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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Verso il Sinodo dei vescovi sulla famiglia

Porta-della-Morte-Vaticano-1952-64(Giacomo Manzù, porta della morte, s.Pietro Vaticano)

In questi giorni in cui si rinnovano discussioni e manifestazioni su temi relativi alla famiglia e in cui peraltro ci si avvicina alla seconda sessione del Sinodo dei vescovi che si terrà ad ottobre prossimo, propongo una riiflessione, che suona come appello ed anche come suppllca.

E’ una pagina scritta da un laico credente, René Pujol. E’ una persona anziana. E’ stato negli anni giovanili presidente degli studenti cattolici di Tolosa. Dal 1974 al 2009 è entrato come giornalista in una casa editrice cattolica Bayard, in cui ha diretto per dieci anni la rivista Pèlerin. E’ stato hospitalier a Lourdes, catechista nella sua parrocchia, capo scout nazionale degli Scouts de France. E’ attualmente membro del Consiglio delle settimane sociali di Francia e della Conferenza cattolica dei battezzati francofoni (CCBF) amministratore dell’abbazia di Sylvanès (Aveyron). Nella sua riflessione dice esplicitamente di parlare a partire da un profondo radicamento nella chiesa in cui ha vissuto tutta la sua esistenza.

Pur non avendo occasione di conoscerlo personalmente trovo nelle sue parole un respiro che trasmette la serenità e la libertà del vangelo: sono parole cariche di umanità, di esperienza, di attenzione. Non sono parole che racchiudono esclusione, aggressività e nemmeno quell’attitudine di sospetto e di giudizio pretenzioso verso la vita degli altri che spesso segna i dibattiti in tale ambito. Sono parole buone di cui abbiamo tanto bisogno. Sono parole di un cristiano che proprio per la sua adesione a Cristo si sente chiamato a vivere un’ospitalità capace di compassione, a togliersi i sandali davanti all’altro.

Sono una indicazione che richiama a  mio avviso a quella attitudine evangelica che tanti, uomini e donne nella chiesa stanno cercando di vivere nel loro quotidiano, ma che proprio in virtù di una passione per il vangelo e per l’umanità, stanno attendendo anche come presa di posizione ufficiale da parte del magistero.  Propongo questa pagina in una mia traduzione. La versione originale francese può essere consultata nel blog di René Pujol dove si possono ritrovare anche le note e i riferimenti del testo. (a.c.)

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“Cari Padri eccoci ancora alla prima aurora di questo anno 2015 che vedrà il compimento del sinodo sulla famiglia voluto da papa Francesco.

Ne ho apprezzato l’intuizione, contento di ritrovarvi la generosità dello sguardo del Vaticano II che ha segnato la mia gioventù. Ho seguito la preparazione e poi i lavori della prima sessione, ho apprezzato la franchezza del dibattito, ho temuto per gli irrigidimenti suscitati dopo la relazione intermedia del card. Erdo, ho sofferto per il timoroso ripiegamento di cui è testimonianza la redazione finale dei Lineamenta, che vi sono stati inviati in prospettiva della sessione di ottobre 2015. So che i mesi che verranno saranno decisivi. Come invita la lettera del card. Baldisseri segretario generale del Sinodo, prendo la libertà di indirizzarvi questa lettera ‘aperta’.

Sono nato cattolico, in una famiglia molto credente, e lo sono rimasto sino ad ora, non avendo mai trovato ragioni sufficienti per rimettere in causa questa appartenenza e far vacillare la mia fede in Cristo. Che dire d’altro, senza cadere in forme di esibizionismo? Questo dice tuttavia il mio impegno costante da mezzo secolo nel seno della chiesa, e precisa il punto da cui vi parlo. E’ proprio dal cuore stesso di questo mio radicamento ecclesiale che vorrei dirvi, per il passato immediato la mia delusione, e per il futuro, che tenete nelle vostre mani, la mia fiducia e la mia speranza.

