la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XXVI domenica tempo ordinario – anno A – 2017

IMG_0894Ez 18,25-28; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32

La parabola dei due figli a cui il padre chiede di andare a lavorare nella vigna apre all’interrogarsi sulla coerenza tra parole e azioni e sulla concretezza dell’agire. Il primo risponde ‘sì’, ma poi non va, il secondo dice ‘no’ poi invece decide di andare. L’andare è innanzitutto un movimento interiore, il farsi strada di una scelta, l’apertura del cuore ad un appello. I due figli rispondono in modo diverso: alla disponibilità espressa dal primo non corrisponde una azione conseguente. Al rifiuto del secondo segue invece un cambiamento e un operare concreto.

Matteo insiste su un punto a lui caro: seguire Gesù non è questione di proclamare parole ma si attua nel compiere la volontà del Padre: “Non chiunque mi dice Signore Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli… “ (Mt 7,21-24).

Ascoltare e ‘fare’ la parola del Padre, metterla in pratica, è il cammino del discepolo. Nell’agire dei due figli si può scorgere un cambiamento possibile: c’è chi si mette in cammino, cambia e si lascia coinvolgere per andare nella vigna.

In questa parabola c’è una critica ad una religione solo esteriore fatta di parole. Viene denunciata l’ipocrisia di coloro che dicono e non fanno (Mt 23,3) attitudine tipica di chi vive una religiosità che si limita all’apparenza o a parole che non si concretizzano in scelte di vita. E’ richiamo quindi alla sincerità del parlare di fronte alla parola di Dio.

Nella parabola c’è anche un messaggio sul volto di Dio: la sua chiamata è per tutti, senza esclusioni, è invito aperto ad entrare nel regno dei cieli e a divenirne responsabili: lavorare nella vigna. Ma cambiare è difficile. Per questo ‘i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio’. Divengono essi esempio di chi ha avuto il coraggio di un cambiamento: “i pubblicani e le prostitute hanno creduto alla predicazione di Giovanni voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”. Giovanni trovò rifiuto nel mondo religioso ed invece trova accoglienza in chi giungeva da lontano. C’è chi riconosce la sua situazione di peccato ed ha un cuore disponibile. Si sono lasciati toccare dalla via della giustizia annunciata da Giovanni, da un annuncio che li interroga e questo diviene forza di cambiamento.

Sono loro esempi di cuore aperto all’accoglienza e a lascirsi coinvolgere con sincerità. Gesù ha incontrato persone tenute ai margini ed escluse dalla vita religiosa e sociale che di fronte a lui si sono sentite comprese e liberate.

Hanno scoperto una speranza nuova nella loro vita. Hanno sentito la sua fiducia nella possibilità di ricominciare. In lui pubblicani e prostitute, considerati fuori dalla salvezza e lontani da Dio, hanno fatto esperienza di essere accolti, toccati dalla misericordia ed hanno iniziato una vita nuova.

Questa pagina è richiamo ad un cambiamento, la conversione, esperienza non di un momento ma cammino sempre da ricominciare. E’ scelta di dire sì e compiere concretamente la volontà del Padre. Convertirsi è passare ad un modo nuovo di pensare a Dio, scoprire il suo sguardo di amore e il suo invio.

E’ credere e affidarsi ad un dono di vita oltre i nostri pensieri: Matteo vede nel movimento attorno al Battista una apertura di chi era ritenuto escluso. La predicazione di Giovanni fu una predicazione sulla via della giustizia: chiamava a un cambiare direzione e mentalità, per prepararsi ad un tempo nuovo. Gesù indica una via di misericordia e chiede di seguirlo in questo cammino.

Alessandro Cortesi op

IMG_0074.JPGSentimenti

Esplorare emozioni e sentimenti: potrebbe essere questo un impegno rilevante nel tempo in cui tutto è ridotto a calcolo e a programmazione e i vari aspetti della vita sono valutati nei termini freddi dell’utilità, dell’efficienza e dei risultati produttivi.

Gli stimoli che ci raggiungono con sempre maggiore intensità, soprattutto con i nuovi strumenti della tecnologia, generano reazioni diverse nelle giornate di piccoli e adulti. La nostra vita è così presa da una corrente di emozioni, movimenti immediati dell’animo alle tante sollecitazioni e informazioni cui spesso non si riesce a tener fronte. Sperimentiamo così la fatica di andare al di là delle reazioni immediate che sorgono da tali stimoli continui e pervasivi perché è difficile trovare modi e tempi per divenire consapevoli e per compiere una lettura di quanto si muove in noi.

Ma c’è un sottile confine e un lento lavorio che solo può far passare dall’emozione ai sentimenti. Solamente il tempo vissuto insieme e condiviso accompagna il bambino a rendersi conto delle proprie emozioni a non rimanerne schiacciato e a divenire capace di leggersi dentro, di ascoltare ciò che si muove nel cuore e orienta la vita. Perché cammini e scelte sono intrapresi a partire non da un astratto e freddo calcolo ma seguendo ciò che si nutre di passione e fa innamorare.

Il lavoro di educare le emozioni e farle divenire sentimenti esige la pazienza di ascolto di se stessi e degli altri, richiede il coraggio di guardare in faccia tutto ciò che inquieta, impaurisce, angustia o rende felici e leggeri. Imparare a leggere le emozioni richiede innanzitutto l’onestà verso se stessi di non nasconderle e l’apertura del parlarne di fronte ad altri. Trovare modo di esprimere le proprie emozioni aiuta a crescere. Così i bambini – ma anche gli adulti – che hanno opportunità di parlare delle proprie emozioni, di raccontarle e di guardarle negli occhi nel racconto, nel dialogo, nelle diverse forme di espressione non verbale si aprono ad orizzonti di responsabilità: farsi domande come ‘perché mi sento triste?, o ‘perché ho paura?’ oppure interrogarsi su emozioni positive come il sentirsi felici, il percepire tranquillità o il sentirsi amati maturano attitudini nuove. Aprono alla capacità di affrontare i diversi momenti della vita senza lasciarsi travolgere nel gorgo di stimoli subiti e non compresi. Sono passaggi di libertà.

Come osserva lo psichiatra Eugenio Borgna “Le emozioni fragili, come le virtù deboli, hanno in sé stimmate lucenti e dolorose dell’umanità ferita, ed è questa a renderle così umane e così arcane”. E ancora “… non ci possono essere relazioni autentiche con gli altri se non quando ci sia in noi la percezione radente della natura profonda delle nostre emozioni che si rivela nella loro fragilità; e questa da una parte ci induce a nasconderle, a proteggerle, a difenderle, a farle crescere e a farle maturare nella solitudine dell’incontro con la nostra anima, e dall’altra ci porta a riconoscere le fragilità degli altri, a sentirle come nostre, a sorreggerle, a creare ponti che trascendano la nostra individualità, e ci immergano nella infinitudine dell’intersoggettività” (Eugenio Borgna , La fragilità che è in noi, Einaudi 2014).

Il passaggio di crescita è quando dall’emozione si passa ad una consapevolezza, a poter interpretare quanto si muove nell’animo. La maturazione di sentimenti si compie non d’un tratto, ma poco alla volta, passo dopo passo, in un lento e complesso cammino ed è uno dei tratti fondamentali che apre a vivere la relazione con gli altri. Per poter ascoltare le emozioni degli altri e per vivere una empatia nella fragilità. C’è una intelligenza emotiva che ha un suo alfabeto, da imparare insieme alla grammatica dei sentimenti. Nella vita è importante tenere insieme intelligenza e cuore. E’ questa grammatica ad offrire gli elementi di base per articolare parole pronunciate e gesti vissuti nel silenzio che non siano vuotei ma capaci di tessere comunicazione. “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù …”

Alessandro Cortesi op

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