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Due testimoni: memoria e gratitudine

Due figure di domenicani che hanno condotto il loro impegno in diversi ambiti, della teologia e della lotta per i diritti umani, hanno concluso il loro cammino terreno.

In modi diversi, in ambiti diversi di impegno, hanno testimoniato la forza liberante del vangelo quale bella notizia per i poveri e hanno dedicato vissuto la loro fede con competenza e occhi aperti in attitudine di compassione con i cammini dell’umanità.

Père Henri BURIN DES ROZIERS

Il primo è Henri Burin des Roziers. Nato a Parigi nel 1930, in una famiglia dell’alta borghesia cattolica parigina. Così egli stesso racconta della sua adolescenza: “Da bambino e adolescente non leggevo molto la Bibbia e non ero un praticante fervente. Tuttavia conservo un ricordo molto forte delle visite alle famiglie povere della regione di Parigi che ho iniziato a fare alla fine dei miei studi secondari, con un gruppo di cristiani. La guerra stava finendo. Nel contatto con queste persone ho avvertito che lo slancio di solidarietà che mi spingeva era profondamente radicato in me. Era qualcosa che toccava la mia fede…”.

E’ poi arruolato nell’esercito francese e prende parte alla guerra di Algeria negli anni 1954-56. Dopo aver conseguito la laurea in diritto nel 1957 entra nell’Ordine domenicano in seguito ad un incontro con p. Congar. Così egli stesso ne parla: “Al ritorno dall’Algeria… grazie all’ottenimento di una borsa di studio mi sono recato a Cambridge per fare il dottorato in diritto. Lì ho incontrato p. Congar … aveva una fede assai profonda, un’immensa apertura di spirito e una grande libertà riguardo all’istituzione. Dopo aver ottenuto il mio dottorato in giurisprudenza tornai a Parigi. Avevo preso una decisione: sarei entrato dai domenicani: I miei genitori ne rimasero stupiti ma accettarono”.

Viene ordinato presbitero a Parigi nel 1963 e diviene assistente della facoltà di diritto negli anni della contestazione. Per più di dieci anni negli anni ‘70 svolge attività come operatore sociale a Annecy, lavorando con immigrati tunisini, lavoratori in piccole fabbriche e vittime di razzismo. Inizia a difenderli come avvocato nel tribunale del lavoro. Ma per il suo impegno a favore di barboni e nomadi è costretto ad abbandonare la parrocchia di Annecy. Proprio nel medesimo periodo l’incontro con alcuni esiliati brasiliani lo rende consapevole della situazione di questo paese latinoamericano. Nel 1978 viene inviato così in Brasile e da subito inizia la sua collaborazione con la Commissione della Pastorale della terra (CPT), organo della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB).

“Nella regione del ‘Becco di pappagallo’ al sud dell’Amazzonia dove fui inviato dalla CPT presi coscienza della feroce oppressione che i più potenti – grandi proprietari fondiari, politici e rappresentanti della giustizia – esercitavano sui più deboli. Uomini e donne la cui vita valeva quanto un animale. E tuttavia quei poveri, quei prediletti di Dio lottano per la dignità e la giustizia, di fronte ad un sistema che li pone ai margini fino al punto di eliminarli fisicamente”.

Henri opera in Amazzonia ponendo a servizio la sua competenza giuridica nella difesa dei contadini che rivendicano il diritto alla terra. In Brasile circa quattro milioni di ‘senza terra’, sfruttati talvolta nel lavoro schiavo (la condizione per cui sono costretti a lavorare per ripagare la sussistenza che viene loro data), ripongono le loro attese alla fine della dittatura nella riforma agraria. Ma soprattutto in Amazzonia la situazione è particolarmente difficile per il dominio dei fazenderos, grandi proprietari terrieri che impediscono ogni cambiamento dello status quo. Henri Burin s’impegna per la liberazione di contadini imprigionati a causa delle loro proteste e rivendicazioni, o sottoposti a torture per aver occupato terre di latifondi.

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La sua lotta a fianco dei Sem Terra prosegue negli anni. Per la prima volta nel 2000 ottiene la condanna di un fazendero in un tribunale a Belem. Nel 2003 Henri è nominato membro della Commissione nazionale contro il lavoro schiavo. Subisce ripetutamente minacce di morte.

Negli anni, nonostante alcuni risultati positivi, la situazione non ha avuto cambiamenti rilevanti: i proprietari terrieri mantengono con la violenza e l’intimidazione i loro privilegi e la riforma agraria trova difficoltà nella sua attuazione. Henri de Roziers pur sotto la minaccia di morte incombente, e mentre attorno altri impegnati a difendere i Sem Terra, come suor Dorothy Stang nel febbraio 2005, vengono uccisi, continua l’opera di difesa dei più deboli.

Nel 2013 è rientrato in Francia a causa dell’età e delle condizioni precarie di salute ed è morto a Parigi lo scorso 26 novembre all’età di 87 anni.

Negli ultimi anni si soffermò a lungo sulla figura di Bartolomeo de Las Casas “esempio eccezionale di conversione progressiva, paziente, riflessa, ai poveri, a coloro che alla sua epoca erano senza diritti, gli indios dell’America latina, schiavi dei coloni spagnoli”. Ogni giorno meditava sulla parola di Gesù: “Quello che fate a uno di questi piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,31-46)

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In un’intervista a ‘La vie’ nel 2013 dopo aver narrato della sua esperienza elencava alcune indicazioni per la vita, sintetizzando in pochi punti i suoi consigli: “Abbandonatevi a Dio, coltivate il vostro giardino segreto, uno spazio personale dove ritrovarvi, siate coerenti con voi stessi, accettate le differenze, seguite il Cristo”. In particolare l’invito ad essere coerenti con se stessi merita attenzione.

Così egli sviluppa i tratti di tale invito: “Sentire che ciò che si fa è in coerenza con ciò che si pensa e dice, permette di essere in pace con se stessi. Si conosce così la gioia della libertà interiore. E’ fondamentale. Si è spesso prigionieri rinchiusi nei limiti delle convenzioni sociali o religiose. Di fatto ci si sente veramente liberi solamente se si è coerenti con se stessi: La difficoltà è liberarsi dai vincoli. Come fare? Formandosi delle convinzioni e rispettandole”.

Nei medesimi giorni è giunta la notizia della morte di Tiemo Rainer Peters, domenicano tedesco e teologo. Dopo un lunga malattia è morto il 25 novembre 2017 a Münster.

blog20150414-03Era nato il 13 ottobre 1938 a Amburgo. Entrato nell’Ordine domenicano nel 1960 aveva condotto i suoi studi dal 1961 al 1969 nel convento di Walberberg, centro di studi della provincia di Teutonia nella regione della Renania.

Nel 1975 ha conseguito il dottorato a Münster dove aveva condotto gli studi di specializzazione. La sua tesi diretta da Johann Baptist Metz verteva sulla presenza del ‘politico’ nella teologia di Dietrich Bonhoeffer . Peters continuò il suo servizio come docente di teologia, assistente di Metz a Bielefeld e nella Facoltà di Teologia cattolica di Münster. Dal 1979 al 2004 è stato docente di teologia sistematica e dal 1978 alla sua morte ha avolto il compito di assistente ecclesiale di un pensionato a Münster.

Con Johann Baptist Metz, Tiemo Rainer Peters è stato uno degli autori che hanno elaborato la proposta della nuova teologia politica e di una teologia dopo Auschwitz in ambito cattolico.

Ben diversa dalla teologia politica di Carl Schmitt che costituiva una ideologia di Stato tendente al totalitarismo, la nuova teologia politica afferma uno sguardo su Dio che non può essere condotto senza uno sguardo all’umanità e al mondo. A partire dalla sua ricerca su Bonhoeffer, Peters ha maturato la convinzione che la teologia non è fine a se stessa ma dev’essere consapevole di una propria responsabilità nel contesto sociale e politico. Egli stesso si pone nella svolta data da Bonhoeffer alla teologia stessa.

Nella sua collaborazione con Metz, Peters ha potuto sviluppare in particolare una riflessione cristologica dopo Auschwitz assumendo la questione di Dio a partire dalla sofferenza umana. E’ proprio questo il titolo di una raccolta di studi in suo onore pubblicata nel 1998 in occasione del suo 60 compleanno: “Christologie nach Auschwitz. Stellungnahmen im Anschluß an Tiemo Rainer Peters”.

Metz, sulla scia di Karl Rahner, ha approfondito alcune linee fondamentali della ricerca teologica richiamando l’importanza della memoria, della narrazione e della solidarietà mistico-politica quali ambiti della teologia nel contesto contemporaneo. Ha così sottolineato la compassione quale attitudine centrale della fede cristiana. Si tratta di una compassione da vivere ad occhi aperti sulla realtà storica e sociale. Peters si pone nella medesima linea: “Io cerco nella mia attività accademica di lavorare in modo liberante e di rendere possibile un apprendere comunicativo”.

blog20150414-02“I teologi progressisti dopo il Concilio hanno chiaramente dimenticato o almeno trascurato qualcosa: che Dio non è solamente pensabile ma anche deve essere sperimentabile e vivibile; hanno dimenticato che non solo egli viene, ma ha una presenza nascosta; che la fede non solo apre alla riflessione critica, ma anche alla religione vissuta…”.

Peters reagisce contro una tendenza privatistica che egli riscontra nella teologia e nella politica, dando risalto al carattere pubblico e sociale dei contenuti della fede. In tale senso la spiritualità è politica ed ha il compito di impegnarsi nel contesto sempre più globale per aprire le possibilità di una politica capace di riconoscere la dignità di ogni persona umana.

Tiemo Rainer Peters è stato riconosciuto come maestro in sacra teologia nella medesima occasione, il 24 gennaio 2014, in cui un altro domenicano Gustavo Gutierrez ha ricevuto tale riconoscimento dall’Ordine domenicano. Entrambi sono testimoni di due teologie sorelle, la teologia della liberazione e la nuova teologia politica. In modi diversi hanno vissuto la loro ricerca teologica in rapporto alla sofferenza dell’umanità concreta e lasciandosi interrogare dalla passione del mondo, in vista della salvezza e della liberazione.

Alessandro Cortesi op

Per approfondire:

Claire Lesegretain, Le père Henri Burin des Roziers est mort, “La Croix” 28.11.2017

l’intervista raccolta da ‘La vie’ nel 2013: Henri Burin des Roziers: Défendre les pauvres a alimenté ma foi, propos recueillis par Jean-Claude Gerez publié le 29/11/2017

A questo link un’intervista televisiva

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U.Engel, In memoriam Tiemo Rainer Peters (17.10.1938-25.11.2017)

U.Engel, Nachruf Tiemo Rainer Peters

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Un pensiero su “Due testimoni: memoria e gratitudine

  1. Francesco ferro milone in ha detto:

    Parole e comportamenti illuminanti! Francesco

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