la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XVII domenica del tempo ordinario – anno A – 2014

ansa(marcia silenziosa per le vittime del volo MH 17 – Amsterdam 23.07.14 – foto Ansa)

1Re 3,5.7-12; Sal 118; Rom 8,28-30; Mt 13,44-52

Leggiamo queste pagine della scrittura mentre alcuni avvenimenti di violenza e di guerra stanno segnando gli ultimi giorni: l’abbattimento nel cielo dell’Ucraina di un aereo civile della compagnia Malaysian airlines partito da Amsterdam ad opera di un missile in un’area di conflitto, l’operazione di attacco militare e invasione di Israele nella striscia di Gaza che ha già causato più di 700 morti nella popolazione civile e migliaia di feriti oltre a terrore, paura, umiliazione. La cacciata dei cristiani dalla città di Mosul in Irak da parte dell’esercito dello Stato Islamico dell’Irak e del Levante (ISIS), costretti ad andarsene lasciando le loro abitazioni, contrassegnate da lettera ‘N’ (per Nazareni), e tutti i loro beni in preda ai furti e al saccheggio.

Sono eventi che lasciano disorientati, consapevoli dell’impotenza di fronte a tanta violenza e terrore, e pongono interrogativi profondi. Leggiamo le pagine della Parola di Dio con la sensibilità di chi vive in un mondo in guerra e dove la violenza appare prevalere. L’ascolto della Bibbia genera una capacità di sguardo capace di stare nella realtà, di cercare tracce di bene in questo presente così buio e alimento per una attitudine profetica, di denuncia del male, di impegno perché il regno di Dio trovi cuori disponibili, in ascolto e possa crescere nella storia umana. E’ una parola di speranza e di nutrimento nelle tragedie del presente, motivo per pregare accanto alle vittime e per scorgere qual è la chiamata del Signore in questo tempo.

“Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male…” Dio chiede a Salomone cosa desidera in dono. Si tratta di un capovolgimento del consueto modo di pensare la preghiera. Non è l’uomo che chiede qualcosa a Dio, ma Dio sollecita per primo a chiedere un dono. Nel dialogo tra Dio e Salomone emerge come alla radice della vita vi sia un dono, un appello che rinvia all’incontro, all’apertura. E’ dono che incrocia un desiderio e genera una nuova storia tra ascolto dell’uomo e ascolto di Dio.

Salomone, paradigma del re saggio, non chiede potenza, né ricchezze, ma riconosce il proprio limite: chiede a Dio la saggezza nel distinguere il bene dal male, di essere operatore di giustizia. Gli chiede un cuore capace di imparare perché non sa come regolarsi. Un cuore docile è caratteristica di chi sta in ascolto, di chi non ha risposte semplici ed immediate per ogni situazione, di chi sa che per scegliere è necessario porsi in ricerca, sostare nella fatica di comprendere e di coinvolgersi. E’ disponibilità a lasciarsi istruire da quanto si ascolta: distinguere il bene dal male è faticoso, è cammino che passa attraverso l’ascolto di Dio, delle persone, delle situazioni. Salomone vive così la consapevolezza di una duplice fedeltà: a Dio in primo luogo, perché le sue scelte siano ispirate da lui, alle persone, nei confronti di un popolo numeroso. Chiede un cuore capace di ascoltare: ascolto di Dio, ascolto dei più deboli.

‘Il regno dei cieli è come un uomo che trova un tesoro nel campo…Nel regno dei cieli avviene così… le cose vanno in questo modo… Gesù parla del regno dei cieli facendo riferimento a tre situazioni della quotidianità. Il tesoro trovato inaspettatamente, la perla preziosa, la rete gettata nel mare. Il tesoro scoperto e poi nascosto rinvia alla meraviglia di fronte ad una novità inattesa. Il tesoro va oltre ogni ricerca e il suo ritrovamento improvviso apre ad modo nuovo di pensare il presente, il futuro e di intendere la vita stessa. Tutto passa in second’ordine rispetto a questa novità inattesa e preziosa da custodire come propria. Il regno dei cieli è così paragonato ad una realtà che si offre gratuitamente. E’ scoperta improvvisa che suscita meraviglia: prezioso, più grande di ogni altra cosa umana e nello stesso tempo nascosto e racchiuso nel luogo della quotidianità, nel campo del proprio lavoro. L’immagine del tesoro racchiude questo senso di cosa preziosa per la quale vale la pena di lasciare tutto il resto. E’ un’occasione unica, da non lasciar perdere. La parabola suggerisce anche la dimensione della gioia e dell’urgenza di decisioni: vendere tutto per acquistare quel campo, senza dire nulla al padrone, è un movimento dettato dall’entusiasmo per la preziosità della scoperta. Anche il vendere tutto che può apparire una perdita è vissuto con la gioia di aver acquistato una ricchezza senza misura.

