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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

V domenica di Quaresima – anno A – 2017

(Arcabas – risurrezione di Lazzaro)

Ez 37,12-14; Rom 8,8-11; Gv 11,1-45

Nella visione di Ezechiele il popolo d’Israele è come un ammasso di ossa inarticolate in una valle deserta. Morte e vita sono realtà opposte. La desolazione della morte contrasta il timido risvegliarsi della vita. Sullo stato di desolazione irrompe il soffio dello Spirito che rigenera e non solo rdona il respiro di vita ma anche fa prendere forma al cammino di un popolo chiamato a camminare nella relazione con Dio verso una libertà nuova.

Il profeta annuncia un futuro di vita: “Così dice il Signore: Ecco io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe. Riconoscerete che io sono il Signore quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete”.

La visione indica un popolo ridotto nella condizione di morte e di aridità che riprende vita e speranza. Il dono dello Spirito di Dio attua tutto questo. Le ossa aride divengono metafora del rialzarsi del popolo dopo la devastazione dell’esilio in Babilonia (dopo il 538 a.C.). E’ un rialzarsi, riprendere vita, risurrezione ed apertura di una novità: ‘Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo…’ (Ez 36,26).

“Ora se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia”. Paolo presenta il cristiano come persona che nel contempo sperimenta la morte e la vita: è morto al peccato ma vivente per l’esperienza dello Spirito. Il Padre, che ha risuscitato Gesù Cristo dalla morte, darà vita anche ai corpi mortali per mezzo dello Spirito. C’è un abitare dello Spirito nel cuore da scoprire, a cui lasciare spazio nella propria vita: è già dono ed è promessa. In tal modo Paolo presenta il percorso del battesimo come una  trasformazione della vita del credente che coinvolge ogni aspetto dell’esistenza. La vita nuova coinvolge tutta la persona, coscienza,  interiorità, corpo. La corporeità, inserita nel gemito di tutta la creazione è chiamata a partecipare ad un respiro di vitalità.

Il IV vangelo al cap. 11 presenta l’utlimo dei sette ‘segni’ che preparano all’ora di Gesù. E’ il segno della vita, l’uscita dal buio del sepolcro. Dopo il segno del vino a Cana, dell’acqua al pozzo nell’incontro con la donna di Samaria, della luce nell’incontro con il cieco…

Gesù incontrando Marta le dice: ‘tuo fratello risusciterà’. E’ conferma della fede che Marta già custodisce: ‘So che risusciterà nell’ultimo giorno’. Ma a questo punto Gesù propone a Marta un passaggio inaudito. Le chiede di affidarsi a lui, in un movimento di andare verso lui: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà: chiunque vive e crede in me non morrà in eterno’. I segni del IV vangelo conducono al grande segno della rivelazione della gloria di Dio. La croce è questo segno, quello che rimane, dell’amore fino al compimento. La morte di Gesù sulla croce è essa stessa rivelazione del volto di Dio come amore.

Gesù propone a Marta non solo di credere nella risurrezione nell’ultimo giorno, ma di aprirsi sin d’ora a scorgere nell’incontro con lui una vita nuova. Questa non è indicata come un futuro da attendere ma è già iniziata è già qui. Gesù guida Marta ad uscire fuori, come grida a Lazzaro ‘Vieni fuori’. Uscire fuori è liberarsi da tutto ciò che trattiene in un mondo di ombre e buio, nella schiavitù della morte, scoprire che in Gesù la morte è stata vinta e il dono della risurrezione è già in atto nel presente.

Il sepolcro per gli ebrei era ingresso in un luogo dove si svolgeva un’esistenza come di ombre (Sheol), senza vivacità, senza distinzioni.

Sembra poco comprensibile che Gesù, dopo aver avuto notizia di Lazzaro malato, attenda la sua morte per recarsi da lui. Ma qui sta un messaggio: ‘questa malattia non è per la morte ma per la gloria di Dio, perché attraverso di essa il Figlio di Dio venga glorificato’. Il ‘segno’ di Lazzaro così come la luce donata al cieco è tutto orientato a far incontrare Gesù, a credere in lui. E’ lui il rivelatore del Padre, colui che può dare una vita nuova e questa passa per la fede in lui: ‘Chi crede è passato dalla morte alla vita’.

Con il segno di Betania Gesù genera una più forte opposizione contro di lui: nel momento in cui da’ vita c’è chi  si mette a preparare la sua morte. Betania è così luogo di morte e di vita. Gesù è turbato e reagisce davanti alla morte e si oppone. Nella vicenda Ldi azzaro è proposto già  l’annuncio della risurrezione di Gesù: le lacrime di chi piange alla tomba, il sepolcro e la pietra, le fasce, l’invito a ‘lasciar andare’. Il segno di Lazzaro rinvia così al segno definitivo, la morte di Gesù sulla croce. E’ questo il momento della rivelazione della gloria, dove si rende visibile il volto di Dio. Morendo Gesù ha sconfitto la morte e ha proclamato la vita. La via della passione percorsa nello  scendere, lavare i piedi ai suoi, attraversata dall’annuncio che il suo regno non è di questo mondo è strada non di morte ma di vita nuova.

Alessandro Cortesi op

(Caravaggio – Risurrezione di Lazzaro 1609)

Risurrrezione

Resurrezione di Lazzaro è un dipinto su tela di Caravaggio con tecnica ad olio compiuto nel 1609, conservata al Museo Regionale di Messina.

Il, dipinto appare diviso in due grandi aree. Una superiore vuota pervasa dal buio, una inferiore nella quale sono disposti molti personaggi, segnata dal movimento con al centro la figura di Gesù.  Caravaggio raffigura Cristo in modo analogo al dipinto La vocazione di Matteo dipinta qualche anno prima nel ciclo dell’evangelista Matteo nella cappella Contarelli della chiesa di san Luigi dei Francesi a Roma. Anche in questo dipinto c’è una corrente di luce che attraversa l’ambiente come lama tagliente e determina un contrasto forte sui corpi e sui volti tra buio e chiarore. I volti illuminati appaiono in particolare quelli degli uomini che stanno tenendo sollevata la pietra del sepolcro  ritratti nel loro volgersi verso Gesù  e i profili delle due sorelle che si chinano insieme teneramente a descrivere un arco accogliente, un grembo, un riparo di cura e affetto, per il loro fratello. Ancora la luce evidenzia le pieghe del lenzuolo che è rinvio al sudario e alle bende di Gesù nel sepolcro segni di fronte a cui i discepoli sperimentarono la luce nuiova del vedere e del credere.  E’ il contrasto tra morte e vita tra tenebra del sepolcro e luce della grazia e della vita che Gesù fa irrompere.

Lazzaro è raffigurato da Caravaggio nel momento in cui riprende capacità di movimento lasciando i segni della morte, baciato teneramente da una delle sorelle. La rigidità del corpo senza vita lascia il passo ad un nuovo movimento nella torsione sostenuta da chi lo soccorre: è un rinascere espresso nello stirarsi in cui Lazzaro con le sue braccia aperte e il capo riverso viene ad evocare la figura della croce. Nel dipinto viene così posto in rilievo un motivo centrale del racconto del IV vangelo: la vicenda di Lazzaro è rinvio alla forza di vita che sarà quella del crocifisso. Gesù sulla croce manifesterà che l’amore è più forte della morte.

(Vincent Van Gogh, Risurrezione di Lazzaro, 1890)

La risurrezione di Lazzaro è opera di Vincent van Gogh e datata 1890. E’ importante la data di quest’opera. E’ infatti compiuta nel periodo tra il ricovero nella clinica di saint Rémy nel 1889 in seguito a varie crisi e i mesi trascorsi a Auvers-sur-Oise, nella campagna vicino a Parigi vicino al fratello. Sappiamo che dopo questo periodo Van Gogh porrà termine alla sua vita suicidandosi nel 1890. E il valore della sua arte sarà riconosicuto solamente dopo la sua morte.

Il dipinto è compiuto in riferimento è ad una incisione di Rembrandt. Il pittore rappresenta presumibilmente i tratti del proprio volto nel profilo di Lazzaro che si alza illuminato dal sole, quasi come un naufrago che risale dalle acque o come un neonato che esce alla luce. Si tratta forse di una meditazione sulla vicenda evangelica ma anche un ripensare alla propria condizione accostata a quella di Lazzaro. Nella speranza.

Nel medesimo periodo van Gogh dipinse alcune tele a soggetto religioso, come Il buon samaritano riprendendo un modello di Delacroix. In quest’opera fissa il momento in cui il samaritano soccorre il malcapitato incontrato sulla strada ponendolo su un cavalcatura. Ma il modo in cui descrive il movimento conduce a scorgere come il samaritano di fatto stia aiutando a scendere dal giumento l’uomo ferito e se lo stia caricando di peso sulle spalle. E’ indicazione a vivere l’amore non solo come soccorso e aiuto ma più profondamente come scelta di prendere su di sé l’altro. Un rinvio forse alla propria esperienza del farsi carico e della scoperta che l’amore è caricarsi della vita di altri.

Nella risurrezione di Lazzaro colpisce un particolare che non compare: è l’assenza di Gesù. Sul fondo protagonista è un sole giallo che emana una luce abbagliante. La luminosità si diffonde pervadendo la scena e generando un movimento di linee che si dipanano come onde tremolanti sull’acqua accogliendo il movimento di stupore che pervade la scena e diffondendosi. Lo sguardo esangue di Lazzaro che esce dalla terra con a fianco  la pietra del sepolcro ribaltata, s’incontra con i volti stupefatti di Marta e Maria che si avvicinano scarmigliate e titubanti. Una di loro, avvolta in un abito verde, nell’ampio gesto di levare le braccia tenendo in una mano il velo del sudario e l’altra completamente aperta, presa dall’agitazione, qusi dallo spavento, manifesta il tumulto del suo cuore e l’emozione che la prende. E insieme esprime drammaticamente nel suo essere piegata e riversa quasi ginocchioni sulla terra davanti a Lazzaro il sentimento di spaesamento di fronte all’impossibile di un aprirsi e di un uscire come rinascita.

L’altra, raffigurata di spalle, il profilo più lieve nel suo abito scuro è avvolta anch’essa dalla grande luce che si diffonde ed esprime un turbamento più pacato ma non meno profondo. E la sua mano accenna ad un protendersi verso Lazzaro interamente ricoperto dal lenzuolo.  Nel movimento dello stupore e della luce che pervade la scena è descritta da van Gogh una speranza che portava in sé nel tempo della sua malattia, la speranza del suo rialzarsi e uscire dai lacci di una morte che avvertiva incombente: il grande sole giallo attrae, occupa la scena. la fa ruotare in un turbinio di colori e di vertigine.

L’elemento che maggiormente colpisce rispetto al dipinto di Caravaggio che pone al centro il gesto di Cristo, è il fatto che nella tela di van Gogh la figura di Gesù sia assente. Un rinvio ad una presenza da cercare, solo evocata, diffusa nella luce.

Alessandro Cortesi op

(Arcabas, La mort)

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