la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

VI domenica di Pasqua – anno B – 2018

Versione 2At 10,1-48; 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17

“Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo”

Non di conversione di Cornelio si tratta. Piuttosto di conversione di Pietro. Ed è provocazione anche per noi ad un cambiamento di orizzonte per il nostro credere.

Un racconto affascinante è situato nel libro degli Atti, là dove l’attenzione si focalizza sul cammino di Pietro: narra di un cambiamento e di un’apertura e respira di quell’aria nuova che entra da finestre spalancate. Dove soffia lo Spirito.

Tutto inizia con due visioni in due luoghi diversi. A Cesarea, Cornelio, ufficiale dell’esercito romano, uomo religioso è spinto ad inviare suoi uomini per invitare a casa sua un certo Simone. Anche Simone (Pietro) a Giaffa ha una visione: una grande tovaglia ripiena di ogni genere di cibi gli è presentata innanzi con tanti cibi: “Non devi considerare impuro quello che Dio ha dichiarato puro”. Mentre cercava di capire il significato di quel sogno – segno di una chiamata di Dio ad uscire dai suoi schemi religiosi – giungoro gli inviati da parte di Cornelio. Pietro accoglie, pur con qualche resistenza, l’invito e li fa entrare e li ospita. E’ lo Spirito che ha spinto Cornelio ed è lo Spirito che invia Pietro: ‘alzati e và con loro senza paura, perché li ho mandati io da te’. E’ lo Spirito che apre ad ospitare l’altro nella propria casa.

Così Pietro si reca a Cesarea ed entra nella casa di un pagano. Qui la sua vita si apre ad una scoperta nuova. Cornelio lo accoglie andandogli incontro. Pietro si lascia prendere dalla novità di Dio: in quell’esperienza d’incontro lo ha infatti accompagnato ad un nuovo modo di concepire la vita: non si deve evitare nessun uomo come impuro. In ogni volto che vive la ricerca e l’incontro c’è un messaggio di Dio stesso.

Pietro parla così di Gesù e lo Spirito scende. L’intera vicenda è guidata dallo Spirito. Negli incontri ordinari è all’opera lo Spirito santo, per vie non programmabili e non racchiudibili entro schemi prefissati. Discepolo è chi si mette in ascolto di ciò che lo Spirito suggerisce. Dio non fa preferenze, non genera esclusioni, il suo progetto non è quello di appartenenze religiose che tengono fuori.

L’episodio è così il racconto di due cambiamenti. C’è quello di Cornelio che scopre Gesù scorgendo nel suo cammino umano il dono di Dio, già presente nella sua ricerca e nella sua vita. E c’è quello di Pietro. La sua conversione è esempio di una chiamata continua per la chiesa stessa. Nell’andare incontro, nel dialogare, nel superare la distanza e la diffidenza, si può scoprire l’agire dello Spirito che sempre precede, spinge ad uscire, fa scoprire l’ospitalità da offrire e ricevere. L’annuncio del vangelo non può essere racchiuso entro confini di privilegi né in una religione fatta di prescrizioni e di decreti. Tra queste conversioni si situa il nostro cammino anche oggi.

‘Vi ho chiamati amici’. E’ l’ultima parola che Gesù lascia ai suoi. Quasi una definizione di cosa vorrebbe per la sua comunità: una comunità dove l’amicizia sia possibile, dono e quotidianità. L’amicizia è andare oltre i confini, uscire dai territori stabiliti, di appartenenze a gruppi, a popoli, a culture determinate, a religioni che si fanno sistemi che rinchiudono. Amicizia è parola che evoca percorsi aperti, un guardare gli altri non dal piedistallo di una pretesa superiorità, ma lo scendere da cavallo, da prestigio e potere per guardare negli occhi e riconoscersi specchiati nello sguardo dell’altro, inermi e partecipi del medesimo destino, con ele medesime domande nel cuore. Amicizia è non progettare una società di padroni e servi, ma relazioni in cui vi è riconoscimento e comprensione. Amico è parola che accoglie e costruisce intimità, conoscenza di chi comprende fragilità e fatiche. Gesù chiama i suoi con la parola impegnativa ‘amici’ e chiede loro di uscire dalla mentalità dei servi, per camminare nella libertà di chi si sa accolto.

Alessandro Cortesi op

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Amicizia

Una poesia di don Angelo Casati, a cocnlusione di una intensa meditazione sull’amicizia, è invito a scorgere i volti degli amici come terra sacra. Quei volti recano in se stessi anche un motivo per sperare, per procedere nel cammino. Amicizia è nostalgia presente nei cuori, ed è esperienza umana che fa intravedere luce. E’ come fessura attraverso cui passa ciò che pur rimane nascosto, dentro e sempre oltre. L’esperienza degli amici è racconto nella condivisione e nel tempo, dell’incontro con il maestro che chiamava i suoi ‘amici’. I volti degli amici non sono i volti noti e famosi, nemmeno possono essere quelli innumerevoli accumulati nelle reti ‘social’ dove ‘amicizia’ diventa parola svuotata e banale. Sono invece i volti familiari, quelli concreti, che attraversano il tempo della vita, che popolano le giornate ordinarie di chi fatica, ama, lavora e soffre, di chi si lascia abitare dai sentimenti dei semplici.

I volti degli amici
sono come Terra Promessa:
pochi metri
di zolla nera e feconda
che conosco palmo a palmo,
come il ramificarsi
delle vene su una mano.

I volti dei miei amici
sono come lo specchio del tempo.
Li interrogo in silenzio la sera:
negli occhi s’è fissata
e ancora vive, tutta,
l’avventura di un giorno:
ancora inseguono
scomode immagini,
come mozziconi
che nessuno osa spegnere
in ceneri di indifferenza.
Dilaga nella piega
degli occhi
la lotta dei disperati,
l’amore dei folli,
questo nostro sperare
contro ogni speranza.

Sui volti dei miei amici
ripercorro ogni giorno
il sentiero inquieto
delle nostre domande
senza risposta.

Unica certezza
-tra sabbie e deserti
di scelte provvisorie-
il Cristo Presenza e Assenza,
vicino come la carne
di uno sposo,
e atteso nella notte
con fiaccole
che faticano al vento
quasi fossero
sul punto di morire.

E noi, amici?
Noi chiamati
a rischiare la notte,
a decidere al buio
-quando fioca è la luce-
per un cammino o per l’altro.
Perché non parli, o Signore?

Nostra nuova condizione
è non sapere e sperare
contro ogni speranza.
Volti dei miei amici
volti senza presunzione,
immagine
della speranza dei folli.
Volti dei miei amici,
la terra del domani. 

(Angelo Casati)

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