La parabola della perla collega il ritrovamento questa volta di una perla preziosa ad una ricerca condotta con continuità e cura. Indica innanzitutto l’esperienza della ricerca. Chi ascolta le sue parole è chiamato a porsi in una situazione di apertura, di ricerca. L’ultima parabola del capitolo è quella della rete e della pesca. Secondo la legge ebraica alcuni pesci erano considerati puri, altri impuri e dopo la pesca andava compiuta una selezione: ‘di tutti gli animali che si muovono nelle acque ma non hanno né pinne né squame non mangerete la carne’ (Lev 11,10). I pesci senza scaglie andavano eliminati perché non adatti alla mensa. Gesù parte da questa esperienza per parlare del regno come di una realtà presente, ma nascosta. Scoprirla esige pazienza, attesa: l’azione di raccogliere i pesci buoni e buttare via i cattivi è momento di un futuro. L’accento della parabola sta invece sul presente: il paragone della rete gettata richiama ad un compito urgente nel presente: questo non è tempo di dividere e selezionare, ma è il tempo della fatica del gettare le reti. E’ il tempo dell’impegno, della semina, dei gesti che aprono al futuro, dell’attesa e della speranza. E la rete è metafora di una raccolta che mette insieme tanti pesci: c’è un gettare le reti in vista di una raccolta che è fatta di tanti elementi diversi. Al cuore della parabola sta la domanda sull’esito della vicenda dei giusti, sulla fecondità del seme seminato nella terra buona: è uno sguardo che si apre al provenire di tutte le genti in una convocazione nuova (cfr. Rom 11,25: ‘fino a quando saranno entrate tutte le genti’).

Il regno non è questione del passato è invece processo già in atto, è la vicinanza di Dio che si prende cura dei poveri e suscita un mondo nuovo, in cui poter vivere la fraternità come orizzonte di fondo della vita. Fa scoprire a ciascun di essere pensato e amato e rinvia ad un futuro nelle mani di Dio. Il regno dei cieli è una vita segnata da questa speranza e fiducia che il nostro tempo e la nostra storia vive già al suo interno una trasformazione e una novità che ora è nascosta, è piccola, ma si renderà chiara. E al discepolo sta il compito di trarre cose nuove e cose antiche, divenendo responsabile del vangelo ricevuto.

foto Oxfam Gaza 21 luglio 2014(foto Oxfam – abitanti di Gaza in fuga dai bombardamenti 21 luglio 2014)

Le scelte di guerra, la violenza che genera altra violenza sono tutte espressioni di ciò che può essere espresso come anti-regno: esprimono una logica opposta al regno di Dio che trova inizio là dove si attua giustizia e pace. Se il regno è la vicinanza di Dio che si prende cura e guarda ai poveri, il contrario di questo è l’ingiustizia, l’umiliazione, l’inseguimento del dominio, il disprezzo per l’altro come non-uomo. E’ la condizione di prigionia nella paura di chi vive nel seminare terrore e nel coltivare la vendetta, di chi non sa ascoltare la sofferenza dell’altro popolo.

Il regno è già presente come piccolo seme, come tesoro di fronte al quale qualcuno lascia tutto, anche la sua stessa vita: è presente in chi a Gaza richiama a ‘rimanere umani’, in tutti coloro che si rendono solidali con le vittime. E’ presente nella rivolta di chi interrompe la spirale di odio e violenza, come nel gesto dell’insegnante musulmano a Mosul che si è rivoltato contro la persecuzione ai cristiani ed ha pagato questa sua coerenza con la vita. E’ presente in chi denuncia il mercato della guerra e della vendita delle armi (l’Italia è il primo paese esportatore di armi a Israele): scelte e gesti profetici, piccole grandi epifanie del regno di Dio che vanno oltre i confini delle appartenenze, che si pongono in ricerca, che mantengono aperta ancora la domanda: ‘dona un cuore docile’, capace di vendere tutto per accogliere il tesoro del regno di Dio.

Alessandro Cortesi op

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: