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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

I domenica di Quaresima – anno A – 2017

img_2582Gen 2,7-9;3,1-7; Rom 5,12-19; Mt 4,1-11

Tutto inizia in un giardino. Le letture di inizio quaresima rinviano al giardino delle origini e a Pasqua al centro sta ancora un giardino: quello della risurrezione. E’ già indicazione: quaresima è un tempo tutto rivolto alla Pasqua, per accoglierne il senso, per lasciarci coinvolgere nella via seguita da Gesù, nella sua morte e risurrezione, per lasciarci prendere dal dono dello Spirito.

Nel giardino bello, luogo della vita umana segnata dal respiro di Dio si attua una rottura. In una creazione segnata da bellezza e cose in relazione, non tutto è armonia: è presente la mancanza di comunicazione, il conflitto, l’incomprensione dell’altro, l’inganno, il male. E’ esperienza esistenziale. La domanda è ‘verso dove siamo diretti? Il cosmo e l’umanità sono assoggettati a forze di male, ad un perdersi nella disarmonia o c’è un altro orizzonte? Il capitolo terzo di Genesi si concentra sul dramma della rottura.

I capitoli 2 e 3 di Genesi sono così attraversati dalla grande domanda sulla condizione umana, sul peccato e sul male. Israele s’interroga alla luce dell’esperienza di fede: Dio è liberatore e vicino e il creato bello è opera sua. Tuttavia si fa esperienza del male. Il racconto di Genesi intende esprimere questa grande convinzione: il male proviene da scelte che derivano dall’uomo, non è una forza più grande di Dio. Ci sono rotture che sono frutto di una pretesa e del non accogliere di essere creature. Il racconto si sviluppa attorno al sospetto di Adamo ed Eva che la volontà di Dio non sia un progetto di compimento, di crescita e realizzazione umana. La grande tentazione è pensare a Dio come nemico che vuole il nostro male, come qualcuno da cui difendersi. La grande tentazione è non arrendersi ad accogliere il volto di un Dio che crea per comunicare il suo amore.

Dio non vuole il male. Da qui l’esigenza di far sì che ogni male sia tolto. L’atteggiamento richiesto al credente è la responsabilità per eliminare con impegno tutte le forme del male esistenti: non il terrore di fronte ad un Dio capriccioso e malvagio e nemmeno la passiva rassegnazione, ma la dedizione di tutto l’essere a compiere l’opera di Dio.

Il capitolo 3 di Genesi presenta la situazione dell’uomo consapevole della sua condizione di impossibilità a salvarsi da solo: nella sua radice il peccato si connota come mancanza di affidamento nel rapporto con Dio. Esso porta con sé una serie di rotture, dell’uomo con la donna, dell’umanità al suo interno, delle persone con la natura. La prospettiva che si apre è di un cammino in cui divenire immagine di Dio che si prende cura.

Paolo presenta Gesù Cristo come nuovo Adamo, o meglio ultimo Adamo. In lui si attua un legame nuovo non solo con Dio ma anche all’interno dell’umanità. Gesù Cristo ha portato una novità: come nuovo Adamo partecipa della nostra condizione umana, è in un legame di solidarietà. La condizione di povertà e peccato, che segna la condizione del terreno (Adamo) è da Gesù definitivamente vinta con la sua croce e risurrezione. Paolo pone al centro la scoperta della grazia di Gesù Cristo. Per contrasto sottolinea la realtà del peccato, ma questa ormai è una condizione che è vinta dalla nuova solidarietà di Cristo con tutta l’umanità: nuovo Adamo che apre una nuova storia.

La situazione di prova non fu un momento particolare ma la costante della vita di Gesù. Il racconto di Matteo la sintetizza presentando una scena di tre tentazioni.

Le tre richieste presentate da satana (il ‘divisore’), riguardano il modo in cui Gesù può intendere la sua missione: la questione di fondo è che tipo di ‘messia’ è Gesù. Non mira al potere e al dominio politico; non si pone secondo una visione miracolistica, non ricerca potenza o successo umano; non è messia venuto a portare benessere immediato. Nel deserto Gesù vive le tentazioni laddove Israele aveva vissuto il suo venir meno alla fedeltà a Dio (Dt 8,3; 6,16; 6,13). Gesù appare con i tratti di Mosè, guida verso un esodo nuovo in cui ripercorre i passi di Israele. Nel deserto era stato infedele, la scelta di Gesù si pone invece in fedeltà radicale al progetto di Dio. Sua unica preoccupazione è affidarsi totalmente al Padre. E’ un messia che rifiuta il successo umano, il potere e la violenza, la religione dei miracoli; sceglie la via del servizio e della condivisione.

All’inizio della quaresima è questa la via indicata non solo ai singoli ma anche alle comunità, per vivere in giustizia e solidarietà questo tempo di preparazione alla Pasqua.

Alessandro Cortesi op

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Ultimo Adamo

Nella chiesa della Trinità di Porto santo Stefano a Monte Argentario (Gr) un grande mosaico di Ivan Rupnik copre e adorna l’intera parete dell’abside. E’ un’immagine che in alto evoca la presenza del Padre solamente accennata nella mano che si protende dall’alto e insieme a Lui, lo Spirito raffigurata nella colomba in discesa verso il basso. Un fiume di frammenti colorati, di rosso, di arancione evoca luce, fuoco, amore che viene seminato indistintamente. Dono che proviene dall’alto e che si prolunga nella raffigurazione di una rete che si stende quasi ad avvolgere il globo fatto di cielo e terra in basso e aperto ad accogliere un irrompere di luce che si accentra sulla figura di Cristo.

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Al centro della scena in basso la figura di Gesù, con i segni della risurrezione, il nimbo crociato attorno al suo volto: crocifisso e risorto. E’ raffigurato nel gesto di prender per mano e di trascinare su, dagli abissi della terra la figura di un uomo alla sua destra, evocazione di Adamo, e la figura di una donna sinistra, Eva, la madre dei viventi. Due volti che stanno ad significare tutta l’umanità che trova accoglienza nelle mani di Gesù. In lui, il Figlio, nel suo gesto di discesa, nel suo prendere per mano e salire trova il senso della vita.

L’Adamo, il ‘terreno’ fatto di terra (adamah) che nella sua vita discende nella terra e che speriemneta il buio della sofferenza, della lontananza, del peccato,  trova salvezza e speranza nell’afferrare quella mano che gli si fa incontro. Gesù in questa iconografia così cara alla tradizione bizantina e che esprime il significato profondo della Pasqua, è l’ultimo Adamo. Per un verso il suo movimento è verso il basso: … umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte… Fa discendere l’amore di Dio fino a raggiungere, toccare anche gli abissi, rompendo le porte che tengono chiusi gli inferi – ogni situazione di inferno dei viventi e di sofferenza e lontananza umana -. Si fa solidale con tutti i lontani. Dall’altro trascina verso l’alto nella direzione della comunione e dell’incontro con Dio: viene accolto da Eva, anch’essa simbolo di tutta l’umanità uscita dalle mani di Dio, con il gesto carico di dolcezza di accostare il proprio volto alla mano, trattenendo a sé il braccio che le si offre: affetto e affidamento, stupore dell’amore. Il deserto di una terra arida e spaccata diviene giardino.

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La rete dell’amore di Dio gettata raduna e raccoglie un’umanità che al cuore della sua vita vive profondamente un’attesa, nelle sue sofferenze, nei suoi cammini. Gesù Cristo è in legame di solidarietà fino alle profondità più remote con l’esistenza umana. Il suo essere ultimo Adamo apre ad una comprensione nuova della vicenda umana. Apre ad uno sguardo nuovo sul cammino di questa umanità, di tutta l’umanità, fatta di volti, di diversità, di attese, che reca in sè un’immagine ed un legame con il Dio creatore e che per cammini diversi va verso quel compimento che è la vita in dono che Gesù ci ha indicato.

Alessandro Cortesi op

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