Mi è piaciuto il respiro del ‘rapporto intermedio’

Del rapporto intermedio, molto criticato, ho apprezzato soprattutto questo soffio di libertà che spingeva la chiesa a decentrarsi così come papa Francesco invita. Sicura della bella notizia che essa porta per la coppia e la famiglia, poteva offrire sul mondo uno sguardo ottimista e generoso. Il testo ci invitava a ‘percepire le forme positive della libertà individuale’, a ‘riaffermare il valore e la consistenza propria del matrimonio naturale’ e ‘riconoscere elementi positivi nelle forme imperfette’ del matrimonio civile, della coabitazione e della convivenza, come nei tipi di unione in cui si potevano ‘riscontrare valori familiari autentici’ laddove trovavano posto: ‘la stabilità, l’affetto profondo, la responsabilità di fronte ai figli, la capacità di resistere nelle prove’.

Ho apprezzato, a proposito dei divorziati risposati, l’idea che un approfondimento teologico possa aiutarci a superare l’unica apertura fatta a queste coppie di una ‘comunione spirituale’; così ho apprezzato il riconoscimento che ‘le persone omosessuali hanno doni e qualità da offrire alla comunità cristiana’ e l’invito a ‘prendere atto che esistono (in tali esperienze) casi di sostegno reciproco fino al sacrificio’ (§ 5, 18, 38 et 22). Come giornalista , ne sono stato testimone negli anni ’80, quando molti malati di AIDS, abbandonati dalla loro famiglia, anche cattolica, morivano nella solitudine avendo come unico sguardo amorevole, al momento del loro ultimo respiro, quello dell’uomo o della donna che condivideva la loro vita.

Se mi guardo intorno…

Ed ecco che la sintesi finale, approvata dai partecipanti al Sinodo romano, che serve ora come documento preparatorio al sinodo ordinario di ottobre 2015, al quale siete chiamati a partecipare, ritornava su queste affermazioni ‘audaci’. Come se, al termine dei loro lavori, ‘i padri sinodali (volessero) trovare i modi per riproporre la bellezza del matrimonio cristiano piuttosto che insistere sugli aspetti positivi delle situazioni problematiche’. Al punto di ricentrarsi sul primo punto rinunciando all’altro.

Cari Padri, se mi guardo intorno: i miei figli e nipoti, tutti in età per vivere l’esperienza di coppia, osservo una bella diversità di matrimoni religiosi o civili, PACS o semplici convivenze. Tra di loro ve n’è uno che ha fatto la scelta radicale di una vita monastica… ortodossa! I loro figli sono, in alcune famiglie, battezzati, in altre no; qualcuno ha celebrato un battesimo repubblicano in comune. Se offro uno sguardo alla nostra famiglia e ai nostri amici scopro vecchie coppie sposate, come noi, ma anche persone sole, o seconde unioni dopo il divorzio. E tra i vicini o conoscenti: omosessuali, coppie libere da ogni legame giuridico, altre che hanno stipulato i PACS o che si sono sposate da poco.

Mi trovo a vivere in mezzo a loro. Con felicità e riconoscenza. La domenica, alla messa, le porto senza differenze nella mia preghiera. Vedo in loro una testimonianza: di fedeltà nella coppia, di affetto reciproco e di sostegno, di responsabilità verso i figli, di capacità di resistere nelle prove della vita, di apertura agli altri… in breve tutte qualità percepite come costitutive del matrimonio cristiano per tutte e tutti coloro che accettano che Dio abbia qualcosa a che vedere con il loro amore! Ed essi sanno che verso di loro nutro rispetto, stima e affetto. E desidererei tanto renderli partecipi nella mia chiesa.

