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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Assunzione di Maria

DSCN0887Ap 11,19. 12,1-6.10; 1Cor 15,20-26; Lc 1,39-56

“Ma Cristo è veramente risuscitato dai morti, primizia di risurrezione per quelli che sono morti. Infatti per mezzo di un uomo è venuta la morte, e per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione. Come tutti gli uomini muoiono per la loro unione con Adamo, così tutti risusciteranno per la loro unione a Cristo”

Nel cap. 15 della lettera Paolo ai Corinzi conduce a riflettere sul senso della risurrezione di Cristo. Richiama innanzitutto il ‘vangelo’ che aveva comunicato alla comunità e da lui stesso ricevuto: una consegna che risale alle prime testimonianze della risurrezione. Il Cristo risorto è il medesimo Gesù che ha vissuto la passione ed è morto sulla croce. La fede cristiana si radica in un vicenda della storia, nell’incontro con Gesù uomo. E nasce il mattino di Pasqua quando la testimonianza delle donne apre ad un orizzonte nuovo che va al di là della storia: credere in Gesù Cristo è aprirsi a vederlo in modo nuovo nel suo farsi incontro a noi, lui che ha vinto la morte. L’evento della risurrezione è inscindibilmente legato alla morte, e di qui a tutta la vita di Gesù, al suo progetto testimoniato fino alla fine. Paolo afferma anche che la morte e la risurrezione di Gesù sono in profonda coerenza con le promesse di Dio, con il disegno di salvezza dipanatosi nel corso della storia del popolo dell’alleanza e racchiuso nelle Scritture, nel Primo testamento: l’espressione ‘secondo le Scritture’ ha questa valenza di riferimento al movimento globale di comunicazione da parte di Dio che ‘ha parlato’ nella storia.

Ancora, nel suo kerigma, Paolo ricorda che l’evento storico della morte non è stata l’ultima parola ma il ‘rialzarsi’ di Gesù dalla condizione di morte inaugura una situazione nuova, la possibilità di essere visto (‘apparve’, ‘fu visto’) dai testimoni che fecero esperienza dell’incontro con lui vivente dopo la sua morte.

La risurrezione investe la corporeità ma è realtà completamente nuova, non è un ritorno alla vita di prima; la risurrezione di Cristo è punto centrale della fede dei cristiani. Da qui sorgono tante domande: quale è il rapporto tra la risurrezione di Cristo e la nostra vita? La risurrezione di Cristo vince anche la nostra morte? E ancora, se i morti risuscitano qual è la condizione dei risorti? La risurrezione in che modo coinvolge la nostra corporeità?

Sono domande che Paolo tiene presente richiamando l’immagine del seme: “nessun seme rivive se prima non muore. E il seme che metti in terra, quello di grano o di qualche altra pianta, è soltanto un seme nudo, non la pianta che nascerà. Dio poi gli darà la forma che vuole, a ogni seme corrisponderà una pianta” (1Cor 15,35-38).

Il seme passa dalla condizione originaria al divenire pianta attraverso la morte e in questo cambiamento si attua una trasformazione: tutta la pianta è già nel seme eppure dopo il passaggio del morire nasce una nuova realtà, inedita, più bella, che esprime appieno tutte le potenzialità già presenti e nascoste nel seme. La risurrezione è in questo senso un evento di vita, un compimento di tutto ciò che la vita reca in se stessa. Paolo usa l’immagine della primizia: il primo frutto della primavera annuncia un raccolto molto più abbondante, che coinvolge tutta la realtà.

Non è solo compimento di vita per Gesù solo. La risurrezione di Cristo si collega alla risurrezione di ogni donna e uomo. Tutti hanno radice in Adamo. Adamo è figura presa ad indicare tutta l’umanità tratta dalla terra (adamah). Paolo vede l’intera umanità legata ad Adamo perché tutti muoiono e partecipano della condizione di precarietà propria di Adamo, tratto dalla terra (Gen 2,4). Tutti siamo simili ad Adamo. Ma Adamo è visto in relazione a Cristo e l’intera vicenda della storia è allora letta a partire dall’ultimo Adamo: Cristo – dice Paolo – è compimento di quel disegno di Dio iniziato nell’opera della creazione e presente sin dall’origine. Inizio e fine si congiungono e sono messi in rapporto. Nel soffiare lo spirito di vita in Adamo il Creatore volle costituire una immagine di se stesso per allargare il respiro dell’amore. ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine somigliante’ (Gen 1,26) sono le parole che esprimono il progetto di Dio sull’uomo e sulla donna. Adamo è quell’immagine chiamata a compiere una somiglianza, a divenire simile a Dio stesso, il Dio comunione.

Ora sono ripresi tutti questi riferimenti: tutti siamo simili ad Adamo, perché tratti dalla terra, fragili, esposti alla morte, l’ultimo Adamo, l’Adamo finale è Gesù. Sul suo volto risplende la somiglianza più alta a Dio che aveva creato l’uomo per essere sua immagine. Ora possiamo accogliere la somiglianza di Gesù:

“Il primo uomo, Adamo è stato tratto dalla polvere della terra, il secondo, Cristo viene dal cielo. Finchè siamo su questa terra, siamo simili ad Adamo, fatto con la terra. Quando invece apparterremo al cielo, saremo simili a Cristo, che viene dal cielo. Come siamo simili all’uomo tratto dalla terra, così allora saremo simili a colui che è venuto dal cielo” (1Cor 15,47-49)

La celebrazione dell’assunzione di Maria al cielo è festa che richiama alla risurrezione di Cristo e al destino di tutti i credenti di risorgere in Cristo. Maria partecipa dell’umanità che ha in Adamo la sua origine ed è già assunta nella vita della risurrezione, segno di consolazione e di speranza per tutti. Cristo, dice Paolo, è come la primizia nella primavera della storia, inizio di un grande raccolto e la sua risurrezione coinvolgerà tutta l’umanità: ‘come tutti gli uomini muoiono per la loro unione con Adamo, così tutti risusciteranno per la loro unione a Cristo. Ma ciascuno nel suo ordine. Prima Cristo che è la primizia, poi, quando Cristo tornerà, quelli che gli appartengono’ (1Cor 15,23).

Alessandro Cortesi op

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