la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

VI domenica di Pasqua – anno A – 2014

Spirito SantoAt 8,5-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

La prima lettura presenta la figura di Filippo: “Filippo, sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo… Frattanto gli apostoli seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni… imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo”.

Tre elementi possono essere notati. Il primo è costituito dal luogo. La Samaria era una regione considerata eretica, abitata da un popolo che si era separato dalla tradizione religiosa giudaica con il suo centro a Gerusalemme. Gli ebrei della Giudea verso i samaritani nutrivano senso di lontananza e disprezzo (Sir 50,25-26; cfr. Gv 4,9.20). Lì si ricordava lo spostamento di cinque popoli pagani che avevano mantenuto forme di culto idolatriche (cfr. 2 Re 17,24-41): l’allusione ai cinque mariti della donna di Samaria, nel dialogo con Gesù del cap. 4 di Giovanni, rinvia a questo (Gv 4,18). Proprio Samaria, il territorio pagano ed eretico è l’ambito della predicazione di Filippo. In quella regione, ritenuta inospitale e sospetta dal punto di vista religioso, la Parola è accolta. Segue il coinvolgimento di altri apostoli nell’incontro con chi era stato battezzato: ‘imponevano loro le mani e ricevevano lo Spirito Santo’. Un primo messaggio di questa pagina riguarda la libertà dello Spirito, l’abbattimento di ogni barriera di tipo culturale e religioso. Dirà Pietro nella casa di Cornelio: ‘Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto’ (At 10,34).

Un secondo elemento sta nello stile proprio di Filippo: ‘cominciò a predicare loro il Cristo’. In At 18,5 si trova un’espressione analoga: “Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo”. Filippo comunica una parola e vive un agire centrato su Gesù: presenta la sua identità e missione. La sua predicazione è attestazione che Gesù è il messia atteso, presenza che libera dalla paura, dal peccato, da ogni prigionia. Il dedicarsi alla predicazione come parola capace di mettere in relazione con Gesù è l’impegno dei primi apostoli. Ma anche nel suo agire Filippo riprende lo stile di Gesù (cfr. Lc 24,13-35): non opera grandi cose, ma segue la spinta dello Spirito, le chiamate che derivano dalle situazioni, scende sulla strada, si fa vicino e accompagna nel cammino. Il suo agire è così divesro dalle grandi opere di potenza di Simone mago a cui è subito accostato. Filippo pone al centro la Parola di Dio e la legge in riferimento a Gesù: salirà poi sul carro del funzionario etiope, ascolterà le sue domande e lo aiuterà a comprendere quello che leggeva (cfr. At 8,26-40). In Samaria Filippo ‘recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo’. La bella notizia, il vangelo è dono che fa scoprire l’azione dello Spirito già presente nei cuori nell’atto della predicazione degli apostoli. Viene così indicato uno stile di annuncio del vangelo, come cammino di compagnia, testimonianza dell’incontro con Cristo che apre alla gioia (At 8,39).

Un terzo elemento: la presenza dello Spirito e l’esperienza della gioia. ‘E vi fu grande gioia in quella città’ (At 8,8). La predicazione di Filippo e degli altri apostoli apre i cuori, accompagna ad uno sguardo nuovo sulla vita: apre ad una esperienza ‘gioiosa’. Gioia non è emozione entusiastica, momentanea. Nel libro degli Atti si rende chiaro che proprio nei momenti delle prove e delle delusioni della predicazione i discepoli erano riempiti di gioia e di Spirito santo (At 13,52). Paolo sintetizza cosìla chiamata dell’apostolo: “Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi” (1Cor 1,23).

Nella pagina del vangelo Gesù invita a custodire i suoi comandamenti. Amare Gesù trova la sua verifica nel custodire e quindi attuare i suoi comandamenti che si sintetizzano nell’amare come lui ha amato: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva questi mi ama (Gv 14,21). Custodire i comandamenti rinvia infatti al gesto del lavare i piedi e alle parole della cena: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. da questo tutti sapranno che siete miei discepoli” (Gv 13,34-35). Amare come Gesù, custodire il comandamento è vita che si radica nel dono della sua vita, nello stare in lui: ‘come io vi ho amato’ indica’ la sorgente generativa di una novità di vita che si esprime nei gesti della gratuità e della fraternità aperta. Custodire il comandamento dell’amore sarà possibile solamente nel rimanere in lui. Gesù ai suoi promette lo Spirito indicandolo con due nomi: sarà un altro ‘paraclito’, il consolatore, e sarà lo Spirito di verità.

Lo Spirito promesso sarà un ‘altro’ che sta accanto, presenza di vicinanza (‘Paraclito’): continuerà l’opera di Gesù che è ‘stare accanto’ e prendersi cura. Lo Spirito quindi trasforma l’assenza di Gesù in una esperienza di vicinanza che continua. Ai discepoli non verrà a mancare la compagnia di Gesù: in qualche modo lo Spirito rende presente e continua la presenza di Gesù: “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete , perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (Gv 14,19-20).

Lo Spirito è così indicato come presenza che sta accanto e prende le difese, colui che nel tempo della storia guida la comunità all’incontro con Gesù, il grande suggeritore che ricorda quanto Gesù ci ha comunicato: Spirito di verità perché guida ad un incontro con lui nuovo e più profondo: è lui verità personale che si fa vicino aprendo alla relazione con tutti i cammini di ricerca e con tutti i volti. L’incontro con Cristo non è chiuso, ma aperto, c’è un’esperienza di incontro con la sua persona, che è verità vivente lasciata al cammino storico della comunità nella storia. E’ una prospettiva che apre a gioia nuova, a cammini indeiti, a lasciarsi sorprendere dallo Spirito che va sempre oltre ogni nostra chiusura.

Alessandro Cortesi op

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