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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Domenica di Pasqua 2015

pietro-e-giovanni-corrono-al-sepolcro-com-boseAt 10,34.37-43; Col 3,1-4; Gv 20,1-9

“E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (At 10,37).

L’annuncio della Pasqua nella prima predicazione cristiana, di cui i discorsi degli Atti degli apostoli riportano gli schemi fondamentali, si accentra sulla testimonianza dei gesti e parole di Gesù. Durante la sua vita lo stile del suo agire, il suo annuncio del regno di Dio e le sue scelte hanno suscitato ostilità e rifiuto sino alla condanna e alla morte da parte del potere religioso e politico del tempo. A fronte della azione degli uomini che l’hanno crocifisso si oppone lazione di Dio. ‘Ma Dio lo ha risuscitato’: c’è un agire di Dio il Padre che ha rialzato il condannato, un’azione che si contrappone radicalmente a chi lo ha ucciso. Dio ha rialzato il crocifisso, e lo ha fatto nel terzo giorno, il giorno che nella Bibbia indica l’intervento liberatore da parte di Dio che pone un termine alla prova del giusto. L’incontro nuovo con Gesù nel mangiare e bere insieme con lui, dà inizio ad una nuova storia che è invio di testimonianza di questo incontro.

Il IV vangelo presenta il mattino di pasqua nel segno del ‘correre’ e del ‘vedere’. Maria di Magdala è la prima: si reca al sepolcro ‘e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo’. Dopo il suo annuncio prende inizio una nuova corsa, quella di Simon Pietro e dell’altro discepolo, quello che Gesù amava: ‘correvano insieme tutti e due’. Maria vide e corse, Simon Pietro e l’altro discepolo corsero insieme e giunsero a vedere. Giunge per primo il discepolo e vide, ma non entrò. Pietro è atteso e l’altro discepolo lo lascia entrare per primo.

Viene così delineata una tensione tra la figura di Pietro che ha il ruolo di primo e di responsabile nella comunità, e quella dell’ ‘altro discepolo’ ispirato dalla forza dell’amore. Dopo essere giunto Simon Pietro ‘entrò nel sepolcro e vide le bende per terra e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non con le bende per terra, ma poggiato in un luogo a parte’. Le bende e il sudario piegati in buon ordine sono dei segni, eppure il sepolcro vuoto e i segni non sono la prova della risurrezione. Pietro infatti constata ma solo il discepolo che Gesù amava legge quei segni – ed è la forza dell’amore che lo guida – scorgendovi il rinvio alla risurrezione: quando entrò anche lui ‘e vide e credette’.

Il progressivo correre e rincorrere di quella mattina del giorno dopo il sabato segnato dal molteplice vedere, di Maria, di Simon Pietro, del discepolo, si conchiude con un ‘vedere’ nuovo: è un vedere che legge i segni scorgendo in essi, un senso profondo nascosto. E’ un vedere che coinvolge e nasce nel cuore di chi vive affidamento e affetto. Il credere – suggerisce il IV vangelo – sorge da uno sguardo capace di andare oltre. Lo sguardo dell’amore precede ogni altro cammino.

Il brano si chiude con una osservazione che presenta anche una critica alla comunità e la provoca ad andare al di là dei segni e a non fermarsi ad essi: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”.

Il credere nel IV vangelo è accostato ad un affidamento personale a Gesù: “bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna” (Gv 3,14-15).

“…essi non avevano ancora compreso la Scrittura”. Nel IV vangelo è evidenziata un’incomprensione invincibile che avvolge tutti, in modo diverso. C’è una incapacità di credere soprattutto in rapporto alla risurrezione. Ma c’è un riferimento: ritornare alle Scritture, al disegno di salvezza di Dio e al dono dell’alleanza. Nella novità della risurrezione sta racchiuso il rinvio al compimento di un disegno di amore e di vicinanza di Dio che solo può salvarci.

Credere viene indicato come un cammino, anzi come un correre, in un incontro per cui la vita trae senso nuovo dalla presenza del crocifisso risorto: lui ha compiuto il disegno di alleanza e di salvezza attestato nella storia in tutte le Scritture. Credere conduce ad un nuovo modo di concepire l’esistenza, in rapporto con lui.

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(Perikopenbuch Heinrichs III, Evangeliario, Reichenau, 1007-1012 ca.)

Correre e vedere: sono due indicazioni importanti per noi. Correre indica un movimento di chi si lascia prendere dall’urgenza di una chiamata, di un invito. Correre è verbo di chi esce fuori, di chi scioglie legami e impedimenti e non può rimanere appesantito soprattutto dalla paura che lo tiene rinchiuso e fisso. E’ indicazione ad una ricerca che va verso Gesù lasciandosi disorientare e riorientare dalla novità della sua presenza nuova. Correre sorge da una ricerca come quella di Maria di Magdala segnata dall’amore, e correre sorge anche dall’ascolto di voci che richiamano a partire. Come il correre di Pietro e dell’altro discepolo chiamati da Maria. Sta qui racchiusa una chiamata per una comunità a divenire capace di dare spazio alle voci e alla presenza delle donne prime testimoni del Risorto e ad ascoltare le voci di testimoni, coloro che chiamano a intraprendere nuovi cammini, segnati dalla cura e dalla misericordia.

Vedere è strettamente legato al credere nel IV vangelo. C’è un vedere associato al sapere e al conoscere, ma c’è un altro vedere che conduce ad un incontro, che sa leggere i segni per cogliervi l’indicazione di una presenza viva e che apre alla speranza: Gesù non è rimasto vinto dalla forza della morte. E’ un vedere che fa scorgere la presenza di Gesù non da ricercare nei segni, tanto meno nei segni eclatanti, ma nei doni della Pasqua, lo Spirito, il respiro nuovo di una vita segnata dall’annuncio che il seme, gettato nella terra, è fecondo di vita, e il dono della pace di cui farsi testimoni.

Infine una osservazione: ‘non avevano ancora compreso la Scrittura’. E’ invito ad una frequentazione della Scrittura come storia di fedeltà, cammino di alleanza Dio che nella storia ripropone il dono del suo essere accanto ‘Io sarò con te’, e continua a guidare verso cammini di liberazione. La nostra vita si pone in questa storia di fedeltà di Dio che non abbandona i suoi figli nel buio della morte.

Alessandro Cortesi op

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