la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

1 domenica di Avvento – anno C 2015

DSCN1739.JPGGer 33,14-16; 1 Tess 3,12-4,2; Lc 21,25-28.34-36

“In quei giorni farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia”.

L’immagine di un grande albero narra la genealogia di una famiglia. E’ albero che racchiude, nei volti e nei nomi, la storia di una comunità e di un popolo: anche le nostre famiglie, pur avendo radici magari perdute nel tempo e ormai non più ricostruibili, sono la storia di tanti incontri, di tanti volti che si sono intrecciati nel corso degli anni come i rami di un albero. La nostra identità sta nell’intreccio di queste relazioni: Geremia vede lo sbocciare di un germoglio dall’albero della famiglia di Davide, il re della pace, il re ricordato da Israele come colui che ha portato il benessere nel paese. Il germoglio che nascerà dall’albero di Davide porterà un tempo nuovo, una nuova era di pace: il germoglio è immagine di vita nuova e di speranza. E’ una presenza nuova, e sta ad indicare l’intervento di qualcuno che porterà giustizia: nel linguaggio biblico ciò significa che Dio è fedele e rimane per sempre fedele alle sue promesse. Giustizia è quindi sinonimo di ‘fedeltà’ e quando si parla del ‘giudizio’ di Dio fedele significa che questo sarà il compimento di un disegno di salvezza e di vita per tutti. Il Dio fedele viene a prendere la difesa di chi è senza difesa, di chi è oggetto dell’ingiustizia e dell’esclusione. Non quindi un intervento di cui avere paura ma la manifestazione del volto di Chi viene per salvare. Per questo il salmo canta: “Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, salverà i figli dei poveri, abbatterà gli oppressori. Nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace” (Sal 72,4.7)

Una seconda immagine è la strada: l’esperienza di fede del popolo di Israele prima e dei discepoli di Gesù sorge sulla strada. Abramo è chiamato a mettersi in cammino verso una terra nuova, Mosè è scelto per guidare Israele nel cammino attraverso il deserto verso la libertà, nell’esilio Israele scopre inaspettatamente la possibilità di percorrere una via di ritorno nella gioia e nella pace. Gesù stesso chiama i suoi ad andare con lui lungo la strada, che – nel vangelo di Luca che leggeremo in quest’anno liturgico – viene presentata come strada verso Gerusalemme, e da Gerusalemme, dopo i giorni della Pasqua, strada verso tutti i confini della terra. Per questo nel salmo preghiamo: “Fammi conoscere Signore le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua verità…. Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia” (salmo 24). La strada è simbolo di tutta la nostra vita, del tempo e dei momenti delle nostre giornate in cui trovare criteri di riferimento e orientamento per le nostre scelte e di fronte alle difficoltà sempre nuove e diverse. Siamo invitati a riscoprire la Parola di Dio come lampada per i nostri passi e luce alla nostra strada.

Una terza immagine: il giorno. Nel discorso sulle ‘realtà ultime’ presentato al cap. 21 di Luca compaiono tanti simboli del genere apocalittico, un modo di espressione a noi di difficile comprensione ma che, nella ricchezza dei simbolismi e nelle raffigurazioni ad effetto, vuole indicare l’intervento di Dio che si comunica nella nostra storia (apocalisse significa rivelazione): “state bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni… e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso…”.

‘Quel giorno’ non è solo una espressione del tempo cronologico, ma è riferimento ad una azione di Dio: ‘quel giorno’ è il ‘giorno del Signore’, il giorno in cui Lui interviene nella storia. Si tratta del giorno in cui è atteso il compiersi di un ‘giudizio’ di Dio che manifesta la sua fedeltà di salvezza in una storia in cui ci sono scandalose ingiustizie. In rapporto a questo giorno che è già presente nei nostri giorni si apre un invito per i discepoli: “alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina… vegliate e pregate in ogni momento”. Il discepolo è presentato come persona del giorno, che non si lascia prendere dalla stanchezza e dalla sonnolenza della notte: sta in piedi, guarda ad un orizzonte di speranza e vive il presente in modo attivo. E’ immerso nell’impegno perché già da ora hanno inizio quelle che saranno le realtà ultime: oggi è il tempo della salvezza e nel presente viviamo l’attesa di Qualcuno che viene.

