la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XXXII domenica tempo ordinario – anno A – 2017

IMG_1319.jpgSap 6,12-16; 1Tess 4,13-18; Mt 25,1-13

Le lampade, l’olio e la porta sono le immagini della parabola delle giovani stolte e sagge. Alla fine del suo vangelo nel capitolo 25, prima del racconto della passione e morte di Gesù Matteo raccoglie alcune parabole sulla vigilanza. La missione di Gesù è tutta orientata al regno di Dio. I segni del suo inizio sono già presenti nel suo agire di liberazione. Ma c’è una attesa da maturare. Il regno è il nuovo mondo di rapporti che l’amore di Dio vicino e accolto genera per tutti. Gesù ha manifestato nel suo agire la vicinanza di Dio a chi è ‘pietra scartata’. Ha detto con la sua vita che l’umanità non è più sotto il dominio dell’egoismo, del male e della morte, ma c’è speranza di vita e liberazione per tutti. Il regno è come un seme e il tempo della chiesa è tempo dell’attesa.

La parabola narra di una festa di nozze. La festa e lo sposalizio rinviano alla grande intuizione dei profeti che Dio è sposo e ama il suo popolo Israele con amore appassionato. “Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore” (Os 2,18.21-22) “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia” (Is 54,1-10)

Nel rito del matrimonio ebraico la sposa con le amiche attendeva al tramonto l’arrivo dello sposo per iniziare il corteo verso la casa di quest’ultimo dove si svolgeva il banchetto delle nozze. La parabola richiama l’esperienza della festa e fa emergere una contrapposizione tra la luce e il buio: al tramonto è necessario tenere accese le lampade per accogliere lo sposo. Ma il suo ritardo scombina i piani. Giunge il sonno che fa assopire le amiche della sposa. Il sonno è come una forza che impedisce il vegliare. E’ da notare che tutte si addormentano. Quando giunge la voce “Ecco lo sposo” tutte preparano le lampade. La luce delle lampade vince il buio della notte e prepara l’incontro con lo sposo. L’olio elemento per illuminare ricorda il simbolo dell’unzione di re e profeti. E’ segno di ospitalità e fraternità: “Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme. E’ come olio profumato sul capo che scende sulla barba, sulla barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste” (Sal 133,1-2). L’olio è anche simbolo di gioia e abbondanza. Solo alcune giovanette, amiche della sposa, hanno olio per tenere accese le lucerne. E’ forse riferimento all’atteggiamento del saggio: “Neppure di notte si spegne la sua lucerna” (così i Proverbi delineano la donna saggia Prov 31,18). Le lampade sono segno di prontezza e disponibilità: “Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.” (Mt 5,14-16). La porta chiusa e la porta aperta sono due risvolti del medesimo messaggio: la porta è aperta per chi vive l’attesa dell’incontro. Anche nel ritardo è esperienza di gioia e tempo di responsabilità. Nella vita spesso le contraddizioni e delusioni mettono alla prova e la capacità di resistere viene meno. La fede è esperienza di attesa che si fa responsabilità: lasciare che fluisca l’olio dell’ospitalità, della fraternità, della benedizione, nelle piccole cose del quotidiano.

Alessandro Cortesi op

IMG_1363.JPG

Olio

“La ruota del mulino, la grande ruota ad acqua, serve a far funzionare le due macine di granito, che, accoppiate, ruotano a loro volta, verticalmente, ma con moto anche di rivoluzione e traslazione su un fondello, limitato da un orlo di ghisa (…) Dal piano superiore del frantoio una certa quantità di olive, che in questa stagione sono in parte brune in parte ancora verdi, è fatta cadere, attraverso una tramoggia, direttamente sotto la macina. Si forma così, dopo una prima frantumazione, una poltiglia spessa, granosa e ruvida, di colore bruno-rossastro, dove però è ancora possibile distinguere, a occhio nudo, una infinità di piccoli pezzi verde-chiari e altri color legno, quello dei noccioli. La poltiglia viene ficcata, a mano, dentro cestini di cocco bassi e rotondi, che si chiamano viscoli, oppure fiscoli, o anche bruscole… I viscoli sono collocati l’uno sull’altro, in una prima pressa, e una colonna d’acciaio, sorgendo dal basso, spreme il primo olio, che comincia ad uscire grasso, quasi pastoso, a goccia a goccia, adagio e faticosamente. La polpa che rimane è ancora buonissima, vien tolta mano dai viscoli e ammucchiata: dal mucchio poi ributtata, con le pale, sotto le macine. E’ la seconda, e ultima, frantumazione” (Mario Soldati, Da leccarsi i baffi, Memorabili viaggi in Italia alla scoperta del cibo e del vino genuino a cura di Saverio Novelli, ed. Deriveapprodi, Roma, 278-287)

La descrizione di Mario Soldati della preparazione dell’olio nella masseria di Cesare Garboli, traduttore e filologo suo amico, è un brano di letteratura che riporta alla materialità e simbolicità del rito della frangitura.

L’olio è frutto di una spremitura che vede la sua origine lontano nei giorni e nelle stagioni, nella paziente cura di quell’albero generoso che è l’olivo, capace di resistere a intemperie nel tempo e il cui legno ricurvo e nodoso è rinvio ad una sopportazione lenta del tempo e delle sue prove. L’olio è anche legato alla fragranza e alla bellezza. La cultura dell’olio attraversa le del Mediterraneo recando con sé immaginari diversi, riti collettivi, sapienze maturate nei secoli di lavorazione e di utilizzo. L’olio è stato non solo condimento ma base di alimentazione per contadini e ricchezza di vita per molti.

Come non dimenticare l’immagine straziante della contadina palestinese aggrappata ad un olivo secolare mentre le ruspe trascinano via fusti di olivi per spianare i campi e renderli luogo di costruzione di muri di separazione di cemento? Come non ripensare ad immagini di epoche non lontane quando nelle piane siciliane e pugliesi ettari di uliveti venivano rasi al suolo per fare posto alle nuove costruzioni di industrie che avrebbero portato progresso, emancipazione e lavoro (si pensi a certi filmati d’epoca sulla costruzione dell’Ilva di Taranto…)?

Oggi sostare sui significati dell’olio, in questi giorni di raccolta delle olive e di frangitura con l’arrivo dell’olio nuovo, può essere occasione per riflettere su quel messaggio comune pronunciato insieme da due voci profetiche del nostro tempo, Bartolomeo, il ‘patriarca verde’ e Francesco che nella Laudato sì ha proposto le linee di una conversione ecologica della vita umana: “Facciamo… appello, a quanti occupano ruoli influenti, ad ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, che più soffrono per gli squilibri ecologici” (messaggio per giornata del creato 1 settembre 2017)

L’olio dovrebbe riportarci alla capacità di ascoltare e coltivare stupore. Quel sentimento che si prova al gocciare dell’olio nuovo, al suo colore verdastro che traspare dalle bocce in cui viene versato, mentre i raggi bassi del sole attraversano gli olivi nel tempo di autunno, o quando si avverte il pizzicore amaro che lascia in bocca quando viene assaggiato ungendo il pane fresco.

E’ lo stupore di Ildegarda di Bingen, davanti al verde del creato, alle piccole cose capaci di recare in sé per l’occhio attento una meraviglia propria ed una fessura sull’oltre, quell’energia di vita che fa crescere e fiorire le piante e copre di verde campi e boschi.

Tante persone ordinarie sanno ancora stupirsi nel loro quotidiano leggendo la natura come creazione, luogo di un incontro, sacramento di presenza. E’ la capacità di coltivare gioia nel coltivare un fazzoletto di terra davanti a casa, nel dare acqua alle piante su di una terrazza, nel custodire i fiori del balcone con semplicità. E’ la capacità di sentirsi responsabili per lasciare ad altri la possibilità di gustare la vita e la bellezza delle cose terrene in contrasto con una riduzione di tutto alla realtà virtuale. L’olio nelle sue trasparenze di verde è riflesso di questo ricordo.

Alessandro Cortesi op

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: