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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Domenica di Pasqua – 2018

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Il mattino di pasqua è segnato da due movimenti: vedere e correre. Maria di Magdala si reca al sepolcro ‘e vide…’: la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. C’è un vedere profondo che scorge il luogo della morte non chiuso ma aperto ad una novità inaudita. La pietra ribaltata è segno che esprime questo vedere interiore.

Pasqua è dono di un vedere che va oltre i segni e giunge a sorgere orizzonti che solo nell’amore si possono aprire. La morte non è l’ultima parola nella vicenda di Gesù, ma la sua vita donata genera nuova apertura.

Da qui inizia un altro movimento : quello del correre. Il vedere si comunica nel correre. Maria corre da Simon Pietro e dall’altro discepolo. E da qui ha inizio una nuova corsa, quella di Simon Pietro stesso e del discepolo che Gesù amava: ‘correvano insieme tutti e due’.

E’ un correre che congiunge il luogo della morte il sepolcro e la comunità, i discepoli: dal sepolcro ai discepoli, dai discepoli al sepolcro. Maria vide e corse, Simon Pietro e l’altro discepolo correvano insieme.

E poi ancora un vedere: giunge per primo il discepolo e vide, ma non entrò. Poi giunse Simon Pietro che ‘entrò nel sepolcro e vide….’. I segni sono le bende per terra e il sudario, posto sul capo, non con le bende per terra, ma poggiato a parte. Bende e sudario ben piegati in ordine sono ancora segni di chi ha voluto lasciare tutto a posto prima di andarsene dal luogo di fissità e di morte.

Eppure il sepolcro vuoto e i segni non sono la prova della risurrezione. Solamente un vedere nuovo può andare al di là dei segni e scorgere che la presenza di Gesù d’ora in poi sarà da incontrare in modo nuovo, non più come prima, soprattutto non racchiusa nel buio e nella morte. Entrò anche il discepolo ‘e vide e credette’.

image001Il correre e rincorrere del giorno dopo il sabato sorge da un vedere e sfocia in altro un ‘vedere’: ‘e vide e credette’. E’ l’inizio di un cammino nuovo, quello del credere, di un movimento di correre a testimoniare che la vita non può essere trattenuta e che Gesù sarà da incontrare vivente, mettendosi in cammino, ricercando la sua chiamata nella vita.

Colu che ‘vide e credette’ era il discepolo che Gesù amava. E’ capacedi un vedere nuovo che non ha più bisogno di segni. Credere è fidarsi, e dare spazio agli occhi del cuore, allo sguardo proprio dell’amore. C’è un vedere che precede e giunge prima e sa attendere.

Questo racconto tuttavia si chiude con una osservazione: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”.

Credere movimento della vita e fa tornare alla scrittura, la storia dell’incontro di Dio che fa alleanza e si comunica nella storia. C’è un’incomprensione che avvolge tutti, incapaci di credere. Vedere in modo nuovo e credere è un cammino. Eppure c’è un riferimento: ritornare alle Scritture, al disegno di salvezza di Dio e al dono dell’alleanza. Doveva risorgere: perché doveva? Chi ha scritto questo ricordo, come testimone di Gesù, richiama la radice dell’esperienza di Maria e dell’altro discepolo, quello che Gesù amava, ed anche di Pietro perdonato. L’amore non può rimanere rinchiuso e sconfitto, la fedeltà di Dio apre primavere inattese e novità dove pietre pesanti appaiono definitiva chiusura. La novità della risurrezione è fedeltà di un disegno di vicinanza di Dio che solo può aprire la vita al suo fiorire nell’incontro.

Alessandro Cortesi op

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