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(Ribbon Chapel – Japan – Hiroshi Nakamura)

State attenti…

Tutti gli esercizi di scuola che richiedono veramente uno sforzo di attenzione sono interessanti, ed hanno la medesima importanza. Così annotava Simone Weil nel 1942 nella sua riflessione su “L’utilità degli studi scolastici al fine dell’amore di Dio” situata nella raccolta di scritti Attente de Dieu. Ogni esercizio sia di matematica o di geometria, o lingue o altro è prezioso non tanto perché svolgendolo si giunge ad una soluzione o si accresce qualche abilità, ma per il fatto di tendere ad essa. La fatica stessa di avanzare verso la ricerca di soluzione di un problema fa progredire verso una dimensione misteriosa, più profonda, della vita stessa. “Anche se gli sforzi di attenzione rimanessero in apparenza sterili per anni e anni, un giorno, una luce esattamente proporzionale a questi sforzi inonderà l’anima”:

Spesso si confonde l’attenzione con uno sforzo di tipo muscolare: quando si invitano gli scolari a stare attenti si pensa spesso ad una tensione che fa aggrottare le sopracciglia stringere i denti e tendere i muscoli ma questo genere di fatica non ha rapporto con l’apprendimento profondo. Piuttosto s’impara nella misura in cui si lascia spazio al desiderio. E’ il desiderio la sola forza che fa salire l’anima. Coltivare il desiderio apre alla scoperta non di un salire e di un percorso di conquista, ma di disponibilità ad accogliere. Dio solamente viene, scende e prende la vita.

L’autentica attenzione non consiste così in uno sforzo che affatica e si propone di trattenere, ma nel lasciare spazio, nell’abbandonare. “I beni più preziosi non devono essere cercati, ma attesi”. L’attenzione si fa attesa. Così in ogni piccolo esercizio scolastico è possibile cogliere la possibilità di formarsi ad una tale attesa con il desiderio, senza sforzarsi di cercarla. E’ questo il cuore dell’amore di Dio da accogliere non come conquista ma come esperienza di dono gratuito, radicale nella vita. Ma questa è anche la sostanza di ogni apertura all’altro, di ogni amore del prossimo.

Fare attenzione: siamo consapevoli di quanto sia difficile oggi l’attenzione in un tempo segnato dalla molteplicità di strumenti che continuamente interrompono il tempo e lo frammentano in continui richiami, Nella loro utilità ci offrono la possibilità di considerarci senza limiti, di spazio, di tempo, nel poter raggiungere ogni obiettivo e vivere un’efficienza mai raggiunta. In uno sforzo continuo di andare oltre, più velocemente, con più produzione.

“pienezza dell’amore del prossimo – scrive Simone Weil – è semplicemente essere capace di domandargli ‘quale è la tua sofferenza?” Questo sguardo è uno sguardo attento, che si è laciato affinare nel lasciare apertura al desiderio. L’attenzione si connota come disponibilità non a riempire, ma a lasciare spazio e vuoto. Se gli esercizi di scuola sono un’occasione unica per camminare su questa via, anche gli esercizi di attenzione richiesti dalla vita quotidiana possono essere opportunità per questa crescita. Per saper leggere i segni, per scorgere oggi il germogliare di una promessa e di una liberazione che è vicina.

Coltivare l’attenzione è così lasciar spazio non ad un fare che è espressione di potenza, ma ad un’attesa. E’ scorgere oltre i segni cercando di leggerli come rinvio ad una novità di cui siamo resi responsabili, nel presente venire. Dentro tutto ciò che nella storia in questi giorni difficili genera paura e terrorizza, c’è un appello, una chiamata ad una attenzione nuova, a risollevare il capo, a mantenere un cuore leggero, non appesantito: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano…”

Alessandro Cortesi op

 

 

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