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A Salamanca riflettendo sui diritti umani

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Circa duecento partecipanti tra frati suore, monache e laici domenicani. Cinquanta i paesi del mondo rappresentati. Quattro giorni di convegno a Salamanca, nel convento che vide il fiorire della scuola di teologi che nel secolo XVI diedero inizio alla riflessione sul diritto delle genti ed ebbero intuizioni fondamentali premessa al riconoscimento dei diritti umani fondamentali.

Il Congresso svoltosi a Salamanca dal 1 al 4 settembre 2016 ha radunato domenicani impegnati a vario titolo nella difesa dei diritti umani nelle varie regioni, promotori di giustizia e pace, docenti di teologia e scienze sociali in varie università e centri di studio. A 800 anni dalla fondazione dell’Ordine il Congresso convocato da fr. Mike Deeb, promotore di giustizia e pace dell’Ordine, è stata un’occasione particolare per riflettere sull’impegno dell’Ordine nella difesa e promozione dei diritti umani quale elemento costitutivo nell’opera di evangelizzazione a cui l’Ordine è chiamato.

Abbiamo partecipato al Congresso e a poche ore dalla sua fine desideriamo condividere alcune impressioni e alcune idee emerse negli incontri e nella discussione assembleare.

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Innanzitutto il Congresso è stata un’occasione per venire a contatto diretto con tante persone e attraverso di loro con tante situazioni in cui nel mondo tantissimi esseri umani soffrono profondamente: in Irak, in Cina, in Burundi, in Congo, in Colombia, in Cina, nei paesi degli USA e dell’Europa segnato dalle migrazioni. Poter parlare con testimoni diretti di situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza di tanti uomini e donne e poter conoscere le attività, l’impegno e la dedizione di molti in situazioni che sono le ‘linee di frattura’ del nostro mondo è stato motivo per assumere consapevolezza e per riflettere sulla nostra chiamata oggi in questa situazione ad ascoltare le voci di chi soffre come chiamata di Dio per noi.

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Il Congresso si è svolto a Salamanca, luogo simbolico nella storia dell’Ordine, luogo in cui nel XVI secolo è fiorita una collaborazione ed una sinergia unica tra i missionari spagnoli – tra di essi Bartolomé de Las Casas e Antonio de Montesinos – che reagirono di fronte agli abusi compiuti dai colonizzatori spagnoli nella schiavitù e nello sfruttamento degli indios e l’opera di riflessione di teologia come Francisco De Vitoria e Domingo De Soto tra tanti altri, che ponendosi in ascolto dell’esperienza e di tale testimonianza attuarono una riflessione teologica legata profondamente alle sfide del tempo, base per l’elaborazione successiva dei diritti umani.

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Una tra le linee guida del Congresso è stata la ricerca di vie per porre in atto il processo di Salamanca oggi, un’idea che richiama l’Ordine nelle sue varie componenti a porre in relazione in modo nuovo l’esperienza diretta di tanti che lavorano e s’impegnano nel contatto diretto con i poveri e gli esclusi in molte parti del mondo e la riflessione teologica vissuta in ascolto delle vittime di tante violazioni e della testimonianza di coloro che vivono una concreta solidarietà e vicinanza. L’impegno per promuovere giustizia e costruire pace se da un lato richiede scelte di impegno ed un operare solidale dall’altro esige una ricerca delle cause delle ingiustizie e di individuare vie per eliminare le radici strutturali delle povertà e iniquità. Richiede anche perciò uno stile di fare teologia in rapporto alla storia e alla realtà sociale e all’interrelazione della vita umana con la vita del cosmo.

L’atmosfera di dialogo e l’impegno a scorgere nuove vie per rispondere alle sfide poste dalla situazione mondiale in cui il sistema economico dominante genera ingiustizia hanno così caratterizzato il congresso.

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Un ulteriore elemento può essere indicato come frutto delle discussioni: si tratta della rilevanza che assume oggi la questione della giustizia e della pace come ambiti in cui scoprire la via per un rinnovamento della vita in questo passaggio degli 800 anni dell’Ordine in una consapevolezza nuova del modo in cui questioni di giustizia e questioni riguardanti l’ambiente naturale siano correlate. Si tratta di ascoltare insieme il grido della terra minacciata da devastazione e da sfruttamento insieme al grido dei poveri, scorgendo l’interrelazione profonda tra giustizia e impegno per la custodia del creato.

Aver partecipato a queste intense giornate è stata per noi occasione per conoscere tanti testimoni, persone spesso umili e forti che operano in realtà difficili e sconosciute ai più, e per trovare motivazione ad un rinnovamento nel nostro stile di vita. Pensiamo che anche le nostre comunità possono orientarsi più decisamente – sia nel servizio intellettuale sia in scelte concrete – nel vivere solidarietà con chi soffre e nel promuovere giustizia e pace nel contesto in cui sono situate.

Alessandro Cortesi op – Gian Matteo Serra op

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(Antica Università di Salamanca – aula fra Luis de Leon).

Qui insegnò il frate agostiniano Luis de Leon (1527-1591) accusato di eresia e condannato dall’inquisizione. Dopo quattro anni di carcere tornò ad insegnare e iniziò la lezione con le parole: ‘come dicevamo ieri…’

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