la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

V domenica di Pasqua – anno B – 2018

IMG_2947At 9,26-31; 1Gv 3,18-24; Gv 15,1-8

La vigna è pianta familiare ai popoli dell’arco mediterraneo. attorno ad essa si svolge una faticosa opera di cura e di lavoro. Nella Bibbia la vigna diviene simbolo del popolo di Israele: una realtà unica, come il popolo, che tiene in sé e pone in relazione i tanti elementi che la compongono. La vigna è una e molti insieme. E l’attenzione alla vigna è così riferita alla cura appassionata ed alla fedeltà amorosa di Dio.

Jahwè, il Dio della promessa è Dio che si prende cura, coltiva con pazienza, fa crescere in attesa di un frutto che porta condivisione e gioia. La vigna è quindi un simbolo collettivo, del popolo stesso d’Israele. Non sempre la vigna porta un frutto abbondante e i profeti leggono in tale aridità l’infedeltà del popolo di fronte alla cura di Dio: “Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti… aspettò che producesse uva ma essa fece uva selvatica. Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna…” (Is 5,1-6)

L’immagine è ripresa dai profeti e dai salmi divenendo così un rinvio noto e familiare per richiamare ad una conversione e nello stesso tempo per dire che la fedeltà di Dio non viene meno, nonostante ogni contrasto e fallimento. “Hai divelto una vite dall’Egitto, per trapiantarla hai espulso i popoli… Le hai preparato il terreno, hai affondato le sue radici e ha riempito la terra… Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato (Sal 80,9-10.15-16).

Nei discorsi dell’ultima cena riportate dal IV vangelo Gesù parla della vigna con un’affermazione che colpisce: ‘Io sono la vera vite’. Non parla quindi della vigna di Israele, ma si riferisce a lui stesso, alla sua vita: la vera vite è lui. E’ quindi da ricercare il senso di questa affermazione che certamente ha alle spalle in rinvio al popolo di Dio ed alla relazione di amore che nella Bibbia è simboleggiata nel simbolo della vigna curata da Jahwè. Gesù indica di essere partecipe della storia di amore e di cura che ha segnato la vicenda di Israele. Oltre a questo nelle sue parole sta forse il desiderio di comunicare che nell’incontro con lui si può incontrare la cura di Dio per il suo popolo: in Gesù si compie la tenera custodia e coltivazione del Padre come annunciavano i profeti. E ancora è lui che porta quei frutti che il Padre si attendeva: sono giunti in lui i tempi ultimi.

Ma l’immagine rinvia ad ulteriori significati: nella vite un dono di vita e una partecipazione di tutti coloro che a lui sono legati, i tralci. Da un lato si richiama la vicenda personale di Gesù – amato, come il popolo d’Israele – dall’altro l’immagine evoca la comunicazione di vita che da lui trae origine e che fa sorgere la comunità.

In lui si genera una comunione con tutti coloro che sono tenuti insieme e uniti come tralci viventi. Da qui può venirne frutto. ‘Rimanete in me’ è l’invito al cuore di questo discorso di Gesù. E’ un rimando all’inizio del quarto vangelo: Gesù chiede ai due discepoli ‘Che cosa cercate?’ essi lo seguirono e ‘rimasero’ presso di lui (Gv 1,39). Il verbo ‘rimanere’ è importante nel IV vangelo: indica una familiarità di vita, un incontro di amicizia, di condivisione profonda. Non una consolatoria chiusura intimistica ma il dono di una amicizia, un cammino di stare con lui per affidarsi e fondare in lui l’esistenza: ‘Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui’ (Gv 6,56). Da qui sgorga un cammino di vita che è il percorso descritto nell’intero vangelo: i tralci rimangono nella vite ma in fondo è la vita di Gesù che rimane, è trasmessa ai suoi e fa sorgere ogni frutto.

L’essere discepoli di Cristo si attua nei frutti dell’amore. I tralci non vivono da soli, separati e isolati gli uni dagli altri, ma insieme ed nell’intreccio tra loro: Gesù propone ai suoi un ‘rimanere’ che ha due assi. L’asse del rapporto con lui e l’asse del rapporto con gli altri. La vita di comunione in Cristo non respira senza una vita di relazione e solidarietà con gli altri. Rimanere in lui significa accogliere innanzitutto il suo dono e vivere il suo stile: la forza dello stare insieme viene dal rimanere in lui. “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”.

‘Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli’. Il comandamento di Dio – dice Giovanni – si racchiude nel credere nel nome del Figlio suo e amarci gli uni gli altri: in questa esperienza si attua quel dimorare/rimanere di noi in Dio e di Dio in noi.

Alessandro Cortesi op

IMG_2964.jpg

Coraggio

“Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù”.

Nei giorni in cui si celebra il 25 aprile, festa della liberazione e il ricordo di tanti che ebbero il coraggio di investire la propria vita nella lotta al regime oppressivo fascista nella resistenza, è forse opportuno sostare sul coraggio quale attitudine di fondo di chi ha sacrificato la vita per aprire ercorsi di libertà e democrazia. Oggi viviamo un tempo in cui crescono sentimenti di indifferenza, di dimenticanza della storia e di incapacità a vivere con coraggio scelte per continuare quel cammino di liberazione.

Carissimi genitori, parenti e amici tutti, devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi. Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir così… Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi.

E’ un brano della lettera scritta il 22 dicembre 1944 da Armando Amprino, che aveva 20 anni, prima della sua fucilazione avvenuta nella medesima giorno al Poligono del Martinetto a Torino. Era stato catturato nello stesso mese di dicembre.

La lettera che segue è stata scritta il giorno della sua fucilazione da Irma Marchiani (Anty) di 33 anni a Pally. Era stata staffetta partigiana poi dopo la cattura e la fuga, combattente di brigate partigiane nel modenese. Catturata venne fucilata il 26 novembre 1944 a Pavullo:

“… sono gli ultimi istanti della mia vita… credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della patria per la quale ho combattuto, ora sono qui… fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse… “

Sono solo due esempi tra i molti delle ultime parole di chi infonde coraggio ai propri cari che rimangono. Queste lettere sono anche testimonianza del coraggio di chi ha vissuto scelte decisive e ha saputo investire la propria vita facendo il bene. Come scrive Eusebio Giambone (Franco) nella sua lettera a Luisetta del 3 aprile 1944:

“Io che sono non credente, io che non credo alla vita nell’al di là, mi dispiace morire ma non ho paura di morire: non ho paura della morte, sono forse per questo un Eroe? Niente affatto, sono tranquillo e calmo per un semplice ragione che tu comprendi, sono tranquillo perché ho la coscienza pulita, ciò è piuttosto banale, perché la coscienza pulita l’ha anche colui che non ha fatto del male, ma io non solo non ho fatto del male, ma durante tutta la mia vita ho la coscienza di aver fatto del bene non solo nella forma ristretta di aiutare il prossimo, ma dando tutto me stesso, tutte le mie forze, benché modeste, lottando senza tregua per la Grande e Santa Causa della liberazione dell’Umanità oppressa”.

Giacomo Ulivi di 19 anni, studente di giurisprudenza, fucilato il 10 novembre 1944 sulla piazza Grande di Modena aveva uno sguardo capace di spingersi lontano. In una lettera agli amici scrive: “oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti. Ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi e il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su noi”

Sono parole tra tante altre di uomini e donne che hanno saputo affrontare momenti decisivi. Umberto Fogagnolo (ing.Bianchi) di 32 anni, ingegnere elettrotecnico dopo l’8 settembre 1943 membro del CLN di Sesto san Giovanni, fucilato il 10 agosto 1944 in piazzale Loreto a Milano scrive: “V’è nella vita di ogni uomo però un momento decisivo nel quale chi ha vissuto per un ideale deve decidere e abbandonare le parole”.

Queste lettere dei condannati a morte della resistenza (tratte da Lettere di condannati a morte della resistenza europea, Einaudi 1967) ricordano il coraggio nel vivere momenti decisivi e nell’affrontare quanto umanamente è arduo e insopportabile.

Voci di giovani di oggi sanno cogliere questo coraggio e tradurlo nel presente: “Non dimentichiamo mai di guardare al mondo: la situazione in Siria. La questione palestinese. Il neo-protezionismo americano. L’antifascismo nel 2018 bisogna vederlo come un’analisi critica delle ideologie autoritarie e discriminanti.  L’antifascismo è un insieme di valori, idee, domande che riguardano i rapporti tra le persone, tra cittadini e potere, tra forze politiche. Le nuove generazioni di antifascisti, che posano lo sguardo verso il futuro con ansia e incertezza, devono prendere quello che c’è di buono nelle esperienze passate e usarlo per affrontare le sfide del presente. Le risposte a queste sfide non sono la chiusura, la nostalgia, il nazionalismo; ma l’inclusione, la non discriminazione, la capacità di pensare al domani con una visione di crescita condivisa, con una visione europea di pace e cooperazione fra popoli”. (Raffaele La Regina 24 anni – Potenza, Liberi di, lettera alla mia generazione, dalla rubrica Invece Concita, La Repubblica 26 aprile 2018).

C’è necessità in questo tempo, di coraggio, da vivere e da trasmettere ad altri.

Alessandro Cortesi op

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: