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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Battesimo del Signore – anno A – 2017

12_St. Albans Psalter_Baptism, The Artwork: Baptism, The Artist: UNKNOWN; Illustrator of 'St. Albans Psalter', England, first half of 12th century Date: First half of the 12th century Technique: Miniature Location: University of Aberdeen, Historic Collections Notes: From the

St. Albans Psalter Baptism University of Aberdeen

Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17

I racconti del battesimo di Gesù da parte dei sinottici possono essere letti scorgendo diversi elementi e accenti. Marco narra il momento dell’immersione e dice che ‘Gesù vide i cieli squarciarsi’: non si tratta di qualcosa che accade in cielo, ma è indicazione che esprime l’identità di Gesù: in lui qualcosa di nuovo si apre nel rapporto tra Dio e l’umanità. Nei profeti i cieli chiusi dicono il silenzio di Dio (Is 51,9-10): ora si aprono e lo Spirito scende su Gesù come colomba (Mc 1,10). Nell’Esodo si narra che quando Mosè risalì dal mare ricevette lo Spirito. Ora Gesù sale dalle acque: si pone nel cammino dell’esodo e si compie una liberazione nuova. Nella sua vita c’è il farsi vicino di Dio, il Dio che scese a liberare il suo popolo nella schiavitù. Gesù guida il cammino di tutto un popolo in rapporto all’alleanza con Dio. Lo Spirito scende e lo spinge ad una missione. L’intero racconto di Marco è teso ad indicare questa missione: è il Figlio diletto nel quale Dio si compiace, è il ‘servo’ amato (Is 42,1), è il Figlio (con riferimento al salmo 2,7). Gesù – ci dice questo testo – attua la missione del servo che Isaia aveva indicato. La voce che proviene dal cielo (richiama a Is 44,2 e 62,4) manifesta la sua identità e missione: è epifania della sua vita.

Il racconto di Matteo riprende Marco e vi aggiunge e modifica qualcosa: sottolinea la scelta libera di Gesù di recarsi da Giovanni per farsi battezzare. Non racconta l’immersione di Gesù ma inserisce un breve dialogo tra lui e il Battista. Nello scambio di parole emerge il significato del gesto. Gesù non si fa battezzare per la remissione dei peccati ma ‘per realizzare ogni giustizia’. Per Matteo la ‘giustizia’ è prima di tutto un dono di Dio, e si attua nell’accogliere la sua fedeltà e vicinanza. Gesù compie un gesto coerente con la legge giudaica: adempie la legge ma nello stesso tempo la supera perché manifesta una fedeltà (giustizia) nuova che non dipende più dalla legge. Con il suo battesimo apre ad una nuova giustizia quale dono di Dio. In lui, il servo, tutti avranno possibilità di perdono e di speranza nuova non per una giustizia derivante dalla legge, ma per la misericordia di Dio, la sua fedeltà, quale dono che da Lui solo viene. E’ il messaggio del discorso del monte: “Se la vostra giustizia non sarà più sovrabbondante di quella degli scribi e farisei, non entrerete nel regno dei cieli…”

Luca sottolinea a sua volta altri aspetti: inserisce il battesimo di Gesù in un contesto di preghiera e lo situa nel quadro della storia della salvezza. Vede infatti in Gesù che si immerge il nuovo Adamo, inizio di una nuova umanità e compimento della creazione: il significato del suo discendere sta in rapporto al popolo di Dio che da lui ha inizio, aperto a raccogliere tutta l’umanità. Nella pagina successiva Luca pone la genealogia di Gesù: una lunga lista di nomi che giungono sino ad Adamo. Gesù è visto poi da Luca come messia che inizia la comunità degli ultimi tempi. L’annotazione singolare che il Battista è in prigione quando Gesù si fa battezzare apre una domanda su chi attua il battesimo e questo fa risaltare il ruolo dello Spirito. L’intero cammino di Gesù stesso sarà sotto l’impulso dello Spirito. Il battesimo di Gesù è presentato poi da Luca – autore anche degli Atti degli apostoli – in parallelo al racconto la pentecoste (At 1): anche i discepoli, come Gesù, erano in preghiera quando lo Spirito discese su di loro e sono inviati nella forza dello Spirito della Pasqua. Nel vangelo un detto di Gesù (Lc 12,49-50) può essere una chiave di lettura: “devo ricevere un battesimo ma sono nell’angoscia finché non sia consumato”. Il dono dello Spirito al Giordano si attua pienamente nella morte e risurrezione di Cristo: lì avviene fino in fondo la discesa/immersione di Gesù. La Pasqua di Gesù è il suo discendere e servire fino alla consegna di sé come colui che serve. Luca vede il battesimo in rapporto alla vita di una comunità chiamata ad entrare in rapporto con Gesù e a seguirlo nel quotidiano.

Gesù si sottomette ad un gesto di penitenza e di cambiamento. E’ il primo passo della missione di Gesù come messia. Il battesimo è letto allora come momento di manifestazione (epifania) dell’identità di Gesù che si manifesta nella croce e nella risurrezione: Gesù è l’inviato, l’amato del Padre di misericordia che vuole che tutti trovino liberazione e salvezza. La sua è la via del messia che si fa servo e solidale con l’umanità. Da qui un messaggio per noi: siamo condotti ad incontrare Dio seguendo la sua vita e il suo agire nel servizio e nella solidarietà.

Alessandro Cortesi op

img_1842(Firenze Palazzo Strozzi – Installazione Ai Weiwei – settembre 2016)

Sotto le acque

Fatima Jawara era una giovane atleta, giocatrice di calcio, nel suo paese il Gambia, un territorio piccolissimo inserito nel cuore del Senegal, con meno di due milioni di abitanti. Non era una campionessa, Fatima, ma era stata scelta per giocare in porta nella squadra nazionale del suo Paese. Il calcio era la sua passione e sognava una vita diversa lontana dalla sua terra. Abbandonare la terra delle proprie origini, delle proprie radici, dei propri legami, non è cosa facile per nessun uomo e donna: lo sanno bene i migranti di tutti i tempi e di ogni latitudine. Solo qualcosa che non è più sopportabile spinge ad andare via, a cercare altrove ciò che dà respiro alla vita. In Gambia un dittatore, Yahya Jammeh, che ha mantenuto il potere per 22 anni sino ad ora, ha reso questo paese uno dei luoghi dove vi sono violazioni sistematiche di diritti: nelle carceri si praticano tortura e sevizie, attivisti sono uccisi e fatti sparire. Un terzo della popolazione vive sotto la soglia della povertà. Recentemente Jammeh ha fatto adottare l’arabo come lingua ufficiale e ha imposto alle impiegate degli uffici pubblici di indossare il velo imponendo così norme coraniche a livello pubblico, caso unico in Africa insieme alla Mauritania, per attirare nel paese i ricchi investimenti di Arabia saudita e dei paesi del Golfo. Naturalmente la corruzione nel paese è diffusa senza limiti ad ogni livello. Dopo aver perso le elezioni all’inizio di dicembre 2016 aveva promesso di lasciare la presidenza ma successivamente ha ritirato la sua parola. Fatima era partita dal Gambia, come tantissimi altri giovani come lei, ma non è giunta in Europa. Il barcone su cui era stata imbarcata a Misurata si è rovesciato e come lei sono stati contati 97 tra morti e dispersi. Fatima come Samia Yusuf Omar, atleta somala nata nel 1991 che nel 2008 era giunta in finale ai giochi olimpici di Pechino nei 200 metri. Aveva gareggiato fino alla fine, esile con la sua bandana bianca a tenerle i capelli, ricordo drammatico del suo paese e della sua famiglia. Era arrivata ultima ma era arrivata fino in fondo, lei che correva a piedi scalzi sulla terra battuta del suo paese, mentre tra disordini e violenze prendevano piede i gruppi fondamentalisti, i miliziani di Al-Shabab. E coltivava il sogno di poter allenarsi e far germogliare il suo talento per giungere alle olimpiadi di Londra del 2012. Il suo mito era il fondista somalo Mo Farah, che aveva ottenuto la cittadinanza britannica, campione dei 5000 e dei 10.000 metri piani. Ma il suo sogno è stato inghiottito dalle acque del mar Mediterraneo, davanti a Lampedusa. La sua storia è divenuta nota per il libro di Giuseppe Catozzella (Non dirmi che hai paura, Feltrinelli).

Anche lei come Fatima, immerse nel Mediterraneo: una folla di donne uomini e bambini. Assistiamo ad una continua immersione di vite che non tornano più: sono vite che rimangono domande aperte sulle contraddizioni di un’Europa incapace di scelte politiche di fronte all’iniquità del nostro tempo e in risposta alla ricerca di pane e dignità di popoli interi.

Per chi crede in Gesù Cristo sono vite, in particolare di donne e bambini, che ci chiedono il senso di questo segno, il battesimo, gesto di colui che è disceso nelle acque ed è sceso fino a condividere la sorte di chi muore disprezzato e dimenticato.

Immersi nelle acque… una domanda su cosa significhi oggi vivere il battesimo… un rito religioso o un’immersione di vita?

Alessandro Cortesi op

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