripercussioni drammatiche sull’intero mondo del lavoro.

Di fronte ad un’Unione Europea che esige dalla Grecia l’allungamento delle scadenze del latte dei neonati o di rinnovare i contratti collettivi al ribasso, se non la contrattazione individuale, è forte il senso di smarrimento, indignazione, vergogna. Conflitti come quello ucraino, sono segno di quanto il pericolo di guerre nel continente sia tutt’altro che sopito, mentre la sfida dei flussi migratori e la tensione competitiva globale mostrano che non possiamo rifugiarci in un europeismo di maniera, ma dobbiamo scommettere su un cammino di riconquista democratica e sociale.

Quest’Europa non è l’Europa del sogno di pace e libertà concepito nel confino coatto di Ventotene. L’Europa di Spinelli, Colorni, Rossi, Adenauer, Schumann, De Gasperi, Delors, Langer rischia di naufragare sotto un vento nazionalista e populista, a tratti xenofobo, sul quale forti hanno inciso gli effetti dell’austerity. L’Europa che vogliamo è l’Europa delle periferie, dei comuni, della società civile, della cooperazione decentrata di comunità, della sostenibilità e della conoscenza, della mobilità come opportunità e non come disperazione.

E’ su questa Europa che dobbiamo puntare, specialmente da un territorio come quello di Pistoia, che dal suo essere periferia deve interconnettersi materialmente e immaterialmente a quelle reti che la riportino al centro di una visione di lungo periodo e fuori da campanilismi e provincialismi. E’ il momento di aprirsi, guardare oltre, alle nuove dimensioni della globalizzazione.

Va riaperto un varco che rilanci quel “sogno europeo” che ha disegnato il progetto degli Stati Uniti d’Europa. Un progetto nel quale federalismo e sussidiarietà significano inclusione e non fortezze, democrazia partecipativa e non vertici intergovernativi, nel quale si costruisca, senza forzature, un popolo europeo che ha bisogno di una rifondazione costituzionale.

E’  perciò compito, in particolare delle nuove generazioni, costruire istituzioni democratiche sovranazionali, nelle quali trovi rappresentanza, come avviene nei singoli Stati, il popolo europeo, attivo protagonista delle scelte che già incidono sulla vita di ciascuno.

E se l’idea di nazione è ormai in crisi, se l’Europa delle nazioni ha dato vita ad una contrapposizione di interessi che poco o niente hanno a che vedere con l’europeismo, allora è venuto il momento per quelle generazioni di assumere un altro punto di vista per giungere all’Europa: quello delle città e delle comunità territoriali.

Non tutto è negativo: la presenza di candidati dei partiti europei alla presidenza della Commissione segnerà un piccolo, ma significativo passo avanti in questa stanca e disillusa campagna elettorale. Per la prima volta i cittadini europei potranno scegliere non solo il Parlamento ma anche il Presidente della Commissione, che non potrà più scaturire esclusivamente da trattative tra governi, ma dovrà essere indicato dal voto popolare. Per la prima volta perciò queste elezioni potranno dirsi davvero “europee”. Chiaramente tutto questo, non basta.

Le forze socialiste, progressiste, ecologiste, cristiano sociali, in una parola, democratiche, devono avere il coraggio di proporre un piano di investimenti realmente europeo per uscire dalla crisi, sviluppando risorse per la ricerca, l’innovazione e la riconversione produttiva.

A tutto ciò va affiancato un salto costituzionale per colmare il deficit democratico dell’Unione Europea. Il Parlamento europeo che uscirà dalle prossime elezioni europee si troverà ad un bivio: o prenderà l’iniziativa di un processo federale costituente oppure sarà di fatto esautorato.

All’interno dei partiti, i candidati alle prossime elezioni europee che condividono questo punto devono rompere gli indugi e assumere un chiaro impegno pubblico.

E’ con questa speranza che auspichiamo il superamento dell’indifferenza e del risentimento di questa campagna elettorale per un voto rivolto a una radicale rifondazione dell’Unione Europea.

Un voto che ci riconsegni più Europa e un’altra Europa, laboratorio di pace, solidarietà e democrazia. Andiamo a votare e votiamo per una nuova Europa che guardi oltre e altrove e che sia più coinvolgente e partecipativa con i propri cittadini.

Francesco Lauria

Alessandro Cortesi

Marco Frediani

Renzo Innocenti

Monica Milani

 

 

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