Queste ‘periferie’ dove sembra che non vogliate avventurarvi

Senza dubbio vivono in quelle periferie che papa Francesco ci invita a visitare, e dove al momento sembra volervi dissuadere dall’avventurarvi. A meno che vi sia qualche anima da riportare all’ovile. ‘Bisogna accogliere le persone, con le loro esistenze concrete, sostenere la loro ricerca, incoraggiare il loro desiderio di Dio e la loro volontà di fare pienamente parte della chiesa’. ‘Tutte queste situazioni devono essere affrontate in modo costruttivo, cercando di trasformare in occasione di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del vangelo’.

Vedete, cari Padri, coloro di cui vi parlo non esprimono necessariamente, oggi, un desiderio di Dio che li condurrebbe a voler far parte pienamente della chiesa. Vivono e sono contenti di vivere, apparentemente senza Dio e senza chiesa. Tuttavia, come laico credente, camminando da tanto tempo accanto a loro, con alcuni da sempre, desidero incarnare vicino a loro questa ‘arte dell’accompagnamento’ costitutiva del mio battesimo, che presuppone ‘di imparare a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro’ quale che sia la sua appartenenza o il suo progetto di vita.

Quando la chiesa si rifiuta di vedere Dio all’opera nel cuore delle persone

Sulla situazione dei divorziati risposati osservo che vi è ormai proposto ‘un approfondimento ulteriore’ e su quella delle persone omosessuali, la ricerca di una attenzione pastorale in riferimento all’insegnamento della chiesa secondo cui: ‘non c’è alcun fondamento ad assimilare o stabilire analogie, neppure lontane, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia’. Ciò conduce al paradosso che la chiesa si rifiuta di vedere Dio all’opera nel cuore delle persone a meno che questo non corrisponda alla sua comprensione del piano di Dio. Senza neppure domandarsi se tale comprensione rimane valida!

Cari Padri, a distanza di qualche mese dall’evento che segnerà sicuramente la vita della nostra chiesa, misuro la vostra responsabilità e non dubito della vostra determinazione a volerla assumere in fedeltà alla parola di Dio. Sono consapevole dei mutamenti culturali che sono all’opera nelle nostre società e delle tensioni che sorgono dai nostri desideri contraddittori di libertà individuale e di servizio al bene comune. Comprendo la preoccupazione vostra di ricordare alle giovani generazioni come il cammino dell’amore, di fedeltà e di fecondità che è loro proposto risponde alle loro attese più profonde e che Dio può aiutarli ad assumerlo nelle prove della vita. Condivido lo sguardo pastorale al quale i Lineamenta invitano perché nelle nostre comunità nessuno si senta escluso, emarginato, disprezzato a causa di un suo fallimento, della sua sofferenza o del suo semplice desiderio di cercare la felicità.

Trasformeremo il mondo se non lo amiamo?

Ma gli altri, cari padri? Tutti gli altri che, per ragioni che sfuggono a voi e a me, si trovano indifferenti alla chiesa e alla religione? Tutti questi altri in mezzo a cui viviamo nel quotidiano perché sono i nostri figli, i nostri amici, i nostri vicini… non avremmo altro da dire loro che offrire loro un impossibile invito alla conversione? Trasformeremo il mondo se non lo amiamo già così com’è? Se non diciamo che è già amato da Dio? Se non sappiamo godere già del di più di umanità, di solidarietà? Se decidiamo di riservare il nostro sguardo e il nostro cuore alle sole persone che possono entrare nell’ambito della chiesa cattolica, apostolica romana? E saremo ancora fedeli al vangelo di Matteo 25, allo spirito delle beatitudini?

Cari Padri, non voglio abusare del vostro tempo che ci è prezioso. La XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo a cui siete invitati a partecipare ha per oggetto: ‘la vocazione e la missione della famiglia nella chiesa e nel mondo contemporaneo’. Abbiate il coraggio di discernere con noi, con generosità, in questo mondo contemporaneo così denigrato, l’ampiezza e la diversità dei semi del Verbo, per farli crescere insieme, sapendo che a Dio solo appartiene decidere delle condizioni di ingresso nel regno”. (René Pujol)

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