la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Ascensione del Signore – anno B – 2015

Reidersche_Tafel_c_400_AD

Tavoletta in avorio ca. 400 d.C. – Bayerisches Museum, München

At 1,1-11; Ef 1,17-23; Mc 16,15-20

“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. ‘Tornerà’: con questo annuncio inizia il libro degli Atti degli apostoli. Dopo la risurrezione Gesù non può essere incontrato come prima, ma si fa incontro in modo nuovo: l’umiliato nella morte, tornerà come il vivente. La sua presenza non è solo attesa, ma sin d’ora è possibile vivere l’esperienza d’incontro con lui in modo nuovo, nella comunità, nei segni da lui lasciati in sua memoria, nell’operare dello Spirito che anima la missione dei credenti. Tornerà ma anche ritorna nel presente e si dà ad incontrare: non c’è solo un futuro da aspettare ma c’è un presente in cui immergersi.

Gli apostoli sono protesi al futuro, sono curiosi rispetto a ‘i tempi e i momenti’. Ma Gesù li distoglie da questo, indica piuttosto di volgere lo sguardo non al cielo ma al quaggiù, al presente, per poter sperimentare sin d’ora la sua presenza in modo nuovo. Li invita a vivere un attendere fondato sulla promessa, ‘la promessa del Padre’, ad accogliere la discesa dello Spirito, forza della testimonianza. Promessa del Padre è un coinvolgimento di tutti nella morte e risurrezione di Gesù: l’essere immersi (battezzati) nello Spirito Santo e ricevere da lui forza.

Lo Spirito è il dono di Cristo risorto: la presenza di Gesù si attua in modo nuovo nell’azione dello Spirito. Dopo la Pasqua non sarà più possibile incontrarlo come prima ma in modalità diverse. La sua presenza è reale e interiore. ‘Una nube lo sottrasse al loro sguardo’: la nube è immagine biblica che suggerisce una presenza di Dio vicina eppure nascosta, rinvia alle teofanie. E’ qui usata per indicare che Gesù è vivente nello spazio di Dio, uno spazio altro rispetto alla dimensione umana, e nel medesimo tempo la sua presenza continua nei segni che ci ha lasciato: lo Spirito introduce all’esperienza dell’incontro con lui nella fede e rende testimoni della sua risurrezione. D’ora in poi l’incontro con Gesù sarà vissuto nell’incontro con qualcuno che testimonia le sue parole, i suoi gesti. Nella forza dello Spirito, ci sarà qualcuno che parla di lui e vive la strada da lui percorsa: ‘voi mi sarete testimoni’. La sua presenza è affidata alla testimonianza.

Anche nell’ultima pagina del vangelo di Marco sono riportate le parole di Gesù che invia i suoi ad annunciare il vangelo. I discepoli sono presentati come presi dal dubbio, segnati dall’incredulità. E’ un quadro realistico e per certi aspetti sconfortante. Nonostante il cammino con Gesù il loro cuore è indurito incapace di fede. Eppure proprio a loro viene detto: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura…”.

Gesù li invia a continuare quanto egli ha vissuto, l’annuncio della bella notizia del ‘regno’ (cfr Mc 1,12). Non li invita al proselitismo, piuttosto chiede loro solamente di continuare i segni di liberazione da lui vissuti (Mc 1,32-34). Nel partire e nell’annunciare sperimentano da subito una presenza nuova del Signore e la fecondità dell’agire dello Spirito: “Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano”.

Il cammino dei discepoli è come quello del cieco che si apre al ‘vedere’ solamente per opera di Gesù che lo ‘rialza’ e poi si mette a seguire Gesù lungo la strada (cfr. Mc 10,46-52). La potenza della risurrezione apre ad un vedere nuovo, fa passare dall’incredulità al credere, e di qui a vivere la vita sulla strada percorsa da Gesù stesso, seguendo il suo cammino, riproponendo i gesti di lui.

Ascensione è festa della comunità. Gesù nella risurrezione, non abbandona i suoi, dona la presenza dello Spirito, presenza-dono che conduce ad entrare nella relazione di amore del Padre e del Figlio. La molteplicità di doni e la diversità di servizi, frutto dell’azione dello Spirito sono per l’edificazione del corpo di Cristo, un corpo fatto di tante presenze, dove nessuno è escluso e dove ognuna e ognuno può scoprire il proprio posto: “E’ lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo”. In Cristo si attua una chiamata di tutta l’umanità e di tutto il cosmo.

Al cuore della festa dell’ascensione sta l’annuncio dell’incontro nuovo con Cristo iniziato nella Pasqua: nella sua umanità Gesù sale al Padre. In questo salire, nella sua risurrezione, coinvolge tutta la realtà umana. Pasqua di Cristo che si fa Pasqua dell’umanità intera. E’ quanto la preghiera esprime: “Esulti di santa gioia la tua chiesa, Signore, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, perché in Cristo asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere il nostro capo nella gloria”.

DSCF5745Alcune osservazioni per noi oggi

L’agire dei testimoni, pur segnati dalla fatica e dall’incredulità,  a questo solo è invitato, a porre segni che ripropongano i segni del passare di Gesù. Si potrebbe tentare di tradurre i segni che Gesù chiede di compiere: scacciare i demoni è interpretabile nella linea di lottare contro tutte le forze di male, contro le oppressioni che deturpano l’immagine di Dio presente in ogni persona, contro le diverse forme della violenza. Parlare lingue nuove oggi può essere inteso come invito ad essere creativi nel comunicare con gli altri, nello scoprire vie nuove per dare spazio alla parola, vincendo i silenzi dell’indifferenza, gettando ponti e opponendosi alla costruzione di muri, nello scoprire i nuovi linguaggi non verbali della accoglienza generosa. Prendere in mano i serpenti è forse traducibile nei termini di un nuovo rapporto con tutto ciò che appartiene alla terra, con il mondo animale, le piante, la natura, nel percorrere vie di cura e salvaguardia. Imporre le mani ai malati può significare oggi trovare spazio nelle ore dei giorni per tendere la mano a chi fa fatica ed è nella malattia,  dire a chi soffre, con il tendere la mano, una vicinanza e una compagnia che diventano respiro di speranza. Questi sono i segni della Pasqua e della risurrezione, e là dove sono presenti questi segni c’è vangelo, bella  notizia, da accogliere, da cui lasciarsi cambiare.

La pagina della lettera agli Efesini parla di una comunità dove sono presenti tanti doni e dove a ciascun uomo e donna è data occasione di mettere a disposizione il proprio dono per una edificazione comune. È provocazione a pensare una comunità in stato di servizio, e soprattutto a considerare l’importanza di doni diversi che contribuiscono alla costruzione di un ‘noi’ ecclesiale. In un momento in cui tante sfide si pongono alla vita delle comunità sarebbe importante dare spazio e importanza a diverse forme di servizio e riconoscere anche nuove modalità di ministeri per la vita e la crescita di un noi ecclesiale che trae la sua origine dal dono dello Spirito fonte dei doni e primo costruttore della comunione.

E’ anche una provocazione a pensare la vita di una chiesa che sia custode di percorsi di umanità e di umanizzazione. Edificare un noi, in cui i doni di ciascuno siano al servizio degli altri: è progetto di una umanità capace di solidarietà, è provocazione ad intendere la vita in rapporto all’altro come responsabilità e come dono. E’ anche suggerimento a pensare che l’incontro con Cristo e la vita della chiesa nascosta nei cuori è presente e cresce là dove vi è qualcuno che con le sue scelte, nel suo agire e con la sua dedizione costruisce legami di incontro e di pace, edifica relazioni viventi di comprensione e ospitalità.
Alessandro Cortesi op

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