la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

IV domenica tempo ordinario – anno A – 2017

img_2430(Adam Rokosz, Incarnazione, Mostra ‘Auguri’ – S.Sabina Roma 2017)

Sof 2,3;3,12-13; 1Cor 1,26-31; Mt 5,1-12

Matteo presenta Gesù che parla sul monte: è riferimento al Sinai ma anche rinvio a quel ‘monte’ dove Gesù dà appuntamento ai suoi discepoli alla fine. Ecco sono con voi fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28,16): le parole di Gesù sono richiamo a quelle di Mosè che indicava la via per l’incontro con Dio, la legge. Gesù si rivolge ai discepoli ma parla per tutti.

‘il regno dei cieli è vicino’. Gesù annuncia che Dio non è lontano ma vicin, già presente melle pieghe della vita dalla parte dei poveri e degli oppressi. Le nove beatitudini sono l’annuncio che Dio si prende cura della felicità di uomini e donne. Annuncia anche un mondo possibile ma alternativo al mondo dominato dallo strapotere di alcuni sugli altri, dalla violenza e dall’esclusione. E’ un programma di un modo di vivere in cui divenire umani non con la violenza e schiacciando gli altri, ma prendendosi cura, preoccupandosi della felicità degli altri. Questa parole rivelano un desiderio profondo nascosto nei cuori, una nostalgia di un mondo basato non sull’aggressività ma sulla mitezza, non sul dominio di chi ha di più, ma sulla libertà di vivere con poco, non sull’arroganza di chi inganna ma sulla forza di chi lottag per la giustizia. Chi vive in questo modo scopre che Dio è dalla sua parte e che Dio procura felicità. Questa è la bella notizia.

Il primo messaggio delle beatitudini riguarda Dio stesso: la sua presenza è presente vicina, non abbandona i piccoli, coloro che soffrono, asciuga le lacrime di chi piange, piange insieme di fronte al male che sembra prevalere. Ma annuncia anche che l’ultima parola sarà felicità. Ed è una possibilità già presente, non riguarda solo un futuro lontano, ma è un ‘esprienza possibile nel lasciarsi tracciare il cammino da Dio stesso.

A questo messaggio le beatitudini affiancano una parola sulla vita umana messaggio riguardante l’atteggiamento umano: La prima beatitudine è rivolta ai ‘poveri in spirito’: a costoro la promessa non è quella di diventare ricchi, ma è annuncio di felicità per scorgere che solo lasciando spazio a Dio, in un uso non idolatrico delle cose, il poco diviene possibilità di libertà. Non è parola che giustifica le iniquità e la miseria dei molti davanti alla ricchezza di pochi, ma annuncio di un mondo diverso in cui vi possa essere condivisione.

La seconda è rivolta ai miti: i miti sono i poveri di Jahwè, ‘anawim’, coloro che hanno riposto le loro sicurezze nella promessa di Dio, capaci di rapporti nuovi nonviolenti con gli altri. Gesù nel vangelo di Matteo è indicato come ‘mite e umile di cuore’ (Mt 11,29) e quando entrata a Gerusalemme è presentato come un messia pacifico e mite (Mt 21,5).

Ai poveri e miti è destinato il regno dei cieli e l’eredità della terra. Chi cammina nella via della libertà dal proprio egoismo, dal dominio delle cose si fa custode della speranza per tutti: Gesù dice che sin d’ora persone nascoste e dalla vita semplice stanno costruendo un mondo nuovo.

La terza beatitudine riprende le parole di Is 61,2: ‘Mi ha mandato a portare una buona notizia ai poveri, a consolare tutti gli afflitti’. Chi soffre attende consolazione: Gesù annuncia che sin da ora Dio è lì accanto a chi soffre. Vive la vulnerabilità di chi soffre. Nella quarta beatitudine compare un termine caro a Matteo: ‘beati coloro che hanno fame e sete di giustizia’. Gesù inviterà i suoi discepoli a compiere una giustizia ‘più grande’ di quella di scribi e farisei. Giustizia indica rispondere alla fedeltà di Dio che non viene meno alle sue promesse, al suo prendersi cura della nostra felicità.

Con la quinta inizia la serie di beatitudini proprie di Matteo: i misericordiosi con il loro agire sono riflesso dell’amore di Dio un amore semplice e gratuito, che perdona e fa nuovi.

I puri di cuore sono coloro che nel cuore centro delle scelte e degli orientamenti della vita, vivono la semplicità, non servono a due padroni. Coloro che operano la pace sono beati perché stanno vivendo secondo il disegno di Dio che è ‘shalom’, giustizia e liberazione di chi è oppresso. Agli operatori di pace è promessa la comunione con Dio, l’essere figli che inizia già in ogni percorso umano di riconciliazione in cui si aprono vie per essere fratelli e sorelle.

L’ultima beatitudine è ai perseguitati e si collega alla prima: ‘ad essi appartiene il regno dei cieli’: chi trova opposizione ed è trattato male per la fedeltà al vangelo è invitato a scorgere la gioia perché si compie il mistero della Pasqua, il paradosso di una morte che si apre alla vita nella resurrezione. Gesù indica una vita capace di libertà ed un incontro con Dio che si prende cura della nostra felicità. E’ una bella notizia: apre le porte per un mondo diverso da quello dei violenti e che pure sta crescendo, come seme nel seguire Lui, il vero ‘beato’ che ha concepito la sua vita come dono.

Alessandro Cortesi op

mi-amores

Un popolo umile e povero…

In questi giorni uno dei primi atti del neopresidente eletto negli Stati Uniti è stata l’emanazione di un decreto che attua quanto Donald Trump con aggressività e cinismo ha insistentemente annunciato in campagna elettorale: il completamento di un muro di separazione tra USA e Messico che impedisca il passaggio dei migranti e di quanto cercano di oltrepassare la frontiera.

Ma al confine tra Messico e Stati Uniti, a Guadalupe nel municipio di Amatlán de los Reyes, Veracruz, altri gesti, nascosti e sconosciuti ai grandi mezzi di informazione vanno in direzione diversa e pongono ostinatamente una quotidiana contestazione alla logica di chi vuole costruire muri e generare rifiuto ed esclusione.

Amatlan de los Reyes nello stato di Veracruz è infatti un luogo di passaggio e di viaggi. E’ luogo di attraversamento dei grandi treni merci diretti verso la frontiera con gli Stati Uniti. Su di essi salgono in modo clandestino i migranti in cerca di passare il confine. ‘La bestia’ infatti è un nome singolare che indica non solo uno ma moltissimi treni merci che attraversano uno dei percorsi di migrazione dal sud del Messico al confine col Guatemala, sino alla frontiera con gli USA. La marea di migranti che sale su questi treni è immagine drammatica del sistema di iniquità e disuguaglianza generato che corrisponde ad un mondo di muri.

A Guadalupe le donne del luogo, las patronas, che da tempo assistono a questi passaggi, hanno deciso di fare il possibile per alleviare la fatica del viaggio di chi sale su quei treni coltivando la speranza di un futuro migliore. In quei lunghi treni i passeggeri sono infatti migranti che spesso devono affidarsi ai trafficanti di esseri umani, i coyotes o polleros e moltissimi nel viaggio trovano la morte o rimangono feriti nel cadere dai vagoni in corsa, ma devono innanzitutto sopportare le insidie del viaggiare in bilico sui tetti dei vagoni o arrampicati su scalette metalliche e predellini.

Le donne di Guadalupe hanno compreso che nella vita si può dividere ciò che si è ricevuto, e si sono date da fare in modo molto concreto. Hanno messo a disposizione le loro capacità: cucinare, preparare fagioli e tortillas come conforto e sostegno. Predispongono in sacchetti porzioni di cibo – più di 200 pasti al giorno – insieme a pagnotte di pane e bottiglie d’acqua, legati in modo da poter essere presi a treno in corsa. Le offrono durante il passaggio dei treni, ponendosi a fianco dei binari per farle velocemente afferrare da coloro che si sporgono dai vagoni.

Llevate mis amores è il titolo di un film di Arturo González Villaseñor che ha documentato tale esperienza e presentato al Festival di cinema, cibo e biodiversità ‘Tutti nello stesso piatto’ a Trento e Rovereto (nov 2016) facendo risuonare le voci di queste donne che parlano della loro scelta. E’ stato una tra le pellicole con maggior successo nel 2016 in Messico.

Il film riporta le testimonianze di quelle donne, fa sentire il timbro della loro lingua, fotografa il loro agire fatto di gesti semplici, che sono resistenza ed opposizione ad un mondo in cui si costruiscono muri. Gesti di profezia nel quadro di un sistema di ingiustizia e di sofferenza. In quei sacchetti riempiti di fagioli bolliti sta la scelta di aiutare e di manifestare una scelta di buona volontà e di amore rivolta a sconosciuti. Le loro mani impegnate a cucinare e a preparare le porzioni ricordano la fondamentale attitudine degli esseri umani di fronte alla fragilità: essere presenza che sfama e si prende cura.

Nell’agosto 2016 a Los Angeles hanno ricevuto un riconoscimento e un premio per la loro attività che negli anni ha dato possibilità di cibo a due milioni di migranti. Offrono di che nutrirsi, poco, ma un sollievo nel viaggio, ed insieme anche offrono riparo a chi cerca di attraversare la frontiera, come anche alle donne, a quelle madri che si pongono a rintracciare notizie dei figli scomparsi durante il viaggio e dai quali non hanno più ricevuto notizie, che formano la Caravana de madres Centroamericanas.

Il film s’intitola Llevate mis amores ed è dedicato a tutte le donne, las patronas “Para las patronas, que nos dejaran llevarnos sus amores”. E’ un ricordo di un popolo umile e povero… segno di ciò che rende questa terra vivibile e umana e di ciò che solo rimane nella vita. Nel loro agire sta un richiamo a coloro che intendono accogliere il messaggio delle beatitudini: cercare di scorgere nelle pieghe dell’umanità oggi i segni del vangelo già presenti e vissuti oltre i confini di appartenenze culturali e di religione e cercare di porre segni di testimonianza di un regno di Dio che sarà dono di comunione e di incontro.

Alessandro Cortesi op

Cfr. il bell’articolo di Anna Molinari, Vai e portati il mio amore

 

 

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