la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Battesimo di Gesù – 2018

IMG_2243Is 55,1-11; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11

Marco pone l’episodio del battesimo di Gesù al Giordano all’inizio del suo vangelo. Dopo una breve presentazione del Battista, Marco dice Gesù che fu battezzato da Giovanni.

Il battesimo proposto da Giovanni era un gesto di preparazione e di attesa: indicava l’impegno a cambiare vita nel confessare i propri peccati, in vista di un intervento imminente di Dio da temere come giudizio.

Giovanni Battista ha i tratti di un profeta che chiama a penitenza tutti, anche gli impuri, al di là delle pratiche dei sacrifici e del tempio: chiede solo di rivolgersi a Dio. Il luogo in cui battezzava, il deserto, ricordava l’esperienza dell’esodo ed invitava a rinnovare quell’esperienza di fede.

Giovanni indica qualcuno ‘più forte’: ‘Io vi ho battezzati con acqua ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo’. Le sue parole evocano così le profezie di un tempo messianico in cui lo spirito di JHWH scende in modo nuovo: ‘Dopo questo io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie…’ (Gl 3,1-5).

Marco presenta Gesù come uno tra i tanti che ascoltano la predicazione del Battista. Si reca nel deserto per ricevere ‘un battesimo di conversione per il perdono dei peccati’. E’ un gesto di condivisione e solidarietà: Gesù condivide il cammino di chi attende salvezza e liberazione.

E Gesù si fa immergere da Giovanni. Marco rende partecipe il lettore di un’esperienza propria di Gesù usando una serie di simboli: ‘Uscendo dall’acqua vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba’. I cieli si aprono, scende lo spirito come colomba, risuona una voce. La scena richiama tratti delle manifestazioni di Dio nel Primo testamento e dei racconti di vocazione. In questo momento si attua una rivelazione dell’identità di Gesù e per lui inizia un cammino, nella consapevolezza di una chiamata e di un invio. Il Padre conferma il gesto di Gesù. Tutta la sua vita è un discendere un immergersi nel dono di sé, e nel servizio sulla via della croce. Il Figlio ha il volto del servo di JHWH.

“Se tu squarciassi i cieli e scendessi” (Is 63,16-19) era l’invocazione dei profeti rivolta a Dio. Nell’aprirsi dei cieli Marco intende indicare che in Gesù si apre una nuova comunicazione tra Dio e l’umanità.

La colomba evoca la tenerezza del Padre: la colomba si china sui suoi piccoli. E’ anche rinvio alla nuova creazione. Nella prima creazione lo Spirito ‘covava’ come colomba sulle acque (Gen 1,2) e lo spirito del Signore è annunciato come dono che si posa sul messia (Is 11,2). La colomba diviene simbolo di tutto di questo: ‘Lo spirito del Signore è su di me’ (Is 61,1-2)

La voce che risuona offre il significato dell’evento. ‘Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto’. E’ richiamo al salmo 2,7, un salmo regale in riferimento al Messia atteso. Gesù è indicato come il Figlio in rapporto unico al Padre: è il prediletto. Si richiama così il volto di Isacco, il figlio ‘unico’, che passa attraverso la sofferenza e la prova.

Il figlio in cui il Padre si compiace ha il volto del servo che attraverso le sofferenze vivrà fino alla fine la fedeltà al Padre e agli uomini mostrando l’amore di Dio: il suo volto reca i tratti del servo sofferente presentato da Isaia: ‘Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui’ (Is 42,1).

La voce del Padre costituisce così una proclamazione di fede della comunità di Marco. In Gesù, solidale con i peccatori, si scorge il ‘servo’ che dona la sua vita. Ed è guida in un cammino che rinnova l’esodo, come Mosè che attraverso le acque aprì la via della liberazione per tutto un popolo. Gesù esce dalle acque: in lui si scorge il volto di un Dio comunione che si comunica per accogliere la storia umana e il creato.

Alessandro Cortesi op

IMG_1838 2.jpg

Come la pioggia e la neve

La pioggia e la neve di un inverno che ha fatto tornare la neve sui monti e che rende la terra impregnata di acqua e umidità, sono cose di questo mondo, fatto di stagioni e di climi diversi. Sono elementi di natura e di vita. Sono spesso parte del panorama quotidiano che non attira attenzione se non per la necessità di dover prendere l’ombrello in un giorno piovoso, per uno sguardo fugace alle vette innevate da lontano che per un  attimo suscita il pensiero di poter fare una sciata tra gli abeti carichi di neve.

E tutto scorre via, ciò che si muove attorno a noi, le cose piccole, i colori, i suoni, le forme, nel daffare di tutti i giorni, come scorre la pioggia e come si scioglie la neve senza che resti traccia sul suolo o nei cuori. Eppure tutte queste cose recano memoria e similitudine, sono timido invito a risvegliarsi da una cecità che si insinua poco alla voltae prende dentro.

…come la pioggia e la neve così la tua parola… Sono via da percorrere e passaggio su cui sostare. Se non si lascia spazio a quanto sta attorno a noi, se non ci si lascia toccare dalle cose non si matura la capacità di ascolto, e di sguardo su profondità inattese della vita stessa. Il senso del nostro cammino, non sta chissà dove, ma si cela nelle pieghe del quotidiano, nell’aprirsi alla chiamata che viene dalla terra stessa. C’è un mondo nel quale siamo da accogliere e custodire, a cui lasciare sazio nello sguardo, nel toccare, nell’ascoltare, nel sentire…

“Questo mondo di terra, di cielo, di acque, di piante, di animali tu ce l’hai preparato Signore, e ce l’hai consegnato nelle mani perché lo custodissimo. Era la nostra casa ed è tuttora – anche inquinata – la nostra abitazione, la nostra patria e non già il nostro esilio come una falsa ascetica ci ha voluto far credere (…) Questa è la patria bella che tu ci hai dato. Poi (ha un po’ragione anche la falsa ascetica), allontanandoci da te, ci siamo allontanati anche dal nostro mondo e la patria si è fatta un poco esilio; non tanto, tuttavia da non poterlo ancora chiamare e sentire patria nostra, anche se una patria ancora più nostra e vera ci attende alla fine della vita…

… la nostra preghiera per la terra si fa preghiera per noi: per il nostro rispetto, la nostra armonizzazione, la nostra consonanza. Dacci rispetto per ogni animale e ogni pianta; facci comprendere che non solo la rosa è bella, ma anche i rovi e le ortiche dei fossi; e non soltanto la farfalla, ma anche il bruco che rosica le foglie e il lombrico che, umile e paziente, scava le sue gallerie sotto la terra rendendola più soffice e più fertile. E dacci cuore per amare le rose e le spine, la rugiada e anche il fango. (…)

Quest’ascolto del mondo che entra da tutte le porte del corpo, è una premessa, una preparazione, una pedagogia che ci introduce all’ascolto di te. Perché l’attitudine all’accoglienza non s’improvvisa; e, se non sappiamo ascoltare i suoni, i rumori, e i mormorii del mondo, non sapremo neanche ascoltare la tua voce che è più sottile della brezza dell’aria” (A.Zarri, Quasi una preghiera, Einaudi 2012, 183-185). “Tutti i luoghi sono il luogo dell’incontro; e proprio perché sei il Dio di tutti i luoghi ciascuno può prenderti per sé e può sentirti come suo” (ibid.).

Alessandro Cortesi